Bando Prin in inglese. Fedeli: è la lingua veicolare della ricerca, nessuna “deminutio” della nostra lingua

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Il ministro Fedeli ha risposto su Quotidiano Nazionale all’accusa rivoltale dal professor Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, che ha definito la scelta del ministero di “abolire l’italiano in una domanda rivolta alla pubblica amministrazione è autolesionista e suicida” per aver richiesto nel bando PRIN (Progetti di Ricerca d’Interesse Nazionale) che la candidatura fosse presentata esclusivamente in lingua inglese.

La Fedeli pone una serie di giustificazioni a questa scelta, rispondendo che prima di tutto la domanda può essere posta anche in italiano, ma soprattutto si sofferma molto a difendere il suo ministero dall’accusa di trascurare la lingua italiana a discapito di quella inglese, mentre gli altri Paesi non mettono mai in secondo piano la loro lingua.

Il ministro elenca una serie di iniziative, tra cui le Olimpiadi di Italiano, alle quali partecipano annualmente più di centocinquantamila ragazze e ragazzi; l’inserimento anche al V anno della scuola secondaria di un test Invalsi sulle cognizioni dell’italiano; aggiunge la collaborazione con la Dante Alighieri per l’internazionalizzazione della nostra lingua e l’accordo con il MAECI e con il MIBACT per la promozione della cultura e della lingua italiane all’estero, ivi inclusi gli «Stati Generali della Lingua Italiana». Infine cita la “Buona Scuola” in cui, scrive, “abbiamo aggiunto un quarto «tema linguistico-creativo» dedicato (cito) «alla conoscenza e alla pratica della scrittura creativa, della poesia e di altre forme simili di espressione, della lingua italiana, delle sue radici classiche, dei linguaggi e dei dialetti parlati in Italia». Alla luce di questo enorme impegno del Ministero, dunque, respingo fermamente qualunque accusa di deminutio dell’italiano.”

Infine, il ministro afferma che, per quanto riguarda il bando PRIN, la redazione della domanda in inglese è assolutamente obbligatoria, in quanto è lingua veicolare della comunicazione internazionale fra ricercatrici e ricercatori: “per conseguenza, visto che nella seconda fase della valutazione del bando PRIN avremo bisogno di migliaia di valutatori attinti anche a banche-dati estere, seguendo in questo le migliori prassi internazionali, la redazione dei progetti non può fare a meno del veicolo comunicativo dell’inglese”.

“Non stiamo chiedendo di scrivere un componimento su Dante in inglese. Stiamo chiedendo al mondo della ricerca di utilizzare per un bando con ampi «sconfinamenti» internazionali, la lingua funzionalmente più idonea. Che è l’inglese, ribadisco. E davvero – mi si perdoni la punta polemica – trovo bizzarro affermare che far redigere la domanda in inglese a un ricercatore significhi «costringere… a un esercizio linguistico che poi non trova riscontro nell’attività professionale giornaliera” chiude il ministro.

Risposta della Fedeli

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