Basta ritardi nei pagamenti per i precari. Lettera

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Inviato da Unione Precaria – È giunto il momento di farsi sentire, siamo infatti in presenza di un governo che non paga i propri lavoratori nei tempi previsti.

A testimonianza della gravità dell’attuale condizione dei docenti precari, riportiamo il caso di diversi docenti ed ata che da settembre hanno ricevuto a gennaio tre mensilità stipendiali, con diversi mesi di ritardo. Solitamente lo stipendio ai docenti giunge a fine mese, ma nemmeno a gennaio la remunerazione è arrivata puntualmente.
Tanti e tante precari/e, docenti e ata, sono in questa situazione, chiaramente umiliante e degradante. Il ritardo nei pagamenti è presente da tanti anni per noi precari, ma mai a questi livelli, è ora di dire basta, tutto questo non è più tollerabile.

Se noi cittadini e cittadine non paghiamo le bollette regolarmente e sforiamo con i tempi stabiliti è prevista una mora. Per lo Stato che non paga i suoi lavoratori non è prevista alcuna sanzione. Fortuna che la legge è uguale per tutti!

Ci rivolgiamo a quei docenti che lavorano in assenza di emolumenti – occorre ricordare che le corvée sono state abolite con la rivoluzione francese e la schiavitù ancor prima, quantomeno in Europa – e ci chiediamo se abbiano voglia di rivendicare i propri diritti. Non credete sia arrivata l’ora di farlo? Il silenzio non è più accettabile perché siamo immersi in una realtà che vìola, oltre alla dignità professionale anche i diritti umani; inoltre, temiamo che i ritardi continuino come al solito, ritardi che per un cittadino che deve pagare affitti, bollette e viveri non sono ammissibili. Dobbiamo tutelarci.

Oltre alla problematica inerente al salario, che rende di fatto il mestiere del supplente accessibile solo a chi può permetterselo, ad un élite, o, in altri termini, a chi può contare su una rete sociale di protezione, è giunto il momento di avviare una riflessione e chiedere un confronto per attuare una riforma del reclutamento docenti, anch’essa ad oggi accessibile solo ad un élite, basti guardare ai costi dei percorsi di abilitazione da poco pubblicati. Lo stato italiano chiede quello che definiamo un vero e proprio “pizzo di stato” per abilitazioni all’insegnamento e ottenimento di crediti formativi necessari. Migliaia di euro da sborsare per un diritto sacrosanto, divenuto ormai privilegio per benestanti.

Come non concentrarsi, poi, sulla situazione delle classi di concorso, sempre più problematica e fonte di diseguaglianze? Ad oggi i docenti della cdc a19 (filosofia e storia) potrebbero insegnare storia e filosofia unicamente al triennio dei licei, o meglio, da un paio di giorni a questa parte è concessa finalmente la possibilità di accedere anche alla classe di concorso a12 (discipline letterarie nell’istruzione secondaria di primo e secondo grado) integrando alcuni esami, ovviamente pagati profumatamente, a tanto al credito, come al mercato delle vacche.

Tuttavia nel decreto non si fa riferimento ai master per l’acquisizione di tali crediti e questo getta nel caos e nello sconforto una classe docente già stanca e arrabbiata. La possibilità di accesso alla classe a12 rappresenta per molti l’unica vera chance per stabilizzarsi e per poter lavorare con continuità. Non chiediamo la luna, ma semplicemente ciò che ci spetta di diritto.

La scuola statale italiana è ricca di norme senza senso, di ingiustizie e di svalutazioni di competenze e titoli, in una parola priva di valutazione del merito. Vogliamo anche segnalare come i sindacati della scuola – praticamente tutti, nessuno escluso – siano da anni impegnati nell’acquisizione di denaro attraverso numero corsi e ricorsi (non quelli di vichiana memoria, bensì ricorsi giuridici, non sempre dotati di possibilità concrete sul piano giurisprudenziale) e per nulla o quasi presenti accanto ai lavoratori nelle loro legittime battaglie politiche. Siamo ovviamente consapevoli della necessità per i sindacati di ottenere risorse economiche per poter agire ed operare, tuttavia appare di tutta evidenza come negli ultimi anni questa tendenza alla speculazione sia aumentata esponenzialmente.

Sono inoltre numerosi gli episodi di totale ignoranza della normativa o dello scarso aggiornamento riguardo ai cambiamenti – i quali sono piuttosto repentini – riguardanti il mondo della scuole. Ciò determina l’isolamento della classe docente, in particolar modo per quei precari che non vedono riconosciuto il loro diritto ad un lavoro equamente retribuito.

Per queste ed altre ragioni, per queste ed altre disfunzioni del sistema scolastico impossibili da elencare tutte in questo articolo, crediamo sia necessario creare un comitato contro la precarietà e per un futuro dignitoso.

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