Azzolina: “La scuola è stata trattata come lo sgabuzzino di casa, ci voleva una pandemia per farla diventare importante”

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“Non si può tornare indietro, alla scuola pre-covid, la pandemia ha permesso di accelerare processi che prima erano molto lenti come la digitalizzazione”.

“La Didattica digitale va fatta in classe, questa è anche la scuola del futuro, non possiamo avere lezioni solo frontali, dobbiamo pensare a una didattica innovativa che è la lingua dei nostri studenti, la didattica deve saper parlare con gli studenti. Questo non significa che il modo di insegnare del passato deve essere superato, dobbiamo recuperare quanto fatto e innovare andando verso una scuola più digitale, con una didattica in presenza usando tutte le modalità di apprendimento di didattica innovativa. Quella deve essere la nostra direzione per avere meno abbandono scolastico. Noi in Italia abbiamo una altissima dispersione, al di là del Covid, e dobbiamo rientrare in parametri europei. Una scuola piu’ rinnovata ci porterà ad avere meno dispersione”.

Così la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina al convegno annuale dell’Associazione nazionale presidi “Il festival della scuola. Complessità e prospettive al tempo del coronavirus”.

“Sono felice che ci sia un’attenzione particolare verso la scuola. Forse ci voleva pandemia e chiusura per far capire quanto sia fondamentale e desiderata. Chiaro è che più il  dibattito è costruttivo più riusciremo a sognare. La pandemia ci ha  permesso di investire molto, in una scuola da sempre trattata come la  Cenerentola del Paese offendendo il personale scolastico, gli studenti e le famiglie che si aspettano una scuola di qualità ed investimenti, che questo governo sta facendo”

E ancora: “Negli anni la scuola è stata tratta come lo sgabuzzino di casa in modo irrispettoso verso il personale e gli studenti. Il Paese si aspetta una scuola di qualità e per ottenerla non si può disinvestire. E finalmente questo governo lo sta facendo. Sono molto felice che ora ci sia un’attenzione particolare verso la scuola. Forse ci voleva una pandemia per far comprendere quanto questa sia importante e voluta dagli studenti”.

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