Battaglia contro la chiusura e la privatizzazione delle istituzioni scolastiche italiane all’estero

di Lalla
ipsef

associazione culturale Codisie – L’Italia possiede un immenso patrimonio artistico, archeologico e culturale. Il nostro Paese è conosciuto all’estero per questa sua ricchezza storico/culturale. L’Italia esporta moda, cibo, gioielli, lusso e tanto altro. Noi siamo conosciuti per la nostra arte, per le bellezze delle nostre città, per il nostro stile di vita, per il nostro buon gusto, per l’amore per il bello e per la bellezza della nostra lingua, definita la lingua degli angeli.

associazione culturale Codisie – L’Italia possiede un immenso patrimonio artistico, archeologico e culturale. Il nostro Paese è conosciuto all’estero per questa sua ricchezza storico/culturale. L’Italia esporta moda, cibo, gioielli, lusso e tanto altro. Noi siamo conosciuti per la nostra arte, per le bellezze delle nostre città, per il nostro stile di vita, per il nostro buon gusto, per l’amore per il bello e per la bellezza della nostra lingua, definita la lingua degli angeli.

Chi all’estero pensa all’Italia pensa al bello, pensa alla magnificenza della cultura del nostro meraviglioso Paese. Da sempre la cultura è il motore dei rapporti tra un Paese e il suo estero: L’Italia ha necessità di esportare cultura per importare turismo ed esportare quello che produce. L’Italia ha necessità di fare della sua cultura il testimonial e il veicolo privilegiato del suo export. Per il nostro Paese è indispensabile accompagnare i prodotti che esportiamo mettendoli in relazione con la nostra  cultura e con la nostra capacità di creare bellezza.

E qual è il mezzo principe per esportare cultura se non la nostra lingua e le nostre scuole? Noi tutti sappiamo bene che la lingua di un Paese è il veicolo più importante per far conoscere la sua cultura. Noi tutti sappiamo che più saremo capaci di divulgare e di far conoscere la nostra lingua, più saremo capaci di esportare uno stile e un modello culturale, più avvantaggeremo il turismo nel nostro Paese,favoriremo l’esportazione dei nostri prodotti e di attrarremo investimenti. Tutte le potenze occidentali consapevoli di questo, investono risorse considerevoli in questo settore, certi che sono investimenti a rendere e lo fanno in diversi modi. L’Italia lo fa attraverso le sue istituzioni scolastiche e i suoi istituti di cultura all’estero.

Le nostre istituzioni scolastiche all’estero sono state capaci, nel tempo, di mantenere vivo il legame tra il nostro Paese e i figli dei nostri emigrati, di creare un legame forte tra la popolazione straniera che frequenta le nostre scuole e la nostra lingua e la nostra cultura.

I nostri lettori hanno saputo portare la nostra identità culturale e linguistica dentro gli atenei stranieri.

Tutto questo ha rappresentato e rappresenta la base di rapporti privilegiati sia economici che politici con le popolazioni e la classe dirigente dove queste istituzioni scolastiche e culturali insistono.

Recentemente anche il sottosegretario Giro, in una sua relazione sul rapporto tra investimenti in cultura all’estero e ritorno economico per il nostro Paese, affermava che per 1 euro speso in ambito di politica culturale all’estero, ne rientrano 1,38

Naturalmente questo rientro in termini economici è legato alla capacità di avere una politica culturale estera di qualità, diremmo noi, di assoluta qualità. Maneggiare cultura è lavoro delicato e complesso.I docenti bravi non si improvvisano ne si inventano, i docenti preparati e aggiornati si formano insieme agli studenti sui banchi di scuola, giorno dopo giorno.

Solo chi vive la scuola nel suo divenire, cambiando insieme ad essa, giorno dopo giorno, mese dopo mese, può rappresentare bene il dibattito culturale, didattico, pedagogico e organizzativo del nostro sistema scolastico. Per questa ragione è fondamentale che vi sia un raccordo stretto tra le istituzioni scolastiche italiane che operano in Italia e le istituzioni scolastiche italiane che operano all’estero. E’ necessario un rapporto dinamico di continuo interscambio che può essere garantito solo dal personale che la scuola italiana la vive ogni giorno.

Solo un legame forte, in costante e vivo aggiornamento e in continuo divenire tra la scuola italiana in Italia e la scuola italiana all’estero, garantisce la necessaria qualità dell’intervento delle nostre istituzioni scolastiche. Occorre essere ben consapevoli del fatto che senza qualità esse sono destinate al declino.

