Autonomia differenziata e istruzione. Lettera

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Inviato da Enrico Maranzana – Il governo intende attuare l’autonomia differenziata: vuole attribuire alle singole regioni la facoltà d’intervento legislativo su molte materie, tra cui l’istruzione.

Un’iniziativa che la saggezza popolare avversa, ammonendo: non mettere il carro davanti ai buoi.

Riformulando: come la costruzione di un edificio è preceduta dallo studio del terreno su cui sorgerà, così il decentramento regionale può avvenire solo dopo aver accertato la capacità d’autodeterminazione degli istituti scolastici.

Ne consegue l’inderogabilità dell’accertamento della corretta operatività delle scuole e, in particolare, della puntuale applicazione delle norme sulla “autonomia delle istituzioni scolastiche” che “si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”. Progettazione è la parola chiave. Essa consiste nel feed-back: la capitalizzazione degli scostamenti tra attese e risultati. E’ sufficiente consultare i documenti che le scuole hanno messo in rete per constatare l’assenza della progettazione nelle attività delle istituzioni scolastiche. Per sanare la situazione sarebbe sufficiente che i Consigli di Circolo/d’Istituto dessero attuazione alle disposizioni del Dlgs del 94.

Il Piano Triennale dell’Offerta Formativa, da loro approvato, deve contenere la “elaborazione e l’adozione degli indirizzi generali” espressi in modo che siano misurabili e monitorabili; deve inoltre indirizzare la “programmazione dell’azione educativa” del Collegio dei docenti” attraverso l’indicazione dei “criteri generali della programmazione educativa” [per approfondire: “Scuola: i nodi vengono al pettine “ disponibile nel sito atuttascuola.it] E’ avvilente constatare come l’orientamento governativo privilegi la gestione delle risorse rispetto al buon funzionamento dell’apparato scolastico.

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