Autonomia differenziata, il Governo fa quadrato. Anief chiede una commissione d’inchiesta sulla questione meridionale dal 1861 ad oggi e sui LEP differenziati in ogni area del Paese

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Il Governo Meloni sembra volere fare quadrato attorno al disegno di legge a firma Roberto Calderoli sull’autonomia differenziata: Palazzo Chigi ha comunicato che durante la riunione del CdM di ieri “si è definito il percorso tecnico e politico per arrivare, in una delle prossime sedute del Consiglio dei ministri, all’approvazione preliminare del disegno di legge sull’autonomia differenziata”.

Si tratta di un passo non ancora completo ma importante verso il progetto di regionalizzazione promosso dal Ministro Calderoli, scrive oggi la stampa specializzata nella scuola.

Anief conferma il suo ‘no’ senza se e senza ma all’autonomia differenziata: il giovane sindacato ritiene che le norme che hanno un impatto sul sistema nazionale di istruzione, formazione e ricerca debbano essere stralciate, perché le Regioni italiane non sono in grado di garantire Lep omogenei e meno che mai nell’Istruzione, unico strumento rimasto in mano allo Stato italiano per realizzare il principio di uguaglianza sostanziale alla base della nostra Costituzione.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, spiega i motivi della forte opposizione sindacale rispetto a questo disegno di legge: “Non si può parlare di autonomia differenziata – dice il sindacalista – se non si riaffronta prima il tema della questione meridionale, attraverso una commissione di inchiesta parlamentare che indaghi sul perché dall’Unità di Italia ad oggi si è proceduto e comunque si è realizzata una differenziazione di livelli essenziali di prestazione, i Lep, da parte dello Stato nelle diverse aree del Paese. Sono gli stessi livelli – spiega Pacifico – che oggi si vorrebbero come punto di partenza per garantire la parità di trattamento tra cittadini”.

Il giovane sindacato ricorda che l’autonomia differenziata – la cui bozza è stata pubblicata alcune settimane fa – oltre ad accentuare le differenziazioni di offerta formativa, con il fondato rischio di incrementare il gap territoriali sugli apprendimenti, rischia di introdurre ulteriori “vincoli pluriennali per stabilizzare organici”: si introdurrebbero, infatti, altri vincoli agli spostamenti del personale andando a determinare un ulteriore vuoto di cattedre e posti Ata in alcune regioni d’Italia. “La risposta politica alle richieste periodiche del cambio di scuola non può essere l’obbligo a rimanervi per diversi anni – spiega ancora il presidente Pacifico – ma incentivare a raggiungerle con sostanziose indennità di sede e di trasferta. E rimborsando i docenti costretti a spostarsi di centinaia di chilometri. Come pure i vincitori di concorso devono avere la possibilità di spostarsi liberamente sulla totalità dei posti senza titolare. Solo in questo modo, mettendo il corpo docente nelle condizioni di raggiungere le sedi più congeniali, il problema si ridimensionerebbe”.

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