Bankitalia, Visco: competenze studenti disallineate con le richieste dei datori di lavoro

di redazione
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Solo investendo di più sulla formazione pubblica e privata sarà possibile colmare il divario produttivo dell’Italia rispetto ai paesi europei. Troppo ampio il divario fra le competenze dei lavoratori e le richieste del mercato del lavoro. La relazione di Bankitalia non lascia margine al dubbio.

Sarà che l’alternanza scuola lavoro potrà produrre effetti solo in futuro, sarà che (oggi come allora) la maggior parte degli studenti si pente (il 34% è pentito e il 28% strapentito) dell’indirizzo di studio scelto, sta di fatto che secondo il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, il 40% degli studenti ha competenze disallineate rispetto a quelle richieste dal mercato del lavoro.

E’ quanto scritto nelle considerazioni finali del Numero Uno della Banca d’Italia nella parte relativa al rapporto fra scuola e mercato del lavoro.

Visco punta il dito sul divario che esiste fra le competenze degli studenti e degli adulti italiani nel confronto internazionale che concorrerebbe al fenomeno della bassa produttività e l’insufficiente capacità di innovare. I due fenomeni, secondo quanto si legge nella relazione, danno vita a un “circolo vizioso che contribuisce a mantenere i tassi di occupazione e di partecipazione su livelli inferiori a quelli prevalenti negli altri Paesi europei“.

I suggerimenti che arrivano da Palazzo Koch sono chiari. Secondo Visco, bisogna puntare su “Una formazione che abbracci, oltre agli anni dell’istruzione, l’intera vita lavorativa. Senza adeguati investimenti in formazione, pubblici e privati, gli effetti negativi sull’occupazione saranno forti, le disuguaglianze di reddito si accentueranno. La presenza di un diffuso disallineamento tra i livelli di istruzione dei lavoratori e le competenze richieste nel mercato del lavoro – si legge ancora nella relazione – contribuisce a comprimere i rendimenti dell’istruzione, che in Italia sono bassi nel confronto con gli altri principali Paesi avanzati”.

Analizzando i dati emerge che rispetto ai coetanei il cui livello di studio è allineato con quello richiesto dalla professione, infatti, si rileva una penalizzazione salariale di circa il 15% per i laureati italiani sovraqualificati e, specularmente, un premio del 10% per i diplomati sottoqualificati. L’effetto congiunto dei due fenomeni può spiegare circa del divario nei rendimenti dell’istruzione tra l’Italia e la media dell’area dell’euro.

In un lavoro di prossima pubblicazione la Banca d’Italia mostrerà come in media nel decennio 2005-2015 il 40% dei lavoratori italiani possedeva un livello di istruzione significativamente diverso da quello richiesto nella professione svolta.

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