Biancato: “La didattica mista è in assoluto la peggiore e meno efficace forma di didattica. La situazione sarà ingestibile” [INTERVISTA]

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È stata definita come la rivolta dei dirigenti scolastici. Sono oltre duemila quelli che hanno sottoscritto un appello urgente, nato inizialmente da una decina di presidi, e poi appoggiato da colleghi e migliaia di insegnanti in tutta Italia e indirizzato a Draghi e Bianchi. Obiettivo: fermare la didattica in presenza, e sostituirla con la Dad fino al 31 gennaio: è troppo pericoloso – si spiega – riprendere l’attività scolastica in presenza in una fase pandemica parossistica e pericolosa come quella attuale. Il governo neppure ha preso in considerazione l’appello: “Le nuove misure – taglia corto il ministro Bianchi – sono mirate a un ritorno nelle aule in presenza e in sicurezza. Nessun ripensamento”.

La richiesta dei presidi ha comunque incontrato pareri contrari. Ad esempio quello del collega dirigente Domenico Squillace del liceo Volta di Milano che come abbiamo già riferito ha spiegato al quotidiano Il Giorno: “Vedere i dirigenti scolastici chiedere di fermare le scuole mi rattrista e, francamente, mi fa vergognare. Un anno fa di questi tempi protestavo, insieme a tanti, contro i governatori che a ogni accenno di impennata dell’indice Rt venivano colti da riflesso pavloviano e, per far vedere che facevano qualcosa, chiudevano le scuole spedendoci tutti in Dad. Personalmente ritengo la scuola un servizio fondamentale, essere noi a chiedere di tornare in didattica a distanza significa aver introiettato l’idea della marginalità e della facile sostituibilità del nostro ruolo”.

Dal canto suo il segretario all’Istruzione, Rossano Sasso spiega che è “giusto ascoltare i lavoratori tutti, giusto però anche ascoltare le famiglie degli studenti che non ne possono più della didattica a distanza. In particolare le mamme ed i papà degli studenti disabili, oltre 300.000 in Italia, che a causa della Dad hanno perso tutte le conquiste, tutti i progressi ottenuti grazie al lavoro svolto dai propri insegnanti di sostegno. Di loro non parla nessuno, ma al Ministero sappiamo bene come difendere il loro diritto allo studio e all’inclusione, lo abbiamo dimostrato con la circolare del 12 marzo 2021 che difenderemo come conquista di civiltà e tutela dei diritti dei più deboli. Il Governo deve aiutare le regioni e agire immediatamente con un maggiore tracciamento, con le mascherine ffp2 e con gli impianti di aerazione, per garantire ai lavoratori della scuola maggiori condizioni di sicurezza. Le risorse ci sono, serve condivisione e volontà politica”.

Torniamo sull’argomento per approfondire le motivazioni che hanno portato i dirigenti a redigere l’appello, chiedendo a una delle promotrici, Laura Biancato, dirigente dell’Istituto Einaudi di Bassano del Grappa in provincia di Vicenza, di esporre anche a noi quelle motivazioni e “il senso – come dice lei – di un appello nato spontaneamente da una quindicina di dirigenti scolastici affiatati, che lavorano insieme da anni, che ha raccolto in nemmeno 24 ore le firme di 2300 colleghi, un terzo della categoria, indipendentemente dalle diverse appartenenze sindacali. Evento mai accaduto prima, che dimostra un pensiero comune ed una preoccupazione professionale senza precedenti”.

Dirigente Laura Biancato, oggi, dunque, si parte, in presenza, come è già successo ieri in molte parti d’Italia

“La scuola idilliaca in presenza, in piena emergenza sanitaria, è solo nelle illusioni di chi a scuola non ci sta ogni mattina. La didattica digitale integrata, demonizzata più della pandemia, è invece una stortura tutta nazionale… ma non è così”

L’appello è stato peraltro apprezzato dai docenti. Che cosa si chiede?

“Sì, è stato rilanciato dai docenti, il medesimo documento ha raccolto ad oggi, su quel versante, quasi trentamila ulteriori adesioni. Questo appello propone lo slittamento di due settimane dell’inizio delle lezioni dopo le vacanze di Natale”.

