Bando TFA III (terzo) ciclo, perché ritarda? Manca ancora numero dei posti e coordinamento con nuova formazione

di Eleonora Fortunato
ipsef

In queste ore sono certamente in molti a domandarsi che fine abbia fatto il bando per l’accesso al III ciclo TFA che a luglio sembrava così imminente.

Contatti avuti con la squadra di Governo ci rendono ragionevolmente certi del fatto che almeno due elementi ne ostacolano la pubblicazione. Il primo nodo è rappresentato dall’incertezza che ancora avvolge il numero dei posti che saranno banditi, poiché in qualche modo esso deve essere la proiezione di un fabbisogno che va delineandosi in parallelo con le assunzioni; il secondo va ricercato nell’esigenza di non sovrapporsi al nuovo sistema di formazione iniziale e di reclutamento previsto, come sappiamo, da una delega della 107 e a cui la VII Commissione Cultura ha lavorato alacremente nei mesi scorsi.

Sulla probabilità di una partenza a breve delle nuove modalità di selezione e formazione (tirocinio triennale post concorso con graduale raggiungimento del 100 per cento dello stipendio) che andrebbe, quindi, a sostituire di fatto il TFA, l’on.le Ghizzoni (PD) ha preferito tuttavia non pronunciarsi, mentre Gianluca Vacca, deputato del Movimento Cinque Stelle e membro della VII Commissione, si è detto sicuro del fatto che “i lavori a fine luglio si erano arenati sulla difficoltà oggettiva di calcolare con un anticipo di addirittura tre anni il fabbisogno dei posti, difficoltà che con il TFA ovviamente si pone in misura molto minore”. La falla sarebbe, dunque, all’origine dell’architettura concepita dalla delega, “dimostrando ancora una volta in maniera eclatante l’inadeguatezza di questo Governo a gestire una riforma così delicata come quella della scuola” conclude Vacca.

Altamente probabile, dunque, in base a quello che ci ha detto l’esponente grillino e a quanto ricavato da fonti vicine all’esecutivo, che il Miur e le Università debbano gestire entro i prossimi due mesi l’avvio di un nuovo ciclo TFA. Prospettiva probabile ma forse anche auspicabile: perché procedere in maniera raffazzonata su un argomento così delicato come la selezione e la formazione iniziale dei docenti, specie ora che alcune criticità della Buona Scuola sul versante del reclutamento iniziano a emergere? Sulla possibilità di rimettersi al lavoro in maniera celere alla messa a punto della delega grava, inoltre, anche un altro fattore: al comma 181 della legge 107 (lettera b) si parla molto esplicitamente della fase transitoria che dovrebbe raccordare col nuovo sistema il personale già abilitato, capitolo anch’esso di non facile soluzione su cui, dopo la pausa estiva, non sappiamo molto più di ciò che abbiamo scritto negli scorsi mesi.

A questo proposito ricordiamo che ad aprile era stata la maggioranza stessa a richiedere una risoluzione per impegnare il Governo a programmare concorsi che prevedessero  una quota riservata di posti per i docenti già abilitati e per quelli, anche non abilitati, che avessero svolto 36 mesi di servizio; sempre per tali categorie di docenti, si richiedevano abbreviazioni o l’esonero del percorso triennale post concorso. Le medesime istanze erano arrivate anche da un’iniziativa dell’Onorevole Luigi Gallo del Movimento Cinque Stelle.

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