Bandi ricerca, domanda in lingua inglese. Marazzini (Crusca): scelta Miur non tutela italiano e va contro sentenza Corte Costituzionale

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“Insomma, l’amore per l’italiano certamente alberga nelle stanze di Viale Trastevere, come dimostrano le Olimpiadi dell’italiano e la nomina nel luglio 2017 della Commissione coordinata da Luca Serianni incaricata di elaborare “un piano di interventi operativi volti a migliorare le competenze, conoscenze e abilità nella lingua italiana delle studentesse e degli studenti della scuola superiore di primo e secondo grado”; ma viene il dubbio che in quelle stanze e in quei lunghi corridoi alberghi un amore per l’inglese molto molto più forte, in barba all’art. 9 della Costituzione e alle indicazioni della Suprema Corte.”

Sono queste le parole con cui il Presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini, conclude la sua riflessione sul nuovo Prin, ossia il bando per il finanziamento dei progetti universitari di interesse nazionale, che ha imposto la presentazione delle domande in lingua inglese.

Marazzini non condivide la scelta effettuata dal Ministero, ricordando anche la sentenza n. 42 della Corte Costituzionale relativa all’equilibrio tra inglese e italiano nell’università.

La sentenza, afferma Marazzini, non si riferisce specificatamente ai bandi riguardanti la ricerca ma fissa dei principi generali, al fine di preservare la nostra lingua negli Atenei.

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