Banchi a rotelle, Giannelli (ANP): “Servono per una didattica innovativa e non per quella tradizionale. Mal di schiena degli studenti? Non mi risulta” [INTERVISTA]

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Nelle ultime ore si è riacceso il dibattito che riguarda i banchi monoposto a seduta innovativa, arredi scolastici comprati dalle scuole, fortemente voluti dalla Ministra Azzolina per mantenere il distanziamento in classe in epoca covid. Intervista con il presidente dell’ANP Antonello Giannelli

In seguito alle dichiarazioni di Elena Donazzan, assessore all’Istruzione del Veneto, che aveva riferito di come molti presidi non abbiano utilizzato i nuovi banchi per il presunto mal di schiena che procurerebbero agli studenti, c’è stata la replica, politica, del M5S, del deputato Vacca, che ad Orizzonte Scuola ha spiegato il suo punto di vista. Allo stesso tempo tempo, il commissario straordinario Domenico Arcuri, ha precisato che i dirigenti scolastici devono solo certificare l’avvenuta ricezione dell’arredo e nient’altro.

A Orizzonte Scuola interviene sul tema Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi.

Si è innescata una nuova polemica per i banchi monoposto, sui presunti mal di schiena che procurerebbero agli studenti. Cosa ne pensa lei? Che riscontri ha avuto in tal senso?

A me non sono arrivate segnalazioni in tal senso. I banchi sono accompagnati da certificazioni che ne attestano l’idoneità. Se così fosse, ne avremmo tantissime di queste lamentele. Un numero consistente. Ma a me non risulta.

In questi giorni anche quotidiani nazionali hanno però raccontato di dirigenti scolastici che hanno già messo da parte i banchi a rotelle perchè inutili alla didattica, a prescindere dalla polemica del mal di schiena

I banchi li hanno scelti le scuole, non sono mai stati obbligati gli istituti a richiederli. Questa tipologia di banchi ha senso per quelle scuole che vogliono cambiare didattica, con utilizzo di tablet, come nel caso della scuola “Majorana” di Brindisi guidata da Salvatore Giuliano, ad esempio. Non possiamo pensare di utilizzare questi banchi per la didattica tradizionale. C’è una confusione su questo tema. 

Il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi, ha calcolato che con i sodi investiti per questi banchi si poteva assumere personale, fino a 16 mila lavoratori. Cosa ne pensa?

Mah, si intrecciano tanti discorsi. Non si può mai pensare di paragonare l’acquisto di un bene, che lo compri una volta e basta, con l’assunzione di  personale. In questo ultimo caso, ogni anno bisogna pagare stipendio. Ad ogni modo le due spese rispondono a logiche diverse.

I banchi dovevano servire, almeno durante questa pandemia, anche a mantenere il distanziamento in classe. Il problema delle classi pollaio, comunque rimane e rimarrà anche il prossimo anno. Con il covid, in molti aveva sperato che potesse esserci un’inversione di rotta e invece…

In questi ultimi 20 anni c’è stato un affollamento nelle grandi città e quindi di conseguenza le classi delle scuole superiori sono sempre affollate. Nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado, con il calo demografico i numeri si sono leggermente abbassati. Il problema nasce da fatto che c’è penuria di aule grandi e spaziose mentre abbiamo scuole vecchie concepite con aule piccole. tantissimi alunni. E’ vero che se continuiamo ad aspettare la denatalità, questa colpirà anche la secondaria prima o poi, ma io credo che bisogna investire al più presto sull’edilizia scolastica proprio alla luce di questi problemi divenuti insopportabili.

Che sensazioni ha sul ritorno a scuola? Questa settimana, esclusa la Sicilia, sono tornate tutte le Regioni in classe, seppur al 50%

Resta ancora problematico il nodo dei traporti da un lato e quello dell’assembramento. Dentro la scuola abbiamo protocolli precisi che vengono controllati e rispettati. Il problema è tutto quello che accade fuori dalla scuola, come gli assembramenti fuori gli istituti, appunto. E sui mezzi pubblici nessuno controlla davvero sia il flusso di persone dentro il mezzo, sia se poi vengono tenute le mascherine a bordo. Possiamo dire che il covid ha reso più evidenti i limiti di alcuni nostri sistemi sociali: ad esempio i trasporti erano deficitari anche prima. Se prima il trasporto in alcune gradi città non funzionava, adesso lo è ancora di più.

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