Autonomia differenziata, Calderoli: “Nessuno pensa a 20 scuole diverse, pronto a riscrivere la bozza”

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“Chi ama la propria terra vuol bene a Paese. Sono pronto a riscrivere la bozza sull’autonomia differenziata. Guardo all’ autonomia e al Paese oggi anche con gli occhi del Sud perché il Nord lo conosco già”.

Intervistato da La Repubblica, Roberto Calderoli ministro per gli Affari regionali e l’Autonomia spiega che la sua proposta per ora è basata su “appunti di lavoro che sono stati utili. Ma sono disponibile anche a riscrivere tutta la bozza, avendo avviato il confronto. Ascolto i suggerimenti dei governatori e le richieste di buonsenso. Ma se mi attaccano sostenendo che spacco l’Italia, allora rispondo: vai fare il comizio da un’altra parte. Se mi dicono che il reddito medio al Sud è più basso che nel resto d’Italia e che c’è un maggiore calo della popolazione o un deficit di strade e ferrovie, è colpa dello Stato centrale”.

Per Calderoli “l’autonomia consentirà alle Regioni che vanno meno veloci di mettersi al passo con quelle che corrono. Nessuno pensa a 20 scuole, ma a funzioni che creeranno maggiore efficienza”. “È lo Stato centrale che ha fallito finora accentuando le disparità. Prima di far partire l’autonomia garantiremo uguali diritti sociali e civili, i cosiddetti Lep, i livelli essenziali di prestazione”, assicura.

De Luca: “Rischio di rottura nazionale”

“Mi auguro che chi parla di Nazione e di Patria comprenda il rischio di rottura dell’unità nazionale e di tradimento della gente del Sud. La più grande emergenza del Paese è il calo demografico drammatico, e la migrazione biblica dal Mezzogiorno al Nord di giovani, per il 40% laureati. La soluzione di questo problema dovrebbe essere il principale dovere patriottico. Altro che questo genere di regionalismo”. Così in un’intervista a La Repubblica, il governatore della Campania Vincenzo De Luca, boccia l’Autonomia differenziata promossa dal governo, giudicandola “affrettata, propagandisti ca. E molto pericolosa”.

Per De Luca, la bozza “riduce a zero il ruolo del Parlamento e del Mef nella valutazione delle intese; non assume come pregiudiziale la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e quindi dei costi standard, prorogando di fatto la spesa storica; spacca l’Italia nei servizi per la salute e per la scuola; e ignora il dovere di definire prioritariamente il fondo di perequazione per il Sud stabilito dall’articolo 119 della Costituzione”. Per il governatore però “il pulcinellismo è il principale nemico del Sud. Chi non si misura con la sfida dell’efficienza può essere abbandonato al suo destino”.

BOZZA [PDF]

Quattro settori coinvolti

Sono quattro le materie coinvolte: la scuola, la sanità, l’ambiente e le politiche del lavoro, materie sulle quali verrà aperta la trattativa. Alle Regioni virtuose sarà consentito di ottenere un aumento delle somme destinate alle prestazione. Si ipotizza di prevedere un monitoraggio ogni tre anni. Non verrà erogato un solo euro in più: tanto lo Stato spende, tanto lo Stato darà.

La bozza del disegno di legge “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione” risulta completa, in questa nuova formulazione, con alcune modifiche rispetto alla bozza elaborata dal ministro Maria Stella Gelmini nell’aprile 2022.

All’articolo 3 si parla anche di scuola. I livelli essenziali di prestazione sono applicati, infatti, anche in questo settore. Ad esempio, entro il 2027, ogni Comune dovrà mettere a disposizione il 33% dei posti negli asili nido per i bambini di fascia 0-3 anni e fissare i numeri di alunni e docenti per ogni scuola e classe.

Si legge: “Nelle materie di cui all’articolo 117, norme generali sull’istruzione, tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, della Costituzione e nelle materie della tutela e sicurezza sul lavoro, dell’istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale, e della tutela della salute, (…) il trasferimento delle competenze legislative o delle funzioni amministrative e delle risorse corrispondenti ha luogo a seguito della definizione dei relativi livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”

Con la proposta di regionalizzazione, dunque, si rischia un vero e proprio processo separatista per la scuola: programmi diversi a livello regionale, sistemi di reclutamento territoriale e meccanismo di finanziamento differenziati. Migliaia di docenti transiterebbero, secondo quanto segnala il quotidiano, nei ruoli della Regione con effetti sulla contrattazione nazionale e possibili differenziazioni salariali territoriali.

La proposta di legge, si specifica, non significa che una Regione potrà modificare il programma didattico o svolgere attività di insegnamento, che rimane riservata allo Stato. Ciò su cui l’autonomia potrà incidere è l’organizzazione. L’obiettivo a cui mirano le Regioni è iniziare un anno scolastico con i docenti assegnati alle classi fin dal primo giorno. Non è in discussione l’autonomia delle scuole nel fissare i programmi, né i concorsi per le assunzioni. I livelli essenziali di prestazione saranno fissati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge.

Prima del trasferimento di competenze lo Stato dovrà approvare i livelli essenziali delle prestazioni, entro un anno secondo la bozza. Decorso questo termine, “si provvede con atto avente forza di legge”.  Con l’anno scolastico 2024/25, la scuola potrà essere assegnata alle Regioni che lo chiederanno. Solo Lombardia e Veneto dovrebbero chiederlo: 5 miliardi in Lombardia, oltre 2,5 miliardi in Veneto. Tagli, in vista, invece per le altre regioni, Sicilia e Sardegna comprese.

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