La vostra iniziativa non è piaciuta a tutti

“E’ stato demagogicamente trattato come un inno alla didattica a distanza, ma è chiaro fin dalle prime righe del testo, se si ha la compiacenza di leggerlo, che non è così. Non siamo quelli della DAD. Abbiamo conoscenza e coscienza di quella che sarà la situazione di rischio da lunedì 10 gennaio, e pensiamo che la priorità assoluta, per la scuola e per il paese, sia la tutela della salute”.

Quali sono i punti essenziali che vuole rimarcare?

“Abbiamo cercato la sintesi estrema, e i punti toccati sono due: Intanto le assenze inevitabili per il Covid del personale – non prevedibili e in aumento – che non ci garantiscono la possibilità di provvedere non solo alla formazione, ma anche solo alla vigilanza degli studenti. Inoltre, la favoletta della scuola sicura, ché la scuola sicura non può essere, in piena pandemia e con centinaia, se non migliaia, di studenti stipati in unici edifici, non sempre perfetti in termini di spazi”.

Non si riesce ad agire sul distanziamento efficace?

“Il distanziamento è solo sulla carta, qualunque soluzione si sia attivata. Il contagio sta estendendosi alle fasce più giovani della popolazione, sostanzialmente via aerosol, e la scuola non è il luogo più sicuro. Ora, ai due punti che ho elencatosi possono aggiungere svariati elementi di approfondimento, che purtroppo toccano tecnicismi organizzativi e amministrativi che gravano sui dirigenti scolastici e su tutto il personale della scuola tutto l’anno, tutti gli anni, figuriamoci in pandemia. E che non è facile spiegare, nemmeno per chi è dentro la scuola”.

Ad esempio?

“Intanto, c’è che sostituire il personale, nella scuola, è impresa titanica, grazie a procedure amministrative imposte, che nel tempo sono diventate sempre più farraginose e lente, e che tutelano i supplenti piuttosto che i diritti degli studenti. Va detto senza mezzi termini che se abbiamo un docente o un ATA a casa ci vogliono giorni, quando va bene, per arrivare a sostituirlo. E chissà se la gente lo sa, che non potremmo nominare un sostituto nei primi quindici giorni di assenza. Si fermano i voli, i treni, si paralizza la sanità per le assenze da Covid del personale, ma pare che nella scuola questo sia un problema ininfluente”.

Inoltre?

“Inoltre c’è che il problema degli edifici, del riciclo d’aria, delle aule piccole, delle classi numerosissime per vincoli normativi assurdi non si può risolvere in pochi giorni, posto che ve ne sia finalmente la volontà legislativa. E la pandemia è qui ed ora, invece. C’è che i protocolli che stanno uscendo in questi giorni portano procedure senza tener conto della loro – impossibile – applicazione: chi sarà in grado di gestire in maniera efficiente il percorso di testing T0-T5 per i più piccoli? Quali procedure dovremo adottare nelle scuole superiori per sapere chi è vaccinato e chi no, visto che la normativa sulla privacy non consente di trattenere dati di questo tipo? Chi dovrà farsi carico di fornire le mascherine FFP2 agli studenti delle scuole secondarie, visto che ancora non sono state fornite? C’è infine il tema del tracciamento da parte delle ASL, che erano al collasso già prima delle vacanze e non ci garantivano già allora interventi tempestivi, figuriamoci adesso. Si potrebbe continuare, ma andiamo invece a toccare il famigerato attacco indiscriminato alla didattica a distanza”.

Spieghi

“Da lunedì avremo la maggior parte delle classi costrette a quella che è chiamata impropriamente didattica mista, cioè una larga parte di studenti in classe e, nella stessa classe, gli studenti contagiati che seguiranno da casa. Partiamo dal principio che questa è in assoluto la peggiore e meno efficace forma di didattica. Immaginate una classe della scuola primaria, con la maestra costretta a zompettare dal pc collegato ai bambini a casa, agli altri pargoletti che girano per la classe, anzi no devono stare seduti e distanziati… Ci siamo passati già, in questi due anni, sappiamo quale aggravio e quale tensione professionale provochi questo sistema di fare scuola, per produrre poi scarsi risultati. Meglio questo, dunque, di una didattica a distanza ben organizzata? Questo appello non è in favore della didattica a distanza, ma in favore della tutela della salute, prima di tutto, e di una didattica ben organizzata, possibilmente non interrotta”.

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