Bando di concorso 2018 per docenti abilitati: legittima l’esclusione degli ITP non abilitati

Stampa

Il Consiglio di Stato (Sezione VI, Sentenza n. 868 del 03 febbraio 2020) ha ribadito la legittimità dei bandi di concorso riservati agli insegnati in possesso di abilitazione all’insegnamento ovvero già inseriti nelle graduatorie, in quanto prestano da anni la loro opera a beneficio dell’istruzione pubblica in inaccettabili condizioni di disagio materiale e psicologico, al contempo ritenendo legittima l’esclusione degli ITP, in quanto privi del requisito dell’abilitazione all’insegnamento.

Il Bando 2018 per la secondaria. Alcuni insegnati tecnico pratici (ITP) avevano impugnato il Bando di “Concorso per il reclutamento a tempo indeterminato di personale docente nella scuola secondaria di primo e secondo grado” pubblicato nella G.U. del 16 febbraio 2018, nella parte in cui aveva escluso gli stessi, in quanto privi del requisito dell’abilitazione all’insegnamento. L’accesso al concorso risulta infatti consentito solo:

  • coloro che abbiano conseguito il titolo di abilitazione entro il 31 maggio 2017,
  • agli ITP che siano iscritti in seconda fascia o in GAE entro il medesimo termine.

Con la sentenza n. 6549/2018, il T.A.R. per il Lazio respingeva il ricorso, quindi gli stessi ITP si rivolgono, in appello, al Consiglio di Stato, lamentando la loro esclusione, in quanto insegnati tecnico pratici titolari del relativo diploma, ma privi di un ulteriore titolo abilitante.

Il D.D.G. n. 85/2018. Il provvedimento impugnato dagli ITP trova la sua fonte di legittimazione nell’art. 17, c. III, D.Lgs. n. 59 del 2017, che, in merito al requisito dell’abilitazione, stabilisce:

  • La procedura di cui al comma 2, lettera b), bandita in ciascuna regione e per ciascuna classe di concorso e tipologia di posto entro febbraio 2018, è riservata ai docenti in possesso, alla data di entrata in vigore del presente decreto, di titolo abilitante all’insegnamento nella scuola secondaria o di specializzazione di sostegno per i medesimi gradi di istruzione, in deroga al requisito di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b) e articolo 5, comma 2, lettera b)”.
  • Gli insegnanti tecnico-pratici possono partecipare al concorso purché siano iscritti nelle graduatorie ad esaurimento (GAE) oppure nella seconda fascia di quelle di istituto, alla data di entrata in vigore del presente decreto.”

La norma, nella parte in cui consente di partecipare agli ITP, richiede il possesso di un titolo ulteriore rispetto al titolo di studio posseduto, che per gli ITP, come noto, è un diploma di scuola superiore. Nel respingere il ricorso, il Consiglio di Stato ha spiegato che l’esclusione dei soggetti privi di abilitazione, come gli ITP, è prevista dallo stesso art. 17 del D. Lgs. n. 59/2017, succitato, di cui le disposizioni del bando risultano meramente applicative.

La natura di “concorso riservato”. Secondo i giudici, stanti i delineati requisiti sanciti dalla norma, il legislatore ha conferito alla procedura concorsuale in questione la natura di concorso “riservato”, al quale sono ammessi a prender parte solo i soggetti muniti degli indicati requisiti:

  • abilitazione all’insegnamento,
  • inserimento nelle graduatorie di istituto di seconda fascia.

