Azzolina (M5S): a certi politici scuola che insegna a pensare non piace. Rischiano di perdere poltrona

di redazione
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L’Onorevole Lucia Azzolina (M5S) ha pubblicato un post su FB sulla questione della docente di Palermo sospesa a causa di un video di alcuni alunni, ove il decreto sicurezza, voluto dalla Lega di Salvini, è paragonato alle leggi razziali del 1938.

La Azzolina non risparmia critiche e lancia accuse assai pesanti agli alleati di governo.

Far ragionare gli studenti non piace a certi politici

L’Onorevole, ricordando con piacere la sua esperienza di insegnante, volta a far ragionare  gli studenti, a non renderli asserviti a qualcuno, afferma che tante volte pensava che tale modalità di insegnamento non convenisse a certi politici.

Perché – si chiede la Azzolina – al politico che fa politica da anni, che forse non ha mai lavorato in vita sua, che non ha nemmeno studiato, che non conosce la bellezza, ma anche il sacrificio e il sudore dello stare sopra i libri, converrebbe avere una scuola che insegni a ragionare? Forse preferisce smantellarla, tanto i suoi figli potranno permettersi lussuosissime scuole paritarie. 

Una scuola che insegna ad essere teste pensanti, infatti, è un pericolo, in quanto farebbe perdere più facilmente la poltrona al politico in questione.

Più il popolo è istruito – prosegue la pentastellata – più è difficile prenderlo in giro con la retorica, stimolando sentimenti di paura, di odio verso chiunque. Più il popolo è istruito, più è critico, meglio funziona la democrazia.

Episodio di Palermo deve far riflettere

Quanto accaduto a Palermo, secondo la Azzolina, deve far riflettere tutti per capire chi ha interesse a non far circolare idee diverse dalle proprie e quali paure si celano dietro.

Chi vuole un popolo credulone? Forse chi teme di più di perdere la propria poltrona prima o poi.

Il post completo

Quando insegnavo storia e filosofia ai miei studenti nei trienni delle scuole secondarie superiori, una sola cosa desideravo ardentemente. Che le loro teste si aprissero, pensassero, ragionassero, ponessero domande e provassero a dare delle risposte.
A volte facevamo i cosiddetti debates ed era bello perché ognuno esprimeva il proprio pensiero senza mai offendere gli altri.
Tornavo a casa entusiasta perché negli occhi di quegli studenti c’era una crescita, stavano diventando cittadini, uomini e donne pensanti, non marionette asservite a qualcuno.
Tantissime volte ho pensato che a certi politici questo modo di fare scuola non convenga.
Perché al politico che fa politica da anni, che forse non ha mai lavorato in vita sua, che non ha nemmeno studiato, che non conosce la bellezza, ma anche il sacrificio e il sudore dello stare sopra i libri, converrebbe avere una scuola che insegni a ragionare? Forse preferisce smantellarla, tanto i suoi figli potranno permettersi lussuosissime scuole paritarie.
Non rischierebbe di perdere la poltrona prima o poi? Ebbene si, la perderebbe più facilmente.
Più il popolo è istruito, più è difficile prenderlo in giro con la retorica, stimolando sentimenti di paura, di odio verso chiunque. Più il popolo è istruito, più è critico, meglio funziona la democrazia.
Gli episodi di Palermo, che andranno accertati chiaramente, devono fare riflettere tutti. Chi ha interesse a mettere a tacere le idee? E soprattutto perché hanno così paura di idee diverse dalle proprie, a maggior ragione se provengono dagli studenti?
Chi vuole un popolo credulone? Forse chi teme di più di perdere la propria poltrona prima o poi.

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