Ben venga tutto ciò che il Governo fa per gli assunti nel 2015. Lettera

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Che la Buona Scuola potesse destare critiche e dare luogo a querelle tra categorie di docenti non vi era alcun dubbio. Mi sorprende che il fatto sorprenda.

Era logico fin da quando il Governo Renzi ha messo mano alla scuola in modo tanto radicale. Premetto che mi piace fare gli opportuni distinguo davanti alle questioni che mi trovo davanti e, pur riconoscendo che le riforme messe in campo ultimamente possiedono inevitabilmente punti di criticità, voglio fermarmi a considerare positivamente il fatto che qualcuno abbia finalmente posto mano alla Scuola.

Sono stata precaria per anni, dal 2000 all’anno scorso, quando ho ottenuto l’incarico a tempo indeterminato con il piano Renzi. Da sempre ho frequentato un mondo scolastico popolato da lamentosi e criticoni che all’unisono gridavano che la scuola era a pezzi, che troppe cose non andavano bene. Avevano ragione! La scuola aveva bisogno di un decisivo intervento. Nulla andava bene. Eravamo tutti d’accordo. Nessuna stabilità ai lavoratori della categoria, nessuna continuità didattica, uno stipendio da fame, una generale inflazione del valore dell’insegnamento, un comparto dove molti avevano trovato un comodo ma apatico ripiego occupazionale, il concetto della meritocrazia messo sotto i piedi sia nella valutazione del lavoro dei docenti che degli allievi: ognuno per parte sua aveva più di una critica da muovere e in nome della quale era pronto ad alzare striscioni sulle pubbliche piazze.

Dunque, ad un certo punto, arriva un momento, che sarà comunque storico, in cui qualcuno decide di toccare la scuola fin dalle fondamenta, e ben venga! Dico io. Ma no. I miei colleghi, mettono il fiocchetto celeste sulle loro giacche e su tutti i profili social e aderiscono al grande sciopero del 5 maggio 2014. Quel giorno mi sono trovata sola in servizio, insieme ai bidelli e al dirigente.

Non è che il Piano che si stava varando mi trovasse del tutto d’accordo, né di tutti i profili potevo avere un’idea chiara e nemmeno ora mi è del tutto chiaro. Ma una sola cosa era certa: la scuola che avevamo alle spalle faceva acqua da tutte le parti.

Una cosa nuova nella scuola non poteva che essere auspicabile, fosse anche un nuovo errore, avremmo almeno avuto un nuovo problema con cui fare i conti, un nuovo problema non sarebbe stato certo peggio del precedente.

Così partecipo al Piano e ottengo il ruolo: da Catania vengo mandata a Cuneo, splendida città del Piemonte, col sole di fronte…come recita un’allegra parodia di Bisio e Cortellesi. Mi tocca lasciare marito, figli e casa. Non sono mancate le difficoltà. Ma sono una persona che non ama crogiolarsi nelle debolezze e mi impongo forza e determinazione, alla fine un po’ di “resilienza”, parola che mi sono dovuta ripetere più volte ultimamente e che mi ha aiutata a trovare nelle recenti difficoltà una speciale opportunità di crescita, mi ha fatto bene. Così è stata per me Cuneo.

Con la domanda di trasferimento interprovinciale ottengo, senza vantare alcuna precedenza, la Sicilia, provincia di Ragusa. Devo viaggiare ancora, ma tiro un sospiro, io e le mia famiglia: almeno non devo fare più il check in!

Ora attendo con speranzosa ansia l’esito delle assegnazioni provvisorie. Lavoro nella suola secondaria di primo grado. Ora mi sorprende e mi indigna la polemica avanzata dai colleghi delle GAE che, quanto alle assegnazioni, gridano al furto di cattedre.

Vorrei ricordare che quando fu il tempo di partecipare al Piano straordinario di assunzioni, il Governo non sembrava voler assicurare molte garanzie a detti colleghi e che qualcuno vociferava addirittura di soppressione delle GAE. Certo, si immaginava che i sindacati avrebbero fatto il diavolo a quattro per attutire il colpo, visto anche l’alto numero dei residuali, ma non vi era alcuna certezza sulla loro sorte.

Vorrei ricordare che chi ha partecipato al Piano straordinario, non lo ha fatto perché aveva tanta voglia di fare un’esperienza lavorativa al Nord, lontano dalla propria terra. Chi ha partecipato lo ha fatto perché ha ritenuto opportuno mettersi in gioco personalmente con una sfida e con un’opportunità concreta di lavoro offerta dal Ministero, certo che, una volta accolta la sfida, il Ministero avrebbe voluto, e dovuto, corrispondere al meglio per tutelare le migliaia di docenti che avevano dato la loro disponibilità.

Ben venga allora ciò che si è fatto, con lo sblocco del vincolo triennale per il trasferimento, ben venga ciò che oggi si sta facendo per rastrellare il più alto numero di cattedre da conferire in assegnazione provvisoria, ben venga la trasformazione delle cattedre di fatto in diritto e ben venga, ancora, la possibilità di ottenere in assegnazione perfino le cattedre di sostegno per docenti senza il titolo.

Ciò che oggi accade fa parte della risposta, dovuta da parte del Ministero, nei confronti di migliaia di docenti, risposta che sarebbe ben grave se non ci fosse.

Prof.ssa Maria Gabriella Cirino

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