Basta improvvisazione per insegnare su sostegno! Lettera

di redazione
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Rosa Pedron – Il fatto di cronaca che racconta un esperimento fatto in una scuola di Crotone, da un insegnante di sostegno, creando solo danni ad un suo scolaro, fa meglio comprendere ciò che anche qui attraverso le lettere che ricevete, è stato più volte ribadito: basta con l’improvvisazione per assumere l’incarico, come insegnante di sostegno! 

Però, non bisogna prendersela con il singolo che, magari dopo anni di precariato, assolutamente non intende rinunciare ad un incarico che arriva come una manna dal cielo!

Dove sta “l’origine del male”?

Sulla formazione che gli insegnanti ricevono da “cotanti” studi universitari, corsi di specializzazione, master e quant’altro il MERCATO dei diplomi lo permette.

Mercato, perché l’università e tutti i successivi corsi, master, ecc…non costano poco! Tutt’altro!

Poi, le cose vanno a finire come ahinoi, vengono raccontate anche con questa triste vicenda.

Non tanto tempo fa, in una scuola dell’infanzia, una “cotanta” insegnante laureata con il nuovo ordinamento e specializzata, l’ho trovata ad insegnare il calcolo a mente a bambini dai 3 ai 5 anni.

Utilizzava dei Lego e secondo lei, solo l’utilizzo di oggetti quotidianamente utilizzati nel gioco, bastava per favorire i processi mentali da lei richiesti.

“Conta quanti Lego ci sono”

Il bimbo:” 1, 2, 3, 4″

“Ora tolgo un Lego. Quanti rimangono?”

Il bambino doveva decodificare le richieste e rispondere anche senza ricontare, perché per la “cotanta” maestra laureata col nuovo ordinamento e specializzata, era automatico per il bambino sapere la risposta!

Nessuno mai le avrà insegnato che i processi di astrazione più complessi, avvengono dopo la maturazione del sistema nervoso centrale che avviene entro i primi 7 anni di vita.

Poi, ci sono tantissimi altri fisiologici elementi nei bambini che non permettono questo tipo di attività ludiche/didattiche.

A meno che un bimbo da sè non possegga Alto Potenziale e spontaneamente riveli in tenera età anche queste precoci capacità cognitive.

Anche riguardo la plusdotazione, ci sarebbe da aprire un capitolo a parte!

Per i bambini e scolari più fragili, come già stato qui ben esposto, non sono sufficienti i percorsi scolastici.

Intervenire su fragilità cognitive, sensoriali e psichiche, significa dover possedere non solo specifiche qualifiche e non solo mirate all’insegnamento, pure, esperienze in strutture di rieducazione e riabilitazione per chi appunto presenta questo tipo di disabilità.

La Scuola non può essere l’unica risposta per queste persone, altrimenti si rischia di creare solamente dei “parcheggi” e di permettere queste assurde “sperimentazioni”, sulla pelle di chi dovrebbe invece vivere fuori dal proprio contesto, solo esperienze concretamente positive!

Bambino disabile seduto faccia al muro, “un esperimento della maestra di sostegno”

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