Autonomia, 1 miliardo in più in Veneto e Lombardia. Ecco perché

Nel Consiglio dei Ministri di ieri, c’è stato il via libera, da un punto di vista tecnico, dei testi sull’autonomia chiesta dalle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Autonomia, primi passi in Consiglio dei Ministri. Dubbi del M5S. Lombardia chiede gestione concorsi docenti

Veneto e Lombardia: gestione personale scuola

La Lombardia, qualora la riforma venisse approvata, avrà la gestione di:

  • disciplina dell’organizzazione e delle modalità di valutazione del sistema educativo;
  • programmazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro;
  • definizione del fabbisogno regionale del personale, con la facoltà per la Regione di bandire concorsi per reperire insegnanti e altro organico.

Dirigenti, docenti e altre figure già in servizio avranno inoltre la facoltà di passare da dipendenti statali a regionali.

Simile il testo relativo alla regione Veneto, mentre l’Emilia Romagna ha cha chiesto la gestione degli organici e degli investimenti, ma non la gestione diretta dei docenti mettendoli alle dipendenze della Regione.

Veneto e Lombardia: fondi

Scuola24 ha fatto il punto per quel che riguarda i fondi, relativamente al capitolo Istruzione, sottolineando che per il Veneto e la Lombardia si prevede 1 miliardo in più di risorse, diversamente da quanto previsto per l’Emilia Romagna che, come detto sopra, non ha chiesto la gestione del personale.

In Lombardia e Veneto, la scuola ha un costo pari a 8,4 miliardi, cifra che, con l’eventuale entrata in vigore dell’autonomia, dovrà essere coperta con le quote di Irpef o Iva cedute. Per le altre regioni, sottolinea Scuola24, non cambia nulla.

Dopo tre anni dall’entrata in vigore dell’autonomia e dopo la definizione dei fabbisogni standard (entro un anno), per ogni funzione trasferita dallo Stato, dovrà essere garantito a ciascuna regione “autonoma” un finanziamento pari al «valore medio nazionale procapite» della spesa per la stessa funzione. E qui i numeri si muovono, nel senso che sono indirettamente interessate le altre regioni.

Il coinvolgimento indiretto delle altre regioni, in termini finanziari, deriva dal fatto che in Lombardia e Veneto l’istruzione costa meno della media nazionale, per cui si dovrà garantire alle stesse, come sopra riferito, la medesima cifra media nazionale. Ecco i calcoli: lo Stato, secondo la Ragioneria generale, spende per l’istruzione 463 per ogni lombardo e 483 per ogni veneto (in Emilia Romagna la spesa è di 470 euro pro capite); la media nazionale è di 537 euro. Per assicurare anche a Lombardia e Veneto la predetta cifra, ossia 537 euro pro capite, serve un miliardo in più.

Il miliardo in più per le due summenzionate regioni dovrebbe essere reperito “Senza oneri per la finanza pubblica”, ergo tramite l’aumento delle quote Irpef-Iva da lasciare sul territorio. Qualora il gettito rimanente non basti a finanziare le esigenze dello Stato, si dovrebbero trovare nuove coperture. In tal caso, però, il costo sarebbe a carico di tutti.

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