Bianchi a caccia di risorse e personale, ma poi annuncia che i 50mila dell’organico Covid a settembre non saranno confermati. Anief: è una contraddizione

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A settembre i 50mila docenti e Ata assunti per due anni nell’organico Covid non saranno più chiamati. Però la scuola ha bisogno di personale.

Secondo l’Anief sono affermazioni in antitesi quelle rilasciate oggi dal ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ascoltato in Commissione parlamentare per l’infanzia: il ministro ha infatti detto che “a settembre non ci sarà più il personale Covid con il quale abbiamo finora affrontato l’emergenza Ucraina”, ma comunque servirà “personale straordinario con competenze mirate”. Bianchi ha rimarcato che “c’è un problema di personale. Nella nuova legge di bilancio bisogna mettere più risorse per la scuola, lo dico in maniera chiara. Non possiamo fare solo leva sulla passione dei docenti”.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è d’accordo con la richiesta di maggiori risorse da dare alla scuola e all’istruzione in generale. Ma non comprende per quale motivo non si voglia fare tesoro dell’esperienza svolta proprio dal personale Covid per confermarne i contratti: “Si vogliono mettere alla porta dei lavoratori che hanno operato nelle scuole in piena pandemia e in condizioni oggettivamente difficili, per prenderne altre senza esperienza. Che senso ha? La verità è che i 50mila docenti e Ata Covid vanno collocati nell’organico di diritto e che ne servirebbero cinque volte tanto: perché il dimensionamento degli ultimi 10-15 anni, a partire dal DPR 81/2009, ha cancellato 200mila cattedre e 50mila posti tra amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici, più altre figure professionali”.

“Se vogliamo tornare a una scuola dove si fa didattica di livello e in sicurezza – continua Pacifico – quei posti vanno recuperati. E non può essere di certo percorribile la strada intrapresa con il Def, che vorrebbe spazzare via un altro mezzo punto di investimento rispetto al Pil arrivando nel corso del tempo al 3,4% di spesa pubblica per il comparto Istruzione. Ieri il Parlamento ha approvato una risoluzione che va nella direzione opposta, rivendicando risorse aggiuntive per la Scuola: il Governo ne prenda atto, non c’è alcuna componente politica, sociale e sindacale che può accettare un piano di ridimensionamento delle nostre scuole: la riduzione delle nascite è un’opportunità enorme per dare una svolta al settore. A sostenerlo, in questi giorni, sono stati anche i parlamentari delle Commissioni Istruzione e Cultura di Camera e Senato. Invece, secondo il Governo è l’occasione per tagliare ancora. Se l’Esecutivo – conclude il sindacalista autonomo – pensa di fare pagare alla scuola le spese per affrontare il Covid, l’inflazione in crescita e il caro bollette e carburanti, sbaglia di grosso”.

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