Benzodiazepine e gocce di fiori di Bach per affrontare compiti in classe e interrogazioni, le difficoltà degli studenti dopo il lockdown e la pandemia

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Gli studenti sono alle prese con disturbi d’ansia post lockdown. Per questo motivo, sono tantissimi che assumono sostanze per combattere i problemi derivanti da interrogazioni e compiti in classe.

In base a quanto riferisce La Repubblica, benzodiazepine e gocce di fiori di Bach sarebbero i rimedi più frequenti che i ragazzi adottano per avere maggiore serenità durante la giornata in classe.

Ho provato varie terapie farmacologiche, tutte differenti tra loro. Ma poche, purtroppo, hanno portato a miglioramenti effettivi“, racconta Marco, un ragazzo di 15 anni fra gli intervistati dal quotidiano La Repubblica. Il ragazzo è stato costretto a iniziare con le benzodiazepine, sostanze per le quali ha “sviluppato una forte dipendenza fisica e mentale” e che “per la maggior parte del tempo” lo fanno sentire “solo “drogato”.

Ho iniziato a prendere le gocce di fiori di Bach un anno e mezzo fa per l’ansia a scuola. Le prendo quattro volte al giorno. È un rimedio omeopatico ma comunque riesce a rilassarmi, ormai sono convinta che dal momento in cui le prendo mi tranquillizzo“, racconta una ragazza di un altro liceo.

A raccogliere le segnalazioni è la Rete degli studenti medi, il sindacato giovanile che ha realizzato un’indagine sulla salute mentale degli adolescenti, Chiedimi come sto. “Il 60% degli intervistati ha dichiarato di avere un disagio mentale – spiegano dalla Rete -. Il 66% è demotivato e il 55% dice di non provare quasi mai allegria e serenità. La salute degli studenti e delle studentesse è in pericolo e il rischio che qualcuno possa assumere queste sostanze anche senza il parere di uno specialista è concreto, perché nulla o quasi è stato fatto per aiutare questi ragazzi“.

Abbiamo già riportato il punto di vista della psicologa che in effetti ha messo in guardia su i vari disturbi di salute che gli studenti hanno iniziato a manifestare durante la pandemia covid: “A scuola seguo da vicino gli alunni della materna, delle elementari e delle medie. Ma seguo anche quelli più grandi, fuori da scuola, e posso dire che vivono stati di ansia generalizzata, si tratta di forme di ansia che prima restavano sotto traccia. Ora invece esplodono. L’ansia è cresciuta in maniera esponenziale ed è legata alla paura della perdita, della morte dei genitori ad esempio. Il distanziamento ha amplificato tutto questo. Senza contare le manifestazioni più insolite“, racconta a Il Messaggero la psicologa Mirella Rossi.

Sono favorevole alla presenza dello psicologo a scuola però va inserito in un quadro più grande di collaborazione interdisciplinare fra docenti, psicologi e pediatri“, dice il pediatra Italo Farnetani che reputa positivamente il fatto che degli emendamenti bipartisan al Dl Milleproroghe, presentati al Senato, si occupino di assistenza e benessere psicologico e prevedano fra le altre cose di rendere strutturale la figura dello psicologico scolastico. “Ho sempre pensato fosse importante la medicina scolastica – spiega all’Adnkronos Salute il professore ordinario di pediatria dell’Università Ludes-United Campus of Malta – e criticai quando fu abolita di fatto nel 1979 con l’introduzione del sistema sanitario nazionale“.

Allora mi sono battuto perché la scuola e il mondo della medicina, nel caso specifico della pediatria, si parlassero. Cosa che invece non è avvenuta e non avviene“, evidenzia l’esperto. Quindi, commenta, “ben venga lo psicologo” fra i banchi. “Innanzitutto – argomenta – ci sono due grandi vantaggi: il primo è che la scuola è un osservatorio privilegiato sia per i pediatri sia per gli psicologi, e pure l’insegnante necessita di un punto di riferimento con cui affrontare le eventuali osservazioni che fa lui stesso in classe tra gli alunni“.

Per Farnetani poter ‘osservare’ i ragazzi è importante se si considera che “in epoca pre-Covid circa il 10% dei bambini e adolescenti italiani non veniva mai visto da un pediatra o da un altro operatore sanitario. Pertanto il modo per visitare o incontrare un minore è proprio entrare nel mondo della scuola, che è frequentato da tutti i bambini e ragazzi. E lo psicologo in questo ambito interdisciplinare si inserirebbe bene“.

Il suo ruolo potrebbe essere più ampio di quanto si immagina, osserva il pediatra: “Oltre al rapporto con i singoli alunni, c’è anche la necessità di armonizzare i ritmi psicobiologici degli studenti con quelli scolastici. E indubbiamente la presenza dello psicologo è un aiuto all’insegnante, non solo nella gestione dei singoli ragazzi ma anche nell’armonizzare l’insegnamento e le materie con le capacità di apprendimento degli alunni. Sono diversi gli elementi che incidono. Basti pensare che esistono delle ore in cui si concentra un maggiore apprendimento (dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17)“.

Ma per Farnetani è altrettanto “importante anche la presenza del pediatra, perché è noto che nella scuola primaria e secondaria di primo grado la difficoltà di apprendimento e il basso rendimento scolastico possono essere dovuti anche a problematiche di salute come deficit visivi o uditivi, mentre nella scuola secondaria di secondo grado il focus è il disagio psicologico. Anche in questo caso, però, ritengo sia necessaria la collaborazione del pediatra. Per una valutazione legata in primo luogo allo sviluppo adolescenziale“.

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