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Azione didattica è spazio e tempo, come cambia con quella a distanza: dalla “pedagogia della lumaca” al progetto “Farememoria”

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La tecnologia, la didattica a distanza, i social media, le “diavolerie informatiche” come le avrebbe chiamate Adriano Olivetti, non sono tutto e, nonostante, ci si sia concentrati, in maniera tempestiva e continuativa, su di essi, non possiamo, e non dobbiamo, perdere di vista che questi sono pur sempre strumenti (alcuni) e metodologie e non possono sostituirsi, in alcun modo, alla piacevolezza e alla efficacia, non già della didattica in presenza (anche), quanto piuttosto all’azione della didattica che è tempo e spazio, contemporaneamente.

Sì, proprio tempo e spazio nella scuola digitale. Il materializzarsi dell’azione educativa nella poliedrica estensione del tempo e dello spazio: quasi un paradosso nella scuola DaD che, invece, tende ad azzerare, talvolta, compromettendo definitivamente, il valore di queste due categorie.

Le dinamiche della classe virtuale

Come sono cambiate, dunque, le dinamiche di gestione della classe virtuale? Ed il setting di apprendimento? Naturalmente con riferimento all’organizzazione del tempo e dello spazio e alle criticità da affrontare.

È evidente a tutti che cambiano le competenze richieste agli insegnanti per gestire il lavoro con una classe virtuale che, unicamente o quasi, gli strumenti digitali.

Come è a tutti noto i l’apprendimento può essere concepito come una struttura nella quale ogni condizione influisce sull’altra. Solo per ricordarlo, i fondamenti di questo complesso sono:

  • la progettazione/la programmazione, ivi compresa la riprogettazione;
  • i contenuti;
  • la metodologia;
  • gli spazi;
  • i tempi.

Il tempo

E, in riferimento a questi due ultimi fondamenti, potremmo tranquillamente affermare, disturbando Kant, a buona ragione, che spazio e tempo, nell’apprendimento, indipendentemente che esso sia a distanza, condizionano ogni nostra esperienza sensibile in quanto le esperienze didattiche, anche se su piattaforma, ci sono presentate sempre situate all’interno di uno spazio e di un tempo. Da un lato questi, perciò, producono i loro effetti sull’azione educativa, solo in presenza dei dati dell’esperienza sensibile, ma dall’altro sono ricavati per astrazione dalla sensazione.

È questo, scrive il dirigente scolastico del Liceo “Meucci” di Aprilia la Prof.ssa Laura De Angelis “il momento del tempo sospeso, della nostalgia del tempo vissuto, dello spaesamento, del disorientamento. Siamo chiusi in casa per fuggire la “peste”. La realtà virtuale si sta trasformando in normalità. Quello che ci dava sicurezza: i nostri amici, i nostri impegni di scuola, i nostri orari, sono alterati, liquidi, ci sfuggono. Ci assale la noia, l’ansia”.

Perché, comunque lo consideri, il tempo è una variabile educativa, determinando, di fatto, il complesso di elementi temporali entro il quale viene esperita l’azione di insegnamento, anche se ciò avviene a distanza, maggiormente, potremmo dire. Elementi temporali che influenzano il lavoro didattico diventano, dunque:

  • suddivisione della giornata in ore o in periodi temporali più distesi, evitando che le ore mantengano la stessa durata che in presenza (massimo 45 minuti)
  • la distribuzione del lavoro didattico nell’arco della giornata (con attenzione al lavoro di tutti i docenti, evitando accavallamenti non solo delle lezioni sincrone ma anche delle consegne)
  • l’alternanza delle diverse attività
  • l’organizzazione dell’orario settimanale e, inoltre,
  • l’impegno temporale dedicato agli impegni domestici e al gioco, importantissimi.

Il tempo, dunque. E quale velocità dare a questo tempo?

Un’educazione “accelerata” da una parte e tempi, necessariamente, più distesi capaci di promuovere la “lentezza”. Perché se è vero che l’evoluzione e il progresso tecnologico e la società globalizzata richiedono un’educazione sempre più accelerata, dall’altra il tempo scuola, in questo momento storico del COVID-19 l’accelerazione cede il passo alla decelerazione dei tempi perché l’apprendimento, oggi più di prima (forse lo avevamo dimenticato), vuole il suo tempo.

È questo riguarda tutti e quattro i tempi di cui parla Italo Bassotto.

Da un lato, quelli quantitativi

  • tempo della scuola: durata giornaliera, settimanale, mensile in cui la scuola pone a disposizione i suoi servizi, anche se al tempo della Didattica a Distanza
  • tempo del curricolo: quantità di ore stabilite dalla normativa entro cui si svolgono le attività didattiche e quelle più opportunamente proponibili in questa condizione specifica; e poi, quelli qualitativi
  • tempo dell’insegnare: identificato spesso con il tempo scuola e del curricolo ed, in questo caso, con ciò che è indispensabile porre a disposizione
  • tempo dell’apprendere: il tempo essenziale, equo, ridotto; “non c’è un cervello identico a un altro”; tempi formali e informali dell’apprendimento.

Lo spazio

Il momento del tempo, dunque, ma è anche il momento dello spazio. Di uno spazio sospeso tra la realtà fisica e la fisicità della percezione, nella distanza e nella tecnologia.

Qualcosa è mutato pure qui, in effetti.

Scrive il professore Castoldi, in “Didattica generale” che si può definire “lo spazio scolastico come il contenitore fisico e materiale in cui si realizza l’insegnamento. Entrando in una classe, il modo in cui è organizzato lo spazio, la disposizione dei banchi, l’uso delle pareti, la posizione della cattedra sono elementi che ci veicolano immediatamente un certo modo di pensare l’insegnamento e una determinata cultura didattica; si tratta quindi di elementi che condizionano l’azione didattica e la stessa relazione educativa che si esercita in quel determinato spazio”. Ma lo spazio oggi è diventato virtuale. I banchi sono diventate icone sullo schermo, le pareti sono diventate l’hardware del pc, la cattedra si è trasformata in una semplicissima icona che circoscrive il docente sulla piattaforma. E, allora, è necessario sganciarsi, provvisoriamente, dagli stereotipati cliché a cui i docenti sono abituati. Forse più confortevoli e sereni, ma oggi impossibili a riproporre. Anzi, più si cerca di farli rivivere, più si sbagli e più ci si allontana dalla vera missione educativa della scuola “al tempo della crisi e della prova” come ha ricordato, durante l’Omelia, il Santo Pontefice Francesco, durante la veglia Pasquale. “Tutti hanno bisogno di essere rincuorati e se non lo facciamo noi … chi lo farà”, continua Papa Francesco. Eccola, la motivazione forte del nostro impegno, anche oltre la fisicità spaziale e la temporalità. Scrive Maria Montessori: “gli spazi d’aula dovrebbero essere polifunzionali, nel senso di consentire lo studio e il lavoro individuale e di gruppo, la comunicazione interpersonale, il momento corale ma anche l’isolamento, la sperimentazione del nuovo e l’approfondimento specializzato del già acquisito. Dovrebbero essere inoltre ordinati, non solo in termini di comfort e gradevolezza, ma nel senso di sistemati e organizzati per aree didattiche, in modo da far percepire le connessioni tra i singoli ambiti. Così le discipline, tutte le discipline, diventano vive e attive perché corrispondono ai vari ‘punti di vista’ da cui analizzare l’argomento che si sta trattando e/o si deve studiare”.

Non dimentichiamo, dunque, che c’è processo educativo nel “momento corale ma anche l’isolamento” e che non sempre deve far paura “la sperimentazione del nuovo e l’approfondimento specializzato del già acquisito”. Bisogna solo riconsiderare tutto. Ritrovarci per ritrovare i nostri alunni; comprenderci per comprendere le difficoltà dei nostri allievi; orientarci nell’articolato mondo della didattica a distanza, per saper orientare con consapevolezza.

Lo spazio sono gli elementi dell’ambiente di apprendimento:

  • il clima accogliente della classe
  • un atteggiamento dei docenti, rispetto alla situazione, ottimistico e capace di instillare fiducia e tranquillità
  • la capacità degli insegnanti, nonostante le paure e le incertezze sul futuro, di stimolare motivazione e impegno
  • la relazione costruttiva docente-studente che deve permeare tutta l’attività dell’insegnamento.

Perché sono ambiente di apprendimento non solo il luogo fisico ma anche il luogo virtuale, e perché no, anche lo spazio mentale e culturale, lo spazio organizzativo, lo spazio emotivo/affettivo. E lo sono pure, come non ricordarlo, anche gli ambienti digitali, come le piattaforme digitali per l’e-learning, il blended learning, ma anche quelle per la condivisione, la comunicazione e il cloud.

La pedagogia della lumaca

L’educazione da caldeggiare, in questo mondo difficile e diverso, è quella lenta. È una possibilità che non dobbiamo affatto abbandonare e che, anzi, tenacemente dobbiamo far nostra e inseguire. Il nostro compito è quello di individuare strategie educative che possano frenare i ritmi (purtroppo frenetici e, talvolta, inarrestabili) dell’educazione e considerare lo sviluppo globale della personalità.

Domènech Franchesch ha formulato 15 principi per un educazione lenta.

Scurati parla di un’idea della “pedagogia slow” mentre Zavalloni parla di “pedagogia della lumaca”.

Scrive Domènech Francesch “L’educazione, è un viaggio lento con molte fermate nel quale, attraverso una moltitudine di situazioni, le persone compiono un processo che le aiuta a crescere sul piano emotivo e intellettuale. L’educazione che si realizza in profondità, che porta alla comprensione dei fenomeni e del mondo, e che va oltre una semplice trasmissione, è dilatata nel tempo”.

Piero Prosperi si pone e ci pone, all’attenzione, due domande:

Come superare la contrapposizione tra il tempo dell’insegnare e il tempo dell’apprendere?

Come superare la rigidità del tempo scuola?

Ed è lui stesso che fornisce una soluzione:

“Utilizzare le nuove tecnologie per superare la rigidità del tempo scuola sfruttando i tempi informali dall’apprendimento (quelli al di fuori dall’ambiente scolastico) Portare e/o rafforzare il tempo dedicato a casa per l’apprendimento utilizzando gli ambienti digitali (es. piattaforme di e-learning) o le nuove metodologie (es. Flipped learning)”.

Il progetto “Farememoria” del liceo “Meucci” di Aprilia

Scrive il dirigente scolastico del Liceo “Meucci” di Aprilia la Prof.ssa Laura De Angelis, riferendosi a questo tempo specifico che, oltre a tutto il resto, che “è anche tempo di raccontare, perché scrivere e documentare ci può aiutare, ci può sostenere, ci può rendere più consapevoli, più creativi, più forti. Gli alunni partecipanti al progetto “Farememoria”, per … contribuire a lasciare una testimonianza storica importante, dovranno svolgere una delle seguenti attività:

1. Scrivere un diario per 1 mese, cartaceo o digitale, non necessariamente giornaliero, per documentare le giornate più significative di queste settimane di isolamento.”

2. Fare un’intervista audio o video ad un familiare o a sé stessi e trascriverla su supporto cartaceo o digitale (ad es. Word)

(…)

Per l’intervista e il diario, le domande da porre ad un Altro (reale o immaginario) potrebbero essere le seguenti:

· Come passi la tua giornata?

· Cosa sta cambiando nella tua vita rispetto a prima?

· Quali sono le cose che ti mancano di più?

· Ci sono persone anziane che ti posso raccontare momenti analoghi accaduti nella loro gioventù?

· Quali sono le cose (oggetti, ricordi, momenti della giornata) che ti stanno facendo sentire “vivo”, “presente”, che ti stanno facendo provare “belle emozioni”?

I docenti referenti del Progetto restano a disposizione anche per eventuali scambi di opinione che consentano di affrontare meglio, senza fuggire, il senso di SPAESAMENTO che l’attuale momento produce. Scriveteci, raccontateci le vostre perplessità, dubbi, di questi giorni.

(…) Auguriamo a tutti gli studenti un buon lavoro!”.

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