Autonomia differenziata, Anief: Boccia vuole discutere coi sindacati il blocco sui trasferimenti

di redazione
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Comunicato Anief – Durante l’audizione presso la Commissione parlamentare per le questioni regionali, nel presentare le linee programmatiche del suo dicastero, il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia (Pd), ha detto che sta lavorando per “completare l’autonomia differenziata ma dentro una cornice unica nazionale” e che per farlo bisognerà definire “i Lep, Livelli essenziali delle prestazioni”.

Il metodo, ha continuato il ministro, che farà “il raccordo con tutti i fondi pluriennali d’investimento col vincolo ad essere destinati alle aree più in ritardo”. Parlando specificatamente di Scuola e di insegnanti, il ministro ha detto – riporta Il Corriere del Veneto – che “non è giusto cambiare di continuo. Una soluzione c’è e l’abbiamo già sperimentata per l’Agenzia delle Entrate: agli ultimi concorsi l’accesso era nazionale ma le assunzioni sono poi avvenute per Regione, con l’obbligo per i vincitori di restare sul territorio per almeno 5 anni. Vogliamo adottare lo stesso criterio per gli insegnanti? Possiamo discutere con i sindacati se devono essere 5, 7 o 12 anni ma non mi pare che così facendo si possa essere accusati di smontare la Repubblica dalle fondamenta”, ha concluso Boccia.

L’INTESA SULLA SCUOLA TRA MIUR – OO. SS. E LA RISPOSTA DI ANIEF

Il sindacato Anief prende subito posizione sul tema e ricorda al ministro Boccia che il recente accordo siglato il 1 ottobre 2019 tra i sindacati firmatari di contratto e il ministro Fioramonti prevede una mobilità volontaria sulle assunzioni in ruolo, attraverso la scelta di una seconda provincia-regione per le prossime immissioni in ruolo da graduatoria ad esaurimento o di merito o di merito regionali ad esaurimento, cui deve corrispondere, al contrario di quanto dichiarato, una mobilità straordinaria, per consentire il rientro nel proprio territorio di chi aveva maturato il diritto e l’aspettativa ad essere assunto nella propria regione. Attualmente, esiste già un vincolo quinquennale di permanenza per gli attuali neo-assunti che è fortemente discriminatorio e lede il diritto alla famiglia in un Paese che continua ad avere il 20% del suo organico affidato a personale precario, per esigenze di bilancio. Poi rimane in vita il problema dei docenti “deportati” dall’algoritmo impazzito della “Buona scuola” quando, unico caso della scuola italiana, si reclutò e si fecero gli spostamenti per “fasi”, costringendo migliaia di insegnanti a lavorare anche a centinaia di chilometri da casa. La continuità didattica si ottiene stabilizzando gli organici e il personale precario. Bisogna ritornare al Testo unico del 1994, ad un vincolo triennale con la possibilità dell’assegnazione provvisoria annuale fino alla maggiore età dei propri figli.

LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE ANIEF, MARCELLO PACIFICO.

Già nel 2011, con la Legge 106, si decise di estendere a cinque anni il blocco dei trasferimenti ma due anni dopo, nel 2013, con la Legge 128. il Parlamento si rese conto dell’illegittimità e impraticabilità della norma, ritornando al triennio. Quando saremo chiamati al confronto spiegheremo come sia necessaria, al contrario, nella nostra scuola dove ogni anno variano gli organici ed è grande il turn over, una mobilità ordinaria senza vincoli cogenti che favorisca il rientro nella propria regione e garantisca i passaggi di ruolo attraverso regolari corsi abilitanti. Chiederemo questo cose anche nelle modifiche al contratto nazionale integrativo sulla mobilità sottoscritto e valevole fino al 2022”.

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