Aumento stipendio docenti tra merendine e bevande zuccherate si ferma a 70 euro. Lettera

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inviata da Mario Bocola – Ma di quanto sarà l’ammontare del prossimo contratto de lavoro degli insegnanti?

Si era parlato di aumento a tre cifre, prima sbandierato ai quattro venti dal Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Lorenzo Fioramonti, poi smentito perché le casse dello Stato non permettono aumenti di circa 100 euro, bensì di 70 euro.

Fino a questo momento, perché le sorprese da parte del Mef possono arrivare all’ultimo momento.

E l’inquilino di viale Trastevere aveva decantato la tassa sulle merendine e sulle bevande alcoliche per aumentare gli stipendi dei docenti.

Comunque la cifra di 70 euro lordi è veramente vergognosa e rappresenta l’esatta fotografia di come tutti i politici sono bravi a parlare di scuola, ma quando si arriva al giro di boa, si tirano indietro nascondendosi dietro il paravento che purtroppo la coperta è corta e che le risorse messe a disposizione sono esigue.

Quindi assisteremo ad una ennesima beffa come ormai accade di consuetudine ogni anno da questa parte.

Il lavoro degli insegnante è una professione delicata, ma nessuno finora la tiene in debito conto.

Ci sono precari insegnano da anni per cui la trasformazione del contratto da determinato a indeterminato è automatica e senza oneri per lo Stato.

Oltre alle assunzioni che il Ministro Lorenzo Fioramonti, ha fortemente richiesto e voluto per dare stabilità all’organico di diritto bella scuola, ora si attende un’altra notizia, anch’essa positiva, cioè il rinnovo del contratto di lavoro dei docenti fermo da otto anni.

L’intesa parlava di 100 euro mensili lordi (le famose tre cifre tanto promesse) ma i soldi non ci sono e i sindacati devono fare un ulteriore sforzo per raggranellare altri euro al Mef per i docenti che giornalmente “buttano” letteralmente il sangue nelle classi e sono sottoposti ad una mole di lavoro non indifferente, senza considerare il lavoro “oscuro” che nessuno considerar.

Nella scuola, infatti, esiste il lavoro che si “vede” ossia le lezioni in classe e poi c’è il lavoro casalingo, cioè quello che non si “vede”: la correzione degli elaborati, la progettazione, la preparazione delle verifiche e delle lezioni, lavoro che quasi tutti i non addetti ai lavori non vedono o fanno finta di non vedere.

Ma che realmente c’è e meriterebbe di essere retribuito come avviene negli altri comparti della Pubblica Amministrazione.

L’attesa è lunga e snervante e genera sfiducia nei docenti. Dunque un lavoro sottopagato, non riconosciuto nella giusta considerazione dallo Stato e per giunta molto usurante dal punto di vista psico fisico.

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