BES e DSA, invenzione Miur per assicurare promozione. Lettera

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Un tempo non esistevano, ma ora i BES (Bisogni Educativi Speciali) e i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) sono diventati due acronimi importanti nel mondo dell’istruzione, una sorta di passpartour per assicurarsi la promozione, o meglio un “paracadute” per essere ammessi alla classe successiva, o meglio ancora un marchio per la promozione assicurata.

Oggi basta che un alunno con serie difficoltà di lettura, scrittura e comprensione ottiene il BES oppure ha un disturbo specifico dell’Apprendimento che il sei in pagella scatta automaticamente…e viene promosso.

Un tempo esistevano solo i disabili che erano guidati dall’insegnante di sostegno come lo sono anche oggi ma BES e DSA no. Il MIUR che da sempre ha detto che la scuola deve essere inclusiva come poteva comportarsi di fronte ad un alunno con serie difficoltà di scrittura, lettura e comprensione? Si è inventato i BES e i DSA e il gioco è fatto. Infatti, quando a scuola un alunno rischia seriamente la bocciatura, invece di fargli ripetere l’anno (come avveniva un tempo) si preferisce concedergli un BES o un DSA e così può passare alla classe successiva.

Un tempo quasi tutti gli alunni sapevano leggere, scrivere e far di conto, oggi c’è bisogno del BES (stabilito dal Consiglio di Classe) e del DSA (certificato dalla, ASL) molti sono dislessici e disgrafici.

Un tempo tutte queste patologie non esistevano. Si studiava e basta! Chi non raggiungeva gli obiettivi stabiliti nella programmazione ripeteva l’anno. Ora non sia mai. I genitori non appena paventano che per il loro figlio c’è il forte rischio di una bocciatura certa, subito si precipitano ad imbrattare le carte per correre ai ripari con un BES o un DSA e la promozione è certa. Ovviamente in Italia una volta fatta la legge si trova l’inganno.

Negli ultimi anni i casi di BES e DSA nella scuola media sono aumentati in modo esponenziale e, quindi, i genitori possono dormire sonni tranquilli perché il loro figlio non corre alcun rischio per la ripetenza. Troppo buonismo uccide la scuola, massacra l’istruzione e genera analfabetismo. Non si può promuovere tutti altrimenti ci si chiede: a cosa serve la scuola a niente? Diventa così un luogo di parcheggio dove tutti possono andare senza che vi sia una distinzione tra alunni bravi e non bravi perché si genera un livellamento verso il basso.

I docenti non devono meravigliarsi poi che anche i ragazzi bravi, studiosi e volenterosi si appiattiscono. Loro pensano: io che studio a fare, tanto anche chi non fa niente viene promosso lo stesso. E questo è un male endemico della scuola italiana, un malato cronico che deve essere seriamente curato. Ma ora ci sono i “paracadute” per cui basta far finta di studiare e si viene promossi.

Mario Bocola

I contenuti di questa lettera non rispecchiano il punto di vista della redazione, ma dell’autore della stessa.

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Risposta di Mario Bocola

In merito alla mia lettera sulla questione dei BES ho assistito a una vera e propria gogna mediatica e ad una strumentalizzazione del mio pensiero e delle mie parole.

Non sono affatto contrario ai BES (Bisogni Educativi Speciali) e ai DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) che, peraltro conosco la differenza. Mentre i BES vengono individuati all’interno del Consiglio di Classe, i DSA vengono, invece, individuati attraverso il rilascio di una specifica certificazione ASL che diagnostica il disturbo e ne individua gli interventi didattici ed educativi.

Sono a conoscenza della Legge 170/2010 sui BES e DSA e ho molto rispetto per quei ragazzi che hanno questa tipologia di disturbi e non era mia intenzione offendere nessuno.

Con la mia lettera, tengo a puntualizzare, che intendevo mettere in risalto non la bontà della legge, ma l’abuso che, solito more, in Italia se ne fa. Spesso in molte realtà scolastiche sono presenti un numero elevato di BES e DSA rispetto al numero complessivo degli alunni e l’individuazione avviene in coincidenza con i momenti forti dell’anno scolastico, ossia verso il mese di marzo-aprile a pochi mesi dalla fine dell’anno scolastico o in prossimità degli esami finali.

Ho assistito ad una vera e propria violenza contro il mio pensiero da parte di coloro che hanno letto la lettera e delle Associazioni di categoria. Torno a ribadire che c’è stata una strumentalizzazione e l’espressione “fatta la legge, trovato l’inganno” si riferiva all’abuso che sovente in Italia si fa quando viene emanata una legge! D’altronde l’abuso è stato confermato da centinaia di risposte e commenti alla mia missiva. Credo ora di essere stato chiaro ed esplicito, perché la chiarezza è il metro che caratterizza il mio essere.

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