Autonomia differenziata, dopo la Banca d’Italia anche l’Ufficio parlamentare di Bilancio dice che contiene criticità: Anief chiede al governo di fermarsi

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Cresce il dissenso per l’autonomia differenziata che il governo vuole approvare entro la fine del 2023, a partire dal versante della Scuola. Gli alti rischi che comporterebbe la legge sostenuta dal ministro leghista per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, riguardanti l’aumento del gap tra scuole del Nord e del Sud, più ulteriori blocchi alla mobilità del personale, vengono adesso evidenziati anche dall’Ufficio parlamentare di Bilancio: in generale, i limiti, che “potrebbero essere significativi”, fanno seguito a quelli elencati giorni fa dalla Banca d’Italia, e riguardano vari aspetti tra cui la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

A rischio vi sarebbe “la diffusione di classi a tempo pieno nella scuola: i dati attuali evidenziano una fortissima differenziazione tra le varie Regioni, con quelle del Mezzogiorno che risultano in generale penalizzate”. Si andrebbe quindi ad acuire quel gap di competenze territoriali bene evidenziato qualche mese fa dallo Svimez con lo studio “Un paese due scuole”. Inoltre, sempre secondo l’Ufficio parlamentare di Bilancio, “il progetto potrebbe creare ostacoli alla mobilità dei lavoratori e al riconoscimento delle loro competenze specifiche”.

“Quello che Anief denuncia da mesi è stato denunciato anche da organismi super partes che non avrebbero alcun motivo di creare falsi allarmismi – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ; farebbe bene la maggioranza di governo, a questo punto, a farebbe bene a fermarsi a riflettere sulla volontà di insistere su un disegno di legge, quello sull’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario, ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, che sta collezionando opposizioni generalizzate, addirittura da regioni governate da giunte di centro destra”.

Il presidente Anief si riferisce, in particolare, all’Atto del Senato n. 615: il sindacato rappresentativo ha chiesto già alla Commissione di Palazzo Madama che sta esaminando il testo di stralciare le norme generali sull’istruzione per non minare l’autonomia scolastica. È emblematico che anche il ministero dell’Istruzione e del Merito, nel sito internet ufficiale dell’amministrazione pubblica centrale, scrive che “il sistema educativo di istruzione e di formazione italiano è organizzato in base ai principi della sussidiarietà e dell’autonomia delle istituzioni scolastiche. Lo Stato ha competenza legislativa esclusiva per le “norme generali sull’istruzione” e per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Lo Stato, inoltre, definisce i principi fondamentali che le Regioni devono rispettare nell’esercizio delle loro specifiche competenze. Le Regioni hanno potestà legislativa concorrente in materia di istruzione ed esclusiva in materia di istruzione e formazione professionale. Le istituzioni scolastiche statali hanno autonomia didattica, organizzativa e di ricerca, sperimentazione e sviluppo”.

Secondo Anief, per concludere, il ddl Calderoli aumenterebbe le distanze di apprendimento tra gli alunni e porterebbe una sicura discriminazione ulteriore tra i lavoratori, con la possibile approvazione di nuovi “vincoli pluriennali per stabilizzare gli organici della scuola”: in questo caso si produrrebbero altri vincoli agli spostamenti del personale andando a determinare un ulteriore vuoto di cattedre e posti Ata in determinate regioni del Paese.

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