Bernini: “Fare giurisprudenza o fisica non è la stessa cosa. Il nostro talento, se siamo in grado di circoscrivendo, ci porta a fare una scelta decisa. L’orientamento è necessario”

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L’arte e la scienza sono “i nostri pilastri” ed “io sono pronta al dialogo con Parlamento”. A sottolinearlo è il ministro dell’Università e Ricerca, Anna Maria Bernini, aprendo la sua audizione oggi, presso le Commissioni riunite Cultura di Camera e Senato, sulle linee programmatiche del suo dicastero in cui ha sottolineato anche il ruolo degli Afam.

“È un privilegio per me tornare in queste aule da Ministro della Repubblica, e trovo importante e doveroso stabilire subito con il Parlamento un rapporto di collaborazione che auspico sia costante sulle priorità dell’università, della formazione superiore e della ricerca” e “da parte mia, sono pronta non solo a farmi ascoltare da voi, ma anche ad ascoltarvi attentamente, sui temi di competenza del Ministero che ho l’onore di guidare” ha detto Bernini.

“Arte e scienza: sono questi i due pilastri che fondano la nostra identità, che da sempre connotano l’Italia. Michelangelo e Leonardo, Deledda e Fermi, Muti e Giorgio Parisi: giganti del passato e del presente, la cui eredità, il talento, il genio dobbiamo non solo raccogliere e onorare, ma trasmettere alle nuove generazioni costruendo percorsi, strutture, sistemi in grado di moltiplicare le opportunità di crescita per il nostro Paese” ha proseguito il ministro sottolineando che “la nostra missione non basta riconoscere o celebrare le capacità italiane, presenti o passate, bisogna che le nostre eccellenze possano contare sul sistema Paese e siano sostenute dalle istituzioni, in Italia e all’estero. Questa è la mia e la nostra missione: il futuro”.

Poi aggiunge: “Fare giurisprudenza o fisica non è la stessa cosa. Il nostro talento, se siamo in grado di circoscrivendo, ci porta a fare una scelta decisa. L’orientamento è necessario”.

E ancora: “Il calo degli iscritti nelle nostre università è un dato icastico di questa crisi, dentro la quale si riproduce il dualismo storico che ha segnato lo sviluppo diseguale del nostro paese: Nord e Sud. Il tasso di abbandono degli studi è più alto di diversi punti nel Mezzogiorno. Non è una novità dovuta anche alle caratteristiche del mercato del lavoro, ma è innegabile come, ad antichi ritardi, si siano aggiunte nuove criticità”. 

“Semplice, se studiare costa, la crisi rende questo costo un lusso per i meno agiati. Per noi – ha chiarito Bernini – questa tagliola sul futuro, che trasforma un diritto in un privilegio è inaccettabile. E non solo eticamente. Lo è politicamente ed economicamente perché rende il Paese meno in grado di competere in Europa e nel mondo, più insicuro nelle prospettive e ripiegato su sé stesso. E, consentitemi, più fragile democraticamente, perché investire sulle persone, sulla formazione, ricerca, arte, sulle intelligenze individuali e collettive, significa investire sulla democrazia”.

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