Barbacci (Cisl Scuola): “Sul salario minimo discussione più di facciata che di sostanza”

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Sulla questione del salario minimo “si sta alimentando una discussione che è in gran parte di facciata e non di sostanza”. Lo ha affermato la segretaria generale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, aprendo a Roma i lavori dell’Assemblea Organizzativa della Cisl Scuola.

Sul salario minimo, ha sottolineato “si dice –ha sottolineato – serve una legge di cui non si può fare a meno. Mi chiedo come mai, se così indispensabile, non sia stata varata nel tempo – che non mi pare breve – in cui chi la propone si trovava in maggioranza o addirittura in ruoli apicali di Governo. Su una questione così delicata – ha sottolineato Barbacci – si sta alimentando una discussione che è in gran parte di facciata e non di sostanza: tentando di far credere che la partita si giochi tra chi vuole fissare una soglia di decenza per le retribuzioni, e chi invece non lo ritiene necessario. È allora il caso di ribadire, magari con più forza e più evidenza, che la Cisl non è mai stata e non è seconda a nessuno nel sostenere il diritto di chi lavora a ricevere un salario dignitoso, che non può stare sotto a una determinata soglia”.

“Anche la Cisl – ha evidenziato – vuole un salario minimo, sotto il quale non si possa scendere. Sostiene però, non da oggi ma da sempre, che la via da seguire per raggiungere e consolidare quell’obiettivo sia quella della contrattazione, non di una legge. Più precisamente, che la legge non debba fissare una soglia minima (col rischio di attrarre verso il basso trattamenti contrattuali che nella stragrande maggioranza sono oggi più vantaggiosi), ma valorizzare la contrattazione fra le parti, assumendo gli esiti della contrattazione (che in Italia copre il 97% della forza lavoro) come valore di riferimento a cui tutti i contratti debbano allinearsi”.

“Se il confronto fosse più di sostanza e meno di facciata – ha proseguito la segretaria generale del sindacato di categoria – sarebbe un po’ più difficile l’esercizio tanto in voga sui mezzi di informazione, ma ahimè non solo: tracciare cioè una linea separatrice e mettere da una parte i buoni (quelli che vogliono il salario fissato per legge) e dall’altra i cattivi. Ma il confronto richiede impegno, fatica, capacità di ragionamento e di ascolto. Cose che troppi attori della politica da qualche tempo hanno scelto di evitare. Noi della Cisl – ha concluso Barbacci – non abbiamo alcuna intenzione di imitarli, perché è un modello di politica che non ci piace e che non vorremmo contagiasse pure il sindacato”.

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