Aumento stipendi, Pacifico (Anief): 100 euro da gennaio, se si firmasse il contratto. Evitare spese inutili come i banchi [INTERVISTA]

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Gli stipendi dei docenti italiani restano fra i più bassi d’Europa: è quanto emerge dal rapporto Ocse – Education at a glance 2020. Facciamo il punto con il presidente dell’Anief Marcello Pacifico, alla luce delle risorse in arrivo dalla legge di Bilancio e dal Recovery Plan