Banchi e tablet ai bambini in fuga dalla guerra. Le nostre scuole aprono le aule a migliaia di ucraini

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Dalle bombe sulle proprie case a un banco al sicuro, nelle nostre scuole. Dalla teoria alla pratica il passo è stato breve. Sono migliaia i bambini e ragazzi ucraini che saranno accolti nelle nostre aule fin dai prossimi giorni.

Ma alcuni di loro sono già stati accolti e hanno iniziato a frequentare. E’ grande, grandissima la solidarietà concreta che la scuola italiana sta esprimendo in queste ore drammatiche. Il Ministro Bianchi ha stanziato un milione di euro per il supporto linguistico e psicologico di queste povere creature, mentre gli assessori all’istruzione di varie regioni, più spesso in quelle al confine Est, stanno predispondendo dei piani per l’accoglienza di alunni che potrebbero essere davvero molte migliaia. E c’è chi già oggi ha trasformato i buoni propositi in azione pratica superando tutti i cavilli di ordine buracratico. E’ il caso dell’Istituto comprensivo di Lozzo Atestino, in provincia di Padova, dove il dirigente Alfonso d’Ambrosio già oggi ha accolto quattro bambini costretti a lasciare all’improvviso la normalità della vita familiare e della propria comunità scolastica per vivere l’esperienza indicibile dei profughi di guerra.

Il preside aveva fatto un appello sulla piattaforma Telegram della scuola al quale ha prontamente risposto una famiglia. La cosa più bella che sia potuta capitare è che a rispondere all’appello sia stata la famiglia di un alunnoi della scuola, che li ha accolti nella sua casa. Il preside da parte sua ha predisposto tutto quel che serve per l’accoglienza degli sfortunati nuovi alunni, a partire dai banchi e dagli Ipad in comodato d’uso muniti dei programmi necessari per la traduzione veloce della lingua “E’ un’emozione che non si può descrivere – racconta D’Ambrosio – Oggi sono venuti a scuola Tymur e Artur, frequenteranno la terza primaria e la seconda secondaria di primo grado a Lozzo Atestino. Vengono dall’Ucraina, con loro il nostro mediatore culturale. La mamma era già stata in Italia come bambina proveniente da Chernobyl nel 1987. Grazie ad Elena Moresco per averli ospitati”. Poi, rivolgendosi ai bambini, ha spiegato loro che “è un onore avervi con noi”.

Come detto, il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, aveva aperto alla possibilità per le scuole di accogliere i profughi della guerra in Ucraina. “Siamo pronti ad accogliere nelle nostre aule bambini e ragazzi ucraini costretti a lasciare il loro Paese a causa della guerra”, aveva fatto sapere Bianchi. Molti presidi nello stesso tempo avavevano già dato ai prefetti la disponibilità ad accogliere i bambini e le bambine in arrivo dall’Ucraina. Sulla questione si è levata anche la voce di Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza: “I bambini e i ragazzi che stanno arrivando nel nostro paese in fuga dal conflitto tra Russia e Ucraina hanno diritto a continuare ad andare a scuola, a ricevere cure, a stare con i loro genitori o familiari e a essere inseriti nella società italiana. È fondamentale che le iniziative del Governo e dei comuni assicurino la piena tutela dei diritti riconosciuti dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”. 

Secondo l’Associazione Save the Children almeno 400.000 bambini sono stati costretti ad abbandonare l’Ucraina per cercare salvezza fuori dal Paese. Non hanno più niente con sé, molti sono fuggiti con solo i propri vestiti addosso e ora sono esposti al rischio di fame, malattie, traffico e abusi.  “Per portare loro soccorso, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Almeno il 40% dei profughi che hanno raggiunto i Paesi al confine (Romania, Polonia, Moldavia, Ungheria, Slovacchia e Lituania), per mettersi in salvo sono bambini, e c’è chi tra loro non ha altro che i pochi vestiti che indossa. Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, un milione di persone ha già attraversato i confini per lasciare l’Ucraina, numero che non include gli sfollati interni che sono ancora nel Paese.

Le proporzioni di questa fuga della popolazioni potrebbero portare alla più grande crisi di rifugiati del secolo in Europa.  L’esodo di persone in cerca di salvezza ha creato code di 24 ore ai posti di controllo alla frontiera, e, una volta usciti dall’Ucraina, i rifugiati vengono accolti in luoghi riadattati al momento, come scuole o centri per conferenze, case private o campi di fortuna, situazioni che rappresentano una preoccupazione per la condizione dei bambini. Oltre ai terribili traumi che hanno subito a causa della guerra, molti di loro sono anche costretti a rimanere all’aperto, perché non hanno nessun posto per ripararsi, una situazione inaccettabile anche considerando le temperature rigide di questo periodo e per le quali c’è il rischio concreto di ipotermia. Ora, è vitale che tutti questi bambini che entrano nei paesi vicini siano protetti e abbiano accesso a cibo salvavita, acqua pulita, riparo e supporto per la loro salute mentale. Ma la catastrofe che stiamo vedendo svolgersi davanti ai nostri occhi non si fermerà finché la violenza non si fermerà, e i bambini e le loro famiglie non saranno al sicuro. In ogni conflitto sono i bambini a sopportare il peso maggiore e dobbiamo fermarlo ad ogni costo”.

La scuola pubblica italiana da parte sua, già provata da due anni di pandemia, già dimostrando di essere all’altezza del proprio compito. Quello di garantire l’accoglienza di tanti piccoli alunni profughi e di restituire loro almeno una parte della serenità, perduta forse per sempre.

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