Barbacci nuovo segretario Cisl Scuola: “Restituire dignità economica ai docenti e Ata. Partire dal contratto per rimettere al centro la scuola” [VIDEO INTERVISTA]

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Cambio al vertice della Cisl Scuola. Dopo sei anni lascia Maddalena Gissi. La nuova segretaria dell’organizzazione sindacale è Ivana Barbacci, docente della secondaria di I grado, già segretario generale aggiunto e componente della segreteria nazionale.

VIDEO INTERVISTA (a cura di Patrizia Montesanti)

Ivana Barbacci, 52 anni, sposata e con una figlia studentessa universitaria, è nata e risiede in Umbria. È insegnante di lettere nella scuola secondaria di I grado, dopo aver lavorato come docente nella scuola dell’infanzia e successivamente nella primaria. Entrata a far parte della segreteria nazionale, insieme a Maddalena Gissi, nel 2014, era stata in precedenza segretaria regionale della CISL Scuola Umbria.

Dal 2015 ha ricoperto l’incarico di segretaria organizzativa, diventando segretaria generale aggiunta nel luglio 2021, una decisione con la quale si sono poste le premesse per una successione maturata nel segno del coinvolgimento e del più ampio sostegno da parte dell’organizzazione.

Confermati come componenti della segreteria Paola Serafin, Salvo Inglima e Attilio Varengo, ai quali si unisce Roberto Calienno, segretario generale della CISL Scuola Puglia.

“Il miglior regalo per la mia elezione – ha dichiarato la neo segretaria generale – è stato l’annuncio, da parte del Ministro, del via libera ottenuto dal Governo per la conferma dei contratti Covid. Un regalo per il quale in realtà sento di dover ringraziare soprattutto la tenacia con cui Lena Gissi ha incalzato fino all’ultimo tutti gli interlocutori politici, e il segretario generale della CISL, Luigi Sbarra, che in modo particolare si è speso, a dicembre, per ottenere in legge di bilancio le risorse per la proroga a marzo dei contratti e adesso un loro prolungamento fino a giugno, nell’interesse delle persone direttamente coinvolte ma anche della scuola che ne ha più che mai bisogno, visto che la pandemia non molla la presa e che altre urgenze premono, legate all’accoglienza dei profughi dall’Ucraina. Davvero impensabile rinunciare a 65.000 posti di lavoro in questa situazione”.

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