Azzolina al passo d’addio: cosa ha fatto e cosa ci sarà da fare per la scuola

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Fallito il tentativo di Roberto Fico, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, opta per la soluzione di alto profilo e di unità nazionale: Mario Draghi.

A meno di clamorosi stravolgimenti dell’ultim’ora, di una bocciatura sonora dell’esecutivo in Parlamento (al Senato i numeri non fanno star sereno il governo nascente), l’esperienza di Lucia Azzolina come ministra dell’Istruzione si conclude. La 38enne esponente del M5S ritorna a fare la deputata.

Cosa è stato fatto durante il suo dicastero e cosa rimane da fare per la scuola

Chiariamo subito: mai nessuno si era districato in mezzo ad una simile emergenza sanitaria e sociale dal secondo dopoguerra. La ministra è entrata in carica il 10 gennaio e a fine febbraio ha dovuto fare i conti con l’emergenza Covid-19, lo stop alla didattica in presenza.

L’esperienza come ministra dell’Istruzione, in realtà, era iniziata con l’attacco delle opposizioni sul concorso dirigenti scolastici, polemica che è continuato per tutto il suo mandato da titolare del dicastero.

Il 21 febbraio primo caso di Covid-19 per un cittadino italiano, per il governo Conte è l’inizio dell’emergenza che sconvolgerà la storia recente italiana. La pandemia mette a dura prova anche il settore scolastico. Prima lo stop alle gite, poi il 4 marzo, dopo una drammatica giornata, Azzolina e Conte in conferenza stampa, dichiarano lo stop all’attività didattica in presenza fino al 15 marzo. In realtà non si tornerà in classe fino a settembre.

La didattica digitale viene messa in campo di fretta  e furia con pregi e difetti (molti). Dopo un lungo dibattito si decide anche di cambiare l’esame di Stato: impossibile svolgerla come di consueto (uno scritto e due orali). Ecco la soluzione d’emergenza con un maxi orale e soprattutto l’ammissione alla prova per tutti.

L’estate passa con i preparativi per il ritorno in classe e soprattutto per l’accesa polemica sui banchi a rotelle (di cui se ne è tornato a parlare nei giorni scorsi). Cult la foto della ministra dell’Istruzione a La 7, in una torrida serata di metà estate, sul banco a rotelle. Sembra passato un secolo e invece accadeva otto mesi fa.

Il ritorno in classe a settembre è contrassegnata da una partenza a singhiozzo causa elezioni regionali. Alla fine di ottobre, però, i contagi risalgono e le Regioni agiscono in ordine sparso. Prima la Campania, poi tutte le altre, decidono di chiudere le scuole. Momenti difficili tra lo Stato e gli enti locali. Prima di Natale c’è l’accordo per un rientro in classe ordinato dopo l’Epifania, ma prima del 6 gennaio, nuovo scontro tra le parti e partenza rimandata al 1° febbraio per molte scuole di diverse regioni italiane. Il resto è cronaca delle ultime ore e probabilmente non sarà più compito di Lucia Azzolina.

Sul capitolo reclutamento, invece, il 2020 è l’anno della promulgazione di ben tre concorsi: infanzia e primaria, secondaria e straordinario. Soprattutto quest’ultimo è terreno di scontro tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno delle forze che sostenevano il Conte Bis non sono mancati momenti di tensione. Il concorso straordinario parte, ma poi si blocca per via dell’emergenza Covid-19. Ripartirà il 15 febbraio.

Per quanto riguarda la Legge di Bilancio 2021, ecco, in grafica, cosa lascia in eredità la ministra dell’Istruzione.

Ecco quello che rimane tramite il Decreto Ristori

Ecco, invece l’atto di indirizzo di Lucia Azzolina

ATTO DI INDIRIZZO

Nell’atto di indirizzo la Ministra definisce in via prioritaria per l’anno 2021 i seguenti obiettivi:

  • contrastare la dispersione scolastica, promuovere l’inclusione e l’equità complessiva del sistema educativo nazionale
  • definire una relazione virtuosa tra edilizia scolastica e benessere collettivo
  • innovare metodologie didattiche e ambienti di apprendimento
  • migliorare l’offerta formativa, ridurre il gap formativo tra mondo della scuola e mondo del lavoro e valorizzare il rapporto con l’università e la ricerca
  • incentivare i processi di reclutamento, formazione e valorizzazione del personale scolastico
  • promuovere l’autonomia scolastica e potenziare il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni
  • valorizzare e sviluppare il sistema nazionale di valutazione
  • ampliare il percorso di internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione e formazione e promuovere la mobilità degli studenti
  • promuovere politiche efficaci per il reclutamento, la formazione e la valorizzazione del personale dell’amministrazione centrale e periferica
  • innovare i processi gestionali: semplificare e digitalizzare per garantire efficacia, efficienza, economicità, legalità e trasparenza dell’azione amministrativa.

Cosa, invece, dovrà fare il prossimo ministro dell’Istruzione, probabilmente un tecnico?

Da una parte bisognerà intervenire sul contratto del personale scolastico, dall’altra intervenire per contrastare la dispersione scolastica e promuovere l’inclusione. Migliorare l’offerta formativa, potenziare i PTCO (l’ex alternanza scuola/lavoro). Internazionalizzare ancora di più il sistema di formazione e istruzione. Far partire i concorsi ordinari e valorizzare ancora di più il personale scolastico, ma soprattutto andare ad eliminare le storture dell’attuale sistema (eccessiva precarizzazione, miglioramento della condizione stipendiale). Occorrerà capire anche come il nuovo ministro si adopererà per migliorare il rapporto con le scuole paritarie.

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