La stessa norma, come ricorda il Consiglio di Stato, ha inteso soddisfare le istanze che contrassegnarono la primavera del 2017, quando la platea di insegnanti precari, che prestavano in comprensibili condizioni di disagio materiale e psicologico da anni la loro opera a beneficio dell’istruzione pubblica, esprimeva ai vari livelli istituzionali l’esigenza di stabilizzazione che ponesse fine, attraverso i consentiti rimedi ordinamentali, ad una situazione non più tollerabile. Pertanto, il legislatore ha istituito, per coloro che già si trovavano nel possesso dei requisiti disegnati dalla norma:

  • iscrizione in graduatorie di istituto di seconda fascia,
  • possesso dell’abilitazione all’insegnamento,

la possibilità di partecipare ad un concorso riservato, peraltro contraddistinto da marcati connotati di specialità, caratterizzati da una procedura snella di verifica (un’unica prova orale, all’esito della quale il candidato viene ammesso ad un tirocinio di un solo anno e quindi immesso in ruolo).

La figura dell’ITP. In merito alla prospettata natura abilitante del titolo posseduto dagli appellanti, il Consiglio di Stato rammenta di essersi già espresso (Consiglio di Stato n. 4503 del 2018, nonché n. 4683, n. 5240 e n. 8212 del 2019): la figura professionale dell’insegnante tecnico pratico è stata creata dal D.Lgs. n. 1277 del 1948 (Revisione dello stato giuridico ed economico del personale tecnico degli istituti e delle scuole di istruzione tecnica), che richiedeva per l’accesso all’attività di insegnamento il semplice diploma di scuola secondaria superiore, in materia attinente, con la precisazione che negli istituti tecnici e professionali si occupa in prevalenza delle attività didattiche che vengono svolte nei laboratori. L’abilitazione all’insegnamento, come titolo distinto ed ulteriore per accedervi, ovvero per intraprendere la professione di insegnante iscrivendosi al relativo concorso, è stata introdotta dall’art. 4 c. II della L. n. 341 del 1990: tale disposizione, per l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie superiori, prevedeva un diploma post universitario, che si conseguiva con la frequenza ad una scuola di specializzazione biennale, denominata appunto Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario (SSIS), e col superamento del relativo esame finale. La citata legge n. 341 del 1990 ha dunque introdotto, per implicito ma inequivocabilmente, un’innovazione ulteriore nel sistema: nel prevedere che per ottenere l’abilitazione fosse necessario un corso post-laurea, ha infatti escluso che gli insegnanti ITP, i quali per definizione della laurea sono privi, potessero conseguire l’abilitazione stessa e quindi accedere al concorso. Il principio per cui il semplice diploma di scuola secondaria superiore non consente l’accesso diretto all’insegnamento è stato in seguito confermato anche dal D.Lgs. n. 59 del 2017, in base al quale, secondo l’art. 5, per accedere al concorso per ITP è comunque necessaria la c.d. laurea breve.

Un “precedente” contraddittorio. Lo stesso giudice ha richiamato un proprio precedente (sentenza n. 3544/2018) col quale aveva ritenuto che la partecipazione al concorso dovesse essere consentita anche agli ITP, che non avessero mai avuto la possibilità di intraprendere un percorso abilitante “ordinario”, tuttavia al contempo esclude che ciò comporti in via automatica l’illegittimità della previsione del concorso del 2018 in esame che, come evidenziato nella pronuncia in commento, si connota per la sua natura speciale e “riservata”. Il principio affermato dal precedente citato, infatti, può al più applicarsi ai concorsi ordinari.

Le conclusioni. Per il collegio appare del tutto ragionevole ritenere che il legislatore abbia previsto un concorso riservato agli ITP, con l’ulteriore condizione di essere iscritto:

  • nelle graduatorie ad esaurimento,
  • oppure nella seconda fascia di quelle di istituto,

alla data di entrata in vigore del decreto impugnato, al fine di superare il fenomeno del precariato. Deve, infatti, concludersi che nella fattispecie si dia rilevanza:

  • da un lato, al possesso di ulteriori competenze professionali;
  • dall’altro, a quelle condizioni eccezionali individuate dalla Corte costituzionale, rappresentate da peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico, che giustifica la previsione di deroghe ai principi del concorso pubblico.

Stampa

Graduatorie terza fascia ATA: incrementa il punteggio con le offerte Mnemosine, Ente accreditato Miur