Aumento stipendi, Pacifico (Anief): bene i 107 euro. Chiediamo l’indennità di rischio Covid e pensione a 63 anni [INTERVISTA]

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“Il ministro Brunetta ha parlato di 6,8 miliardi rispetto ai 5,4 miliardi stanziati nel 2018 per rinnovare i contratti, quindi ci sono 1,4 miliardi in più che dovrebbero portare a un aumento di 4,07 per 107 euro lordi, a questo dovrebbero aggiungersi i soldi per l’elemento perequativo”. Commenta così a Orizzonte Scuola Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, l’avvio delle trattative sul rinnovo contrattuale.

“Evidentemente – prosegue – 107 euro sono di più degli 80 euro di tre anni fa e quindi si va verso un accordo che però per Anief deve andare verso il principio del salario minimo. Per tutti i dipendenti pubblici deve essere legato al costo dell’inflazione. Nel 2008 c’è stata una legge che aveva bloccato l’aumento degli stipendi, poi c’è stato un primo contratto e questo è il secondo contratto che aumenta la percentuale dal 3,48 al 4,07 ma non recupera ancora integralmente i 14 punti di inflazione. Da questo punto di vista – spiega – per noi è importante andare a pareggio rispetto al costo della vita, poi ci deve essere l’impegno nel definire i temi del lavoro agile, della sicurezza dei lavoratori, e fare in modo che la pianta organica sia utilizzata non attraverso dei contratti a termine ma con contratti a tempo indeterminato”.

“Per fare questo ci colleghiamo anche all’intervento del ministro Brunetta in Senato: sullo svecchiamento della PA si deve parlare da una parte di concorsi, che devono essere banditi in maniera ordinaria e semplificata, dall’altra parte di procedure di reclutamento per chi ha più di 24 mesi di servizio nel pubblico impiego”.

Anief continua a richiedere l’indennità di rischio Covid per i lavoratori della scuola, ci spiega meglio?
Deve essere inserito nel contratto e in Italia deve essere aggiornato l’elenco delle malattie invalidanti, come si sta facendo in Europa. Bisogna, rispetto a chi deve garantire per lo Stato un servizio che è a rischio biologico, Covid oggi, Burnout ieri e domani, prevedere delle specifiche voci e delle finestre per il pensionamento. Noi abbiamo nella scuola la classe insegnante più vecchia del mondo e non possiamo permetterci oggi di disquisire se a 65 anni si deve fare il vaccino: si dovrebbe andare in pensione a 63 anni senza penalizzazioni.

Un lotto del vaccino Astrazeneca è stato ritirato: si è diffuso un po’ di timore anche fra il personale della scuola a cui è destinato questo vaccino. 
Avevo chiesto: perché agli Pfizer e agli insegnanti Astrazeneca? Ma ora è inutile andare a inventare la caccia alle streghe. Il ritiro del lotto è stato fatto in via precauzionale. Posso dire che, avendo fatto il vaccino, ho fiducia nella macchina scientifica ed amministrativa che segue il percorso e certamente bisogna indagare. Questo ci fa capire ancora di più che il vaccino deve essere volontario e non obbligatorio.
Ad oggi per la scienza è l’unica strada per uscire dal Covid.

Quindi è importante proseguire con le somministrazioni?
E’ importante proseguire ed è importante lasciare a chi ha autorevoleza scientifica analizzare i dati per capire cos’è successo nel caso specifico. Parliamo comunque di due casi su migliaia di persone e su cui non ci sono certezze su ciò che è accaduto.

Tornando agli stipendi, quali sono gli impegni che chiede Anief al Governo?
Bisogna cercare di ancorare gli stipendi ai livelli europei. Basti pensare che nella scuola elementare italiana, gli stipendi sono di 10mila euro annui in meno rispetto a quelli della media europea. A fine carriera nella scuola superiore sono 40mila euro in meno rispetto alla Germania. E allora fin da ora cominciamo a dire che dobbiamo trattare nella stessa maniera giuridica ed economica il personale di ruolo e il personale precario. E ancora: rivalutare i profili professionali, è da 35 anni che per il personale Ata si è rimasti fermi. Da 25 anni sono stati attribuiti diversi profili professionali, come i coordinatori, che esistono ma di fatto non ci sono. Ed è da 10 anni che non si fanno passaggi verticali. Non si parla neanche di carriera.
Prima il docente che voleva fare carriera doveva diventare preside. Dal 2001 ad oggi si è cercato di rendere simili il sistema del pubblico impiego a quello privato ma non si sono inseriti i quadri, anzi, nell’ultimo contratto si è abolita la figura della vicedirigenza.

Nelle linee guida si parlerà anche del lavoro agile e dovrà essere messo nel contratto.
Insomma, di idee ce ne sono tante. C’è una grande riflessione da fare. Bisogna sicuramente aggredire la precarietà anche nell’università e nella ricerca.

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