Benedizioni pasquali a scuola, scoppia il caso Bologna. Argomenti a favore e contro. Il testo del ricorso

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A Bologna scoppia il caso delle benedizioni a scuola. Un'associazione di genitori e insegnanti ha presentato unr icorso al Tar per chiedere di sospendere una delibera di un Collegio docenti.

A Bologna scoppia il caso delle benedizioni a scuola. Un'associazione di genitori e insegnanti ha presentato unr icorso al Tar per chiedere di sospendere una delibera di un Collegio docenti.

La delibera permette la celebrazione della benedizione pasquale in uno dei locali della scuola, a termine delle lezioni. Un gruppo di genitori e insegnanti, però, afferma che le liturgie non si possono celebrare neanche quali attività extracurriculari, da qui il ricorso.

I ricorrenti affermano che gli atti di culto non possono essere assimilati ad attività didattica o culturale, questo secondo gli artt. 7 e 10 T.U. Scuola D.lgs. n. 297/94 e la sentenza del Tar Emilia Romagna n. 250/93:  “gli atti di culto e le celebrazioni si compiono unicamente nei luoghi a essi naturalmente destinati, che sono le chiese e i templi e non nelle sedi scolastiche".

Anche se l'attività è revista al di fuori dell’orario scolastico la partecipazione o meno a un atto di culto dentro i locali della scuola discrimina i componenti della comunità scolastica in merito alla partecipazione ad un’attività da questa deliberata in base alle proprie idee religiose: sentenza 21 agosto 2008 della Corte europea dei diritti dell’uomo (nel ricorso Alexandridis contro Grecia): “La libertà di manifestare le proprie convinzioni religiose comporta anche un aspetto negativo, cioè il diritto dell’individuo sia di non essere costretto a manifestare la propria confessione o i propri convincimenti religiosi sia di non essere costretto ad agire in modo che si possa desumere che egli ha – o non ha – tali convincimenti.” 

C'è, inoltre, il principio di laicità e aconfessionalità dello Stato (e della scuola pubblica) e quello della libertà di religione. Art. 7 Cost. “Lo stato e la chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”

Sulla faccenda è intervenuto anche il PRC che ha commentato l'accaduto c ome un "pericoloso precedente nella storia della città di Bologna e, più in generale, nella storia dell’istruzione pubblica e laica di questo Paese”.

Sulla questione abbiamo pubblicato, tempo fa, un intervento dello SNADIR (sindacato dei docenti di religione) che analizzando la normativa e le sentenza ritiene che sia possibile la celebrazione degli atti di culto, ma fuori dalla scuola, e come sia possibile per gli organi collegiali deliberarli e come la scuola possa organizzarli. Ecco le argomentazioni

Una visione che si scontra con quella dei ricorrenti.

Il testo del ricorso

Favorevoli o contrari?

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