Solo se riusciamo sempre ad esportare nelle nostre istituzioni scolastiche all’estero il meglio delle nostre pratiche didattiche e pedagogiche, il meglio dei nostri modelli organizzativi, il meglio del nostro personale docente potremo seguitare a perseguire e migliorare l’obiettivo di avere anche all’estero scuole e attività culturali apprezzate e quindi frequentate.

Prendendo le mosse da queste considerazioni e da questi dati di fatto, vogliamo attirare la Vostra attenzione su quello che sta accadendo alle nostre istituzioni scolastiche all’estero. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad alcuni interventi legislativi:

1.l’articolo 2, comma 4-novies del decreto-legge n. 225 del 2010, cambiava radicalmente la durata del mandato all’estero, generando una serie di disparità di trattamento del personale scolastico inserito nelle graduatorie permanenti;
2.la legge 7 agosto 2012 , n. 135 che riduceva il contingente del personale scolastico all’estero da 1400 unita a 624.
3.l’articolo 9 della legge 125/13, che sblocca le nomine per l’estero del personale inserito nelle apposite graduatorie permanenti.

Tralasciamo di commentare il primo intervento e ci dedichiamo prevalentemente al secondo e al terzo.Noi riteniamo che il secondo intervento legislativo testè citato, prenda le mosse dal rapporto sulla riorganizzazione del settore elaborato dalla commissione Boniver, che è l’ultimo documento programmatico prodotto di concerto da Governo, politici e funzionari del Ministero degli AffariEsteri.Ci duole rilevare, in primis, che in quella Commissione, non erano presenti rappresentanti del MIUR,cosa della quale ci rammarichiamo.

Detto questo riteniamo importante rilevare che il percorso auspicato in questo rapporto indica una sorta di via libera allo smantellamento del sistema delle istituzioni scolastiche italiane all’estero, già iniziato con il taglio del contingente previsto dalla S.R, nonché azioni che abbasserebbero di molto laqualità dell’offerta di quello che si salverà dalla scure dei tagli, ed infine “precarizzerà” il lavoro del personale scolastico che verrebbe reclutato per operare nelle scuole all’estero.

Tutto ciò porterà inesorabilmente al declino e alla quasi totale scomparsa della nostra politica culturale all’estero.Porterà alla scomparsa delle nostre scuole, alcune di loro prestigiosissime per storia e per tradizione, porterà alla scomparsa delle iniziative di insegnamento della lingua italiana ai figli dei nostri emigrati e alle iniziative di divulgazione della nostra lingua e della nostra cultura all’estero nei Paesi dove ancora resiste ancora qualcosa.

Il terzo intervento legislativo citato è la legge 125/13, che è il frutto della conversione in legge del D.L. 101/13, che in apparenza pareva mirare a risolvere le emergenze di alcune scuole e di alcuni lettorati, dando la possibilità di nominare in deroga al blocco previsto dalla legge 7 agosto 2012 , n. 135, mentre in realtà celava in sè il cavallo di troia della privatizzazione del sistema e della precarizzazione definitiva del rapporto di lavoro tra istituzioni scolastiche all’estero e docenti che vi operano, con la conseguenza quindi ad un abbassamento della qualità complessiva dell’offerta. Infatti il testo licenziato dal governo conteneva un comma (il comma 2), che prevedeva la riduzione dei docenti inviati dall’Italia e la loro sostituzione progressiva con personale assunto in
loco. Tutto come da copione, cioè tutto come da rapporto della commissione Boniver.

La politica, per fortuna, ha messo momentaneamente una pezza, almeno per quello che riguarda il comma 2 al quale ci riferiamo, che è stato eliminato in fase di conversione in legge del D.L. Va ricordato però, che in fase di conversione del D.L. 101/13, nello stesso momento nel quale il Senato cancellava il comma 2 dell’articolo 9, il Governo accoglieva due ODG, il primo che parla di riformare il sistema, il secondo che invece chiede di
prorogare il mandato dei docenti attualmente in servizio all’estero.

Quindi si sono create le premesse per far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta,tant’è che ci risulta che il MAE, purtroppo nell’assenza più totale del MIUR, continua ad affermare che continuerà a tagliare e che intende riformare il sistema.

