Benedizione a scuola, Dirigente scolastico: ecco perché non l’ho permessa

di redazione
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Nei giorni scorsi, abbiamo riferito sulla reazione del senatore dell’UDC, Antonio De Poli, relativamente all’operato di un dirigente scolastico del padovano, il quale ha chiesto ad un parroco di non benedire i ragazzi presenti ad una fiera per tutelare quanti erano di diversa religione.

Benedizione a scuola, giusto tutelare bambini di diversa fede?

Il dirigente scolastico coinvolto ha voluto chiarire l’accaduto, riferendo quanto di seguito riportato.

Sì ad un saluto, no alla benedizione

Il dirigente spiega innanzitutto perché ha concesso il saluto e non la benedizione, ricordando una sentenza del TAR dell’Emilia Romagna del  febbraio 2016: “il principio costituzionale della laicità o non-confessionalità dello Stato, secondo una costante lettura della Corte costituzionale, non significa indifferenza di fronte all’esperienza religiosa ma comporta piuttosto equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose. Ciò fa sì che anche la tutela della libertà religiosa non si risolve nell’esclusione totale dalle istituzioni scolastiche di tutto ciò che riguarda il credo confessionale della popolazione, purché l’attività formativa degli studenti si giovi della conoscenza di simili fenomeni se e in quanto fatti culturali portatori di valori non in contrasto con i principi fondanti del nostro ordinamento e non incoerenti con le comuni regole del vivere civile, non potendo invece la scuola essere coinvolta nella celebrazione di riti religiosi che sono essi sì attinenti unicamente alla sfera individuale di ciascuno – secondo scelte private di natura incomprimibile – e si rivelano quindi estranei a un ambito pubblico che deve di per sé evitare discriminazioni”.

Scelta IRC

Il dirigente ricorda anche quanto previsto dall’art. 9.2 dell’accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, firmato il 18 febbraio 1984, laddove si dice: “All’atto dell’iscrizione i genitori effettueranno la scelta (se avvalersi o meno dell’I.R.C.) senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione”.

Situazione scuola interessata

Nella Scuola Primaria una quarantina di alunni non sono di confessione cristiana (in una classe raggiungono la metà), una trentina nella Scuola Secondaria. Gli insegnanti non se la sono sentita, come lo scorso a.s., di lasciarli fuori dal tendone, proprio per “evitare discriminazioni”. Appena entrato, mi hanno informato della loro scelta. Ho ritenuto opportuno andare dal parroco e chiedegli, “per piacere”, di fare un saluto che includesse la storia religiosa del luogo, ma che non comprendesse la “preghiera”. Lui si è risentito, forse
anche offeso, e se n’è andato senza permettere alcun dialogo.

Alla fine della messa, che ha celebrato subito dopo, sono andato assieme
al Vicesindaco, a chiedere spiegazioni e a porgere le mie  scuse. Ci siamo salutati in amicizia, senza alcun rancore.

Personalmente, mi spiace davvero che si monti una polemica sul nulla.

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