Aumento stipendio insegnanti sì, ma si pensi anche alla valorizzazione della figura. Lettera

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inviata da Sergio Audano – Spett. Redazione, oggi tocca anche a Enrico Letta aggiungersi al coro, peraltro da tempo variegato e vociante, dei politici che promettono di portare gli stipendi dei docenti italiani ai fantomatici “livelli europei” (non si capisce poi quali: della Germania? Della Romania? Se son rose…).

Vorrei però aggiungere qualche ulteriore considerazione, certo di esprimere lo stato d’animo di molte colleghe e colleghi.

In primo luogo il fatto che, forse ancor prima dello stipendio, a tutti noi preme una decisa valorizzazione del nostro ruolo e della nostra funzione sociale, al netto della molta fuffa che ha trovato nel cosiddetto “docente esperto” una delle sue punte più esilaranti (se non fosse drammatica).

Per cortesia, ora basta! Basta di essere presi in giro sistematicamente da destra come da sinistra, passando per il centro, l’alto e il basso. Siamo, noi docenti, senza contratto da anni, considerati alla stregua della spazzatura sociale. Siamo quelli dei “tre mesi di vacanza”, e con i politici pronti a “rieducarci” come nella Cina di Mao o nella Germania di Hitler. Siamo quelli che devono essere insieme amici, giullari, pedagogisti, infermieri, badanti, psicologi, cuochi, pompieri, guide turistiche, intrattenitori. Professionisti no, meno che mai “esperti”, magari diventati tali dopo una laurea (magari anche un master, un dottorato, un’abilitazione scientifica nazionale di prima o seconda fascia), concorsi, abilitazioni. Perché il posto a scuola non lo porta Gesù Bambino, ma si conquista, magari dopo anni di precariato, lontano da casa, dalla famiglia, dagli affetti.

Nessun politico ha mai detto una sola parola su questi aspetti, nessuno ha rivendicato la nostra professionalità, e non solo la nostra dedizione, il nostro impegno, la nostra passione.

Vede, caro Letta, vede, cara Meloni, vede, caro Calenda, vede, caro Conte (mi rivolgo ai leaders più in vista), non è solo questione di stipendio, almeno per me (e per tanti come me), che da decenni ci promettete di aumentare, adeguare e simili. Certo che è importante, ci mancherebbe. Ma sono stufo delle mance da mentecatto che ci elargite una tantum, come munifica concessione.

Io rivendico il diritto di sentire da un politico, di destra, centro, sinistra o anche di altra galassia, che la lezione di un docente è una forma di civiltà democratica. Che stare in classe di fronte ai propri alunni, senza pensare a competenze, LIM, CLIL, BES, PCTO e tante altre sigle che ci trasformano da educatori in grigi burocrati, è crescita personale e collettiva, è vera inclusione, è occasione di autentica libertà, civiltà e democrazia. Che una lezione su Dante, su Kant, sulle equazioni, sul catasto, sul funzionamento del corpo umano è un passo in avanti nel pensiero critico, nella formazione delle coscienze dei nostri giovani, a dispetto delle innovazioni fini a se stesse, degli slogan, della burocrazia inutile.

Basta con l’aziendalismo da strapazzo, basta col disprezzo della nostra funzione sociale, basta con le promesse di mance, bonus e spiccioli caritatevoli!

Torniamo allo spirito della scuola, secondo i dettami preziosi della nostra Costituzione, e valorizziamo in primo luogo la dignità degli insegnanti e il loro ruolo imprescindibile nella società.

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