In parole povere il MAE continua ad applicare la politica, che noi definiamo miope, del rapporto Boniver: una politica fatta di soli tagli, abbassamento della qualità dell’offerta, privatizzazione e precarizzazione del rapporto di lavoro.
Noi siamo certi che la via da perseguire è assolutamente opposta: ci vogliono più investimenti e più qualità per restare al passo con le altre potenze occidentali, che pur in questo periodo di crisi non hanno tagliato un euro negli interventi di politica culturale estera e di politica scolastica in generale, consapevoli del fatto che ogni euro speso in questi settori è un investimento per il futuro.

Un Paese che taglia in questi settori è un Paese che non scommette più su se stesso e sul futuro delle nuove generazioni.

Noi chiediamo ai Ministri Bonino e Carrozza, ai responsabili del settore scuola dei partiti che sostengono il governo:è ancora oggi il rapporto della commissione Boniver la bussola che guida l’azione di questo Governo e di questa maggioranza in questo strategico settore?

Intende questo Governo proseguire la marcia forzata ed inesorabile dei tagli e degli interventi legislativi in applicazione del rapporto della commissione Boniver? Il rapporto Boniver ha visto la luce in un’epoca politica assolutamente diversa da quella attuale, da allora sono cambiate moltissime cose e siamo certi che anche la visione strategica degli attuali Ministri del MAE e del MIUR, e dell’attuale primo Ministro non sia quella dei loro predecessori.

Quindi noi chiediamo un’inversione di marcia: chiediamo lo stop ai tagli; chiediamo più investimenti e il ripristino di un contingente di docenti inviato dall’Italia che possa dare un minimo di possibilità al sistema delle nostre scuole, dei nostri corsi di lingua e dei nostri lettorati di continuare ad offrire un’offerta qualitativamente alta.

Chiediamo rispetto per la “dignità” professionale dei 22.0000 docenti che due anni fa hanno sostenuto le prove di accertamento linguistico finalizzate all’aggiornamento delle graduatorie permanenti, che finalmente appena qualche settimana fa (dopo due anni) hanno visto la luce.

Quelle prove servono unicamente per l’aggiornamento delle graduatorie permanenti, e ci appare umiliante che adesso in presenza di un articolo di legge che ha sbloccato le nomine, il MAE preveda di fare solo 12 nomine di docenti, appena il 10% dei posti vacanti, mentre contemporaneamente preveda di nominare 6 Dirigenti, corrispondenti al 100% dei posti vacanti.

Dov’è la ratio di tutto ciò? Per l’anno scolastico 2013/14 il contingente previsto è di 833 unità di personale, i posti coperti dal personale scolastico inviato dall’Italia sono solo 670. Vi sono quindi 123 posti vacanti, pur in presenza di un bilancio di previsione che ancora vede 10 milioni di euro disponibili per fare le nuove nomine per l’anno scolastico 2013/14.

Noi ci uniamo alla richiesta avanzata dai sindacati di rendere noti i criteri che hanno spinto il, MAE a nominare il 100% del posti vacanti dei D.S. e appena il 10% dei posti vacanti dei docenti, lasciando tantissime cattedre scoperte o momentaneamente coperte da supplenti. Questo modo di procedere determina disparità, umilia i docenti e abbassa la qualità dell’offerta delle nostre istituzioni scolastiche all’estero, coinvolgendo in negativo anche l’immagine del nostro Paese all’estero.

L’appello che il CODISIE rivolge ai Ministri e alla Politica è questo: è arrivato il momento di cambiare rotta e di rilanciare la nostra politica culturale all’estero, prima che sia troppo tardi.

La politica culturale del nostro paese all’estero è una questione politica, e non può essere ridotta ad una mera di questione contabilità di bilancio. Non si può continuare solo a tagliare senza cercare strade alternative.

Anche accettando la logica dei tagli necessari sotto il profilo finanziario si potrebbero fare scelte diverse.Una revisione dell’ISE (cosiddetto assegno di sede) potrebbe dare lo stesso risultato dei tagli di personale. Tagliare del 10% l’ISE del personale in servizio nelle istituzioni scolastiche all’estero destinando i risparmi ottenuti esclusivamente al mantenimento in servizio del 10% di personale in più rispetto a quanto previsto dalla legge 135 significherebbe mantenere all’estero un organico superiore alle 700 unità. Significherebbe invertire la tendenza in atto e porre al centro della necessaria valutazione politica la difesa della realistica possibilità delle istituzioni scolastiche all’estero di funzionare in maniera adeguata.

Il Presidente
Salvatore Fina

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