“Basta con nomi improponibili, vogliamo ministro all’altezza per Istruzione”. Petizione al presidente Mattarella

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Infuria il toto-ministri in vista della nascita del nuovo governo. C’è incertezza su chi sarà il nuovo ministro dell’Istruzione. La base, però, ha una certezza: no a nomi che non provengono dal mondo della scuola. 

“Non possiamo più accettare che si pensi a nomi assolutamente improponibili, anche di persone che hanno già inflitto alla scuola danni enormi, per la guida del ministero dell’Istruzione”.

Inizia così la petizione su Change.org portata avanti dal Gruppo La nostra scuola – Associazione Agorà 33

“Dopo l’esperienza di Bianchi, chiediamo che la Repubblica si dia finalmente un ministro all’altezza di un compito delicatissimo, che riguarda direttamente il futuro delle nuove generazioni. Il ministro dell’Istruzione di un Paese civile deve essere una persona dallo spessore e dal prestigio culturale ampiamente riconosciuti; deve conoscere la scuola e i suoi reali bisogni; deve impegnarsi “con disciplina e onore” per affermare i principi costituzionali della centralità della scuola pubblica (art.33); della promozione del pieno sviluppo della persona umana (art.3); della possibilità per tutti di raggiungere i gradi più alti degli studi, indipendentemente dalla condizione sociale di partenza (art.34); della libertà dell’insegnamento delle arti e delle scienze (art.33), senza la quale la ricchezza culturale ed educativa della scuola viene inevitabilmente soffocata dal conformismo burocratico e da interessi privati che non hanno nulla a che fare con gli scopi di un’istruzione ampia e pluralistica e della crescita integralmente umana delle nuove generazioni attraverso il sapere e la conoscenza”. 

Infine: “Chiediamo al Capo dello Stato di esercitare tutta la sua autorevolezza, e ai partiti politici di dare un segnale di serietà e responsabilità, affinché il ministro dell’Istruzione sia finalmente nominato in base a questi principi, e non secondo logiche spartitorie. Non può diventare ministro chi si propone di fare – o ha già fatto, nell’ambito della sua attività – l’opposto di quello che la nostra Costituzione prevede per la Scuola”.

LA PETIZIONE

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