Banchi monoposto, quale scuola?

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Banchi monoposto, se ne parla tanto. Troppo. La scuola, però è altro. Quale profilo pedagogico propongono? Nulla di certo, dipenderà molto dagli insegnanti.

Banchi monoposto, ormai si parla solo di questi arredi

Banchi monoposto, si parla solo di questi arredi. Stanno monopolizzando il dibattito nei talk-show, interessando anche la stampa nazionale . Questo clamore è sospetto. Esiste il fondato sospetto che si voglia distogliere l’attenzione sui veri problemi per una ripartenza pedagogica della scuola.  E’ l’ultimo esempio della strategia della distrazione (N. Chomsky) che intende nascondere le vere criticità della scuola.

Mi riferisco alle difficoltà di suddividere la classe in piccoli gruppi per la carenza di spazi. Il quadro si completa con l’insufficiente disponibilità di un organico aggiuntivo a coprire lo sdoppiamento.

Occorre dire che è forte l’esigenza di riaprire le scuole a settembre e questo giustifica la sua acquisita centralità nel dibattito e nelle riflessioni di molti. Da qui l’attenzione a questi arredi che sono divenuti essenziali e strategici per l’avvio del nuovo anno scolastico in sicurezza.

Quale scuola dietro i banchi monoposto?

Noi insegnanti però siamo abituati ad andare oltre. Sappiamo benissimo che la scuola non può essere identificata con gli arredi. Essi rimandano sempre a un’idea di scuola, a una prospettiva che supera la contingenza.

La pandemia scatenata dal Convid-19 rappresenta una forte discontinuità. Non prevista. Ha messo fuori gioco i diversi scenari, ipotizzati dall’uomo, certificando che la storia cammina con le sue gambe. Le regole (se queste esistono) sfuggono al controllo umano. È L’ultimo esempio del pensiero debole (G. Vattimo) contrapposto all’ottimismo nato con la modernità.
Detto questo è difficile ipotizzare quale scuola avremo da settembre 2020 e negli anni seguenti.

La Ministra Azzolina e tutto il governo stanno tentando di gestire un imprevisto, senza avere delle ricette pronte. Il passato non aiuta. In sintesi questa è la situazione.

Pertanto riesce difficile ipotizzare quale scuola si affermerà con i banchi monoposto. Possiamo solo ipotizzare degli scenari educativi, ribadendo però la debolezza del nostro ragionare.

Questi arredi sono stati pensati per il distanziamento fisico. I bambini (soprattutto) e i ragazzi pensati dall’Amministrazione sono immaginati come quelli di qualche decennio fa. Seduti, attenti ad ascoltare la lezione. Potranno alzarsi, (forse con la mascherina) solo se l’insegnante lo permetterà loro. Si tornerà in presenza, ma con forti limitazioni nel movimento e nella prossimità fisica, sperimentando  il ritorno della lezione, dove l’insegnante impartisce i contenuti e lo studente impara. Sarà molto difficile, se si vorrà rispettare il distanziamento sociale, proporre lavori di gruppo. Questa modalità operativa sarà fortemente penalizzata dallo spazio ridotto del tavolino, dove potrà essere messo un quaderno, un astuccio e forse un libro.

I banchi monoposto, almeno quelli destinati alla scuola media di secondo grado, assomigliano alle naturali postazioni che potranno accogliere il solo tablet e un quaderno. Se questo sarà confermato dalla realtà, assisteremo alla conferma della didattica digitale che però non potrà mai sostituire quella in presenza. Già da settembre questo scenario aprirà sicuramente la possibilità di sperimentare modalità di costruzione e decostruzione del sapere con il supporto di applicazioni e software appositi. Potranno essere sperimentati nuove forme di socialità, che dovranno passare attraverso lo schermo. I ragazzi impareranno ad utilizzare il digitale, scoprendo tutte le potenzialità educative, compromesse dall’uso quotidiano, quasi sempre scriteriato e improvvisato. Ovviamente se questo accadrà, sarà favorito dalla presenza di insegnanti adeguatamente competenti. Mi auguro che questo secondo scenario digitale sia trasferito anche nella scuola primaria e secondaria di primo grado.

I banchi monoposto potranno contribuire all’affermazione di quella didattica innovativa, ipotizzata anche dalla Ministra Azzolina, portando i nostri ragazzi dalla condizione di nativi digitali a quelli di saggi virtuali (M Prensky). Questo nuovo profilo dovrà basarsi sulla gestione delle informazioni, la comunicazione e la collaborazione online, la creazione di contenuti digitali, la sicurezza e la gestione attiva della privacy e infine la risoluzione di problemi (problem solving).

Come scrivevo sopra, questi scenari non sono certi, ma solo possibili. Molto dipenderà dagli insegnanti e dal loro impegno a far rientrare dalla finestra anchealcune modalità sociali espulse all’inizio dai banchi monoposto.

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