Autismo. In 20 anni +1000% casi. Oggi 1 bambino su 200 è a rischio

Di Lalla
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Ufficio Stampa IdO – Negli ultimi 20 anni si è assistito ad un aumento nel riscontro dei casi di autismo pari al 1.000%, eppure ci sono ancora ritardi nella diagnosi e terapie non idonee ad affrontarlo. L’Istituto di Ortofonologia ha proposto quindi un approccio innovativo di tipo psicodinamico sia nella valutazione che nella terapia basato sulla motivazione e non sul condizionamento, dimostrando che per il 24% dei bambini in trattamento presso l’Istituto l’autismo è una gabbia da cui si può uscire, mentre per circa il 70% non è un blocco inamovibile.

Ufficio Stampa IdO – Negli ultimi 20 anni si è assistito ad un aumento nel riscontro dei casi di autismo pari al 1.000%, eppure ci sono ancora ritardi nella diagnosi e terapie non idonee ad affrontarlo. L’Istituto di Ortofonologia ha proposto quindi un approccio innovativo di tipo psicodinamico sia nella valutazione che nella terapia basato sulla motivazione e non sul condizionamento, dimostrando che per il 24% dei bambini in trattamento presso l’Istituto l’autismo è una gabbia da cui si può uscire, mentre per circa il 70% non è un blocco inamovibile.

I casi di autismo oggi in Italia sono riscontrabili in 1 bambino ogni 200, mentre venti anni fa il rapporto era 1 su 1.500/2.000. Attualmente risultano ancora sconosciute le cause della patologia, ma l’ipotesi più accreditata fa risalire la sua origine ad un disturbo di ordine genetico o neurobiologico. Un aumento quindi del 1.000%, che rappresenta una crescita esponenziale del disturbo, frutto di una maggiore consapevolezza dei pediatri ad individuarlo ma che ancora oggi viene troppo spesso diagnosticato in ritardo e affrontato con terapie non idonee. Eppure la possibilità di migliorare la qualità di vita di questi bambini autistici e delle loro famiglie dipende in maniera diretta dal tempismo con il quale si riesce ad effettuare una valutazione e, di conseguenza, dall’adozione di terapie mirate al singolo caso.

“Un unico metodo non funziona per tutti”, come osservano Federico Bianchi di Castelbianco e Magda Di Renzo, rispettivamente direttore e responsabile del servizio Terapia dell’Istituto di Ortofonologia (IdO, centro accreditato dal Sistema sanitario nazionale di terapia e ricerca per l’età evolutiva, operativo dal 1970, ed ente di formazione e aggiornamento per medici, psicologi e insegnanti) che di fatto propongono due progetti distinti – uno relativo all’individuazione del disturbo, l’altro alla terapia – evidenziando che circa il 70% dei bambini in cura ha migliorato la propria diagnosi passando da una situazione di autismo ad una di spettro autistico, mentre il 24% è addirittura uscito dall’autismo a dimostrazione che questo disturbo è una gabbia da cui si può anche uscire.

Nate e promosse dall’IdO, le due iniziative, dal carattere “innovativo”, sono al centro del convegno scientifico dal tema “Autismo Infantile. La centralità della diagnosi precoce per un progetto terapeutico mirato”, presentato oggi al Palazzo dei Congressi nell’ambito di “Diregiovani Direfuturo-Il Festival delle giovani idee” e promosso dallo stesso Istituto, in collaborazione con la Fondazione Telecom Italia e la casa editrice Magi Edizioni.

I due progetti – noti come “Tartaruga” e “La centralità della diagnosi precoce nell’autismo infantile”: il primo legato alla terapia e il secondo alla valutazione del disturbo – hanno infatti un carattere “innovativo” perché basati su un approccio teorico e terapeutico di tipo psicodinamico, fondato sulla dimensione affettiva-motivazionale che non esclude alcun elemento di sviluppo cognitivo nel bambino autistico e scardina il rigido modello clinico comportamentale di impostazione americana.

Il grande cambiamento proposto dall’IdO si basa proprio sull’individuazione di un diverso deficit primario nel disturbo autistico, da cui poi scaturisce una differente valutazione e terapia. Se finora è stato generalmente considerato come primario il deficit cognitivo, basato sulla “teoria della mente”, con l’Istituto si cambia direzione affermando che primario è invece il deficit affettivo. Questa nuova visione permette all’IdO di passare, nella terapia sull’autismo, da un approccio con predominio della mente (“up-down”) ad un approccio con predominio del corpo e degli stati affettivi (“down-up”). Con il progetto Tartaruga, infatti, l’innovazione introdotta dall’IdO è il principio della centralità del corpo nella relazione che il bambino stabilisce con il mondo e l’attenzione alla sua individualità piuttosto che alle sue sole capacità.

Un approccio dal tratto “umano” che si riscontra anche nel secondo progetto dell’Istituto di Ortofonologia, quello su ‘La centralità della diagnosi precoce nell’autismo infantile’, co-finanziato dalla Fondazione Telecom Italia, che mira ad individuare il disturbo attraverso il coinvolgimento della triade scuola-famiglia-pediatri per sviluppare un filtro iniziale che permetta l’individuazione precoce dei soggetti a rischio.

Due progetti che, andando oltre i rigidi standard di diagnosi e terapia comportamentale, hanno prodotto rilevanti risultati a dimostrazione che l’autismo è affrontabile con risultati soddisfacenti.

Progetto Tartaruga – L’autismo è una delle patologie infantili più discusse e controverse, i sintomi sono rilevabili entro il secondo/terzo anno di vita e si manifestano con gravi alterazioni nelle aree della comunicazione, dell’interazione sociale e dell’immaginazione. Il principale problema è stato fino ad oggi quello della mancanza di strumenti terapeutici idonei, che hanno tenuto in scarsa considerazione la qualità dell’interazione che il bambino stabilisce con il mondo degli oggetti e con gli altri. Per questo motivo l’IdO, con il progetto Tartaruga attivo a Roma dal 2004, ha deciso di dare centralità nella terapia alla dimensione corporea come strumento di comunicazione e di relazione, e alla componente emotivo-affettiva quale elemento fondamentale “nel percorso che il bambino intraprende per uscire dal suo isolamento”.

Il primo obiettivo raggiunto dall’istituto, (I significati dell’autismo, 2007, a cura di Magda di Renzo; Sostenere la relazione genitori-figlio nell’autismo, 2011, a cura di Magda Di Renzo e Silvia Mazzoni) è stato quello di distinguere all’interno della “disomogenea categoria dei bambini con disturbi autistici” due sottogruppi definiti con sintomatologia lieve e severa in base alla gravità dei punteggi ottenuti con le scale standardizzate: Autism diagnostic observation schedule Generic (Ados-G) e Childhood autism rating scale (Cars). Ciò che è emerso in modo sorprendente, grazie alla ricerca, è stata la presenza di intenzionalità nel sottogruppo con sintomatologia lieve, ovvero il fatto che esista la possibilità che il bambino possa comprendere le intenzioni dell’altro. La presenza di intenzionalità è diventata un indice predittivo dello sviluppo cognitivo dei bambini autistici e, grazie all’elaborazione di un nuovo test realizzato dall’IdO, è stata trovata in un numero significativo di soggetti in terapia compresa una certa percentuale di bambini con sintomatologia severa.

Si tratta quindi di una scoperta che ha messo “in discussione la ‘teoria della mente’ come spiegazione della maggior parte delle bizzarrie del bambino con autismo”, spiega Di Renzo nel sottolineare che “l’esperienza clinica ha evidenziato che lo sviluppo del bambino autistico segue le stesse linee di quello normodotato ma con tempi molto più lenti”.

Tutti i pazienti del progetto Tartaruga sono stati valutati con i test Ados-G e Leiter-R. Quest’ultimo è uno strumento diagnostico indicato per coloro che presentano gravi difficoltà di comunicazione e per cui è necessaria una valutazione che vada oltre le tradizionali scale di intelligenza, che sappia analizzare la sfera socio-emotiva legata alla dimensione propria della percezione, dell’immaginazione e del gioco. “Ciò che è rilevante – afferma la responsabile del servizio Terapia dell’IdO – è la possibilità di far emergere con il test Leiter-R le potenzialità intellettive dei bambini che nelle prime diagnosi valutative erano oscurate. Dopo un periodo di terapia svolto con questi bambini – aggiunge Di Renzo – non solo è diminuita la percentuale di quelli con ritardo mentale, ma siamo riusciti anche a misurare con buoni esiti il quoziente intellettivo di soggetti inizialmente non valutabili” (Le potenzialità intellettive nel bambino autistico, 2011, a cura di Magda Di Renzo, Massimiliano Petrillo e Federico Bianchi di Castelbianco).

Da sottolineare ancora la diversa percentuale di ritardo mentale riscontrata tramite l’uso della Leiter-R nel campione di bambini autistici in terapia presso l’Ido, pari al 44%, cifra che differisce considerevolmente dalla percentuale riportata dal DSM-IV (il manuale clinico internazionale), pari al 75%. Inoltre, su un campione di 79 bambini, che hanno effettuato un percorso di terapia presso l’Istituto tale da consentire un re-test successivo, si è riscontrato un miglioramento della diagnosi per il 75%, ovvero 3 su 4 hanno presentato una sintomatologia meno severa dopo il percorso terapeutico, mentre 19 bambini (24%) sono migliorati a tal punto da uscire dalla diagnosi di autismo.

Progetto ‘La centralità della diagnosi precoce nell’autismo infantile’ – Proprio per favorire lo sviluppo psichico dei soggetti coinvolti da questo disturbo e per promuovere nuove norme comportamentali da parte degli adulti che li circondano, l’IdO ha attivato a marzo 2011 il progetto ‘La centralità della diagnosi precoce nell’autismo infantile’. L’obiettivo in questo caso, spiega Bianchi di Castelbianco, “è di fornire agli educatori e agli insegnanti gli strumenti necessari per individuare i bambini che avrebbero necessità di essere inviati a specialisti per la formulazione della diagnosi precoce. Mentre per i medici pediatri – chiarisce – miriamo ad aumentare la sensibilità riguardo al tema autismo e l’importanza della loro consapevolezza ai fini diagnostici”.

Si tratta di un progetto pilota che ha coinvolto studi medici, nidi e scuole dell’infanzia di Roma e provincia, e che nel giro di pochi mesi ha interessato 60 pediatri, oltre 50 scuole materne e asili nido pubblici e 310 educatori e insegnanti. Su 1.600 protocolli raccolti, di cui 1.100 già decodificati, 8 bambini sono risultati autistici, 74 devono continuare ad essere monitorati pur essendo in assenza di autismo, mentre 31 soggetti devono essere sottoposti ad un approfondimento diagnostico. La percentuale di bambini a rischio di autismo in Italia di 1 su 150-200 è quindi confermata dai dati elaborati dall’Istituto, grazie alla collaborazione della Fondazione Telecom Italia e delle diverse società di medici pediatri. Tra queste la Federazione italiana medici pediatri, la Federazione sindacale CIPe SIMPeF, l’UNP Unione nazionale pediatri e l’Accademia internazionale di pediatria.

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