Autonomia differenziata, il Senato “stronca” la riforma Calderoli: rischio indebolimento per scuola e sanità. Poi la precisazione: “Era solo una bozza”

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Nonostante il disegno di legge sull’autonomia differenziata affermi che “non devono scaturire nuovi o superiori costi per il bilancio pubblico”, si potrebbero tuttavia generare “oneri finanziari al momento di definire i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) relativi ai diritti civili e sociali che devono essere assicurati su tutto il territorio nazionale”.

Questa è una considerazione emersa dalla nota di lettura del Servizio Bilancio del Senato preparata per l’esame del disegno di legge in commissione Affari costituzionali del Senato.

“Potrebbero emergere ulteriori oneri finanziari – continua il documento – nella fase successiva alla definizione dei Lep, durante la verifica di specifiche aree o settori di attività oggetto dell’accordo” tra Stato e Regioni, “in relazione alla garanzia del raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni, così come durante il monitoraggio degli stessi. Un’altra situazione che potrebbe portare a ulteriori oneri riguarda l’incarico assegnato alla Commissione paritetica di valutare annualmente gli oneri finanziari derivanti, per ogni Regione coinvolta, dall’esercizio delle funzioni e dalla fornitura dei servizi legati alle ulteriori modalità e condizioni particolari di autonomia, come previsto dall’accordo”.

“L’articolo 5 – prosegue la nota del Servizio Bilancio – identifica come forma di copertura dei costi legati al trasferimento delle funzioni previste dagli accordi una o più partecipazioni ai tributi statali, senza tuttavia specificare quali. Per eventuali ulteriori costi che potrebbero sorgere, l’articolo rimanda all’articolo 17 della legge contabile relativo alla copertura finanziaria delle leggi e al rispetto dell’equilibrio di bilancio”.

“Uno specifico chiarimento – suggerisce la nota – andrebbe, in particolare, fornito relativamente alle modalità con cui le intese, non potendo pregiudicare l’entità delle risorse da destinare a ciascuna delle altre Regioni, dovranno conciliare questa condizione con quella di trasferire alle Regioni differenziate le funzioni, con le relative risorse umane, strumentali e finanziarie, concernenti materie o ambiti di materie riferibili ai Lep, senza compromettere la sostenibilità finanziaria della misura. In altre parole, come si riuscirà a garantire la compatibilità di un eventuale aumento di gettito fiscale delle Regioni differenziate rispetto alla legislazione vigente, per effetto del trasferimento delle funzioni, con la necessità di conservare i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) concernenti i diritti civili e sociali presso le altre regioni”.

“Analogo chiarimento di sostenibilità della misura andrebbe fornito non solo al momento della transizione delle funzioni ma anche nel corso degli anni successivi, specificando quali saranno gli strumenti da approntare al fine di evitare interventi a carico del bilancio statale. Si segnala tra l’altro che se in presenza di un massiccio trasferimento di funzioni riferibili ai Lep e nell’impossibilità di ridurre la spesa per i Lep nelle altre Regioni non differenziate, si verificasse l’insorgenza di oneri aggiuntivi da coprire debitamente, le voci di spesa su cui lo Stato potrebbe agire per individuare possibili risparmi, da utilizzare a copertura, dovrebbero essere in numero inferiore rispetto a quelle precedenti al trasferimento. Tra l’altro le funzioni rimanenti in capo allo Stato saranno prevalentemente quelle di competenza esclusiva elencate al primo comma dell’articolo 117 della Costituzione, i cui margini di riduzione andrebbero attentamente valutati e chiariti”.

“Nel caso di un consistente numero di funzioni oggetto di trasferimento – sottolinea ancora il Servizio Bilancio del Senato – potrebbe profilarsi l’eventualità di una incapienza delle compartecipazioni regionali sui tributi statali; le Regioni più povere ovvero quelle con bassi livelli di tributi erariali maturati nel territorio regionale potrebbero avere maggiori difficoltà ad acquisire le funzioni aggiuntive; le risorse attribuite mediante compartecipazione sono influenzate dal gettito del tributo erariale che a sua volta dipende dal ciclo economico che caratterizza in un dato momento il Paese”.

“In una fase avversa dell’economia è lecito aspettarsi una riduzione del gettito del tributo erariale e una riduzione delle risorse da compartecipazione in assenza di una sua rideterminazione; la compartecipazione sui gettiti dei tributi erariali limita i margini di manovra delle Regioni rispetto agli effetti determinati dalle politiche di intervento del Governo centrale sui medesimi tributi, salvo poter ricorrere ai propri spazi di autonomia tributaria. In altre parole, con le compartecipazioni le Regioni non hanno quel margine di manovrabilità tipico dei tributi propri in quanto è assente la potestà di variazione dell’aliquota stabilita dallo Stato”.

Infine la nota del Servizio Bilancio segnala che, nonostante sia previsto che “le funzioni amministrative in esame siano trasferite dalla Regione agli Enti territoriali di minori dimensioni, contestualmente alle relative risorse umane, strumentali e finanziarie, in linea di principio, tale attribuzione potrebbe far venir meno il conseguimento di economie di scala dovuto alla presenza dei costi fissi indivisibili legati all’erogazione dei servizi la cui incidenza aumenta al diminuire della popolazione. Andrebbe dunque assicurato che tale ulteriore attribuzione di funzioni amministrative agli Enti locali avvenga in assenza di ulteriori oneri aggiuntivi a carico dei bilanci dei predetti Enti territoriali”.

Solo una bozza

“Una bozza provvisoria, non ancora verificata, sul disegno di legge sull’autonomia è stata erroneamente pubblicata online. Il Servizio del Bilancio si scusa con la stampa e con gli utenti per il disservizio arrecato”. Questo è quanto precisa un comunicato dell’Ufficio stampa del Senato in merito alla Nota del Servizio Bilancio relativa al disegno di legge sull’autonomia differenziata.

Il PD attacca: “Non è vero”

“Ciò che sta avvenendo in Senato ha dell’incredibile. È stato tolto dal sito del Senato il dossier del Servizio Bilancio sul ddl Calderoli sull’autonomia differenziata. Si tratta di un atto molto grave, di vera e propria censura”. Lo dice il senatore del Pd Alessandro Alfieri, responsabile Pnrr e Riforme per il Pd.

“La colpa di quel dossier era solo quella di evidenziare dati di fatto oggettivi: quel progetto rischia di creare diseguaglianze evidenti tra le diverse Regioni del nostro Paese penalizzando quelle più povere che ‘potrebbero avere maggiori difficoltà ad acquisire le funzioni aggiuntive’, come riportava il dossier censurato”.

“Per minimizzare l’accaduto è uscita una nota di scuse dello stesso Servizio che parla di una ‘bozza’ non ancora verificata. In realtà, il dossier era stato già mandato per mail a tutti i senatori venerdì scorso, quindi ben 5 giorni fa. Ridicolo parlare di bozza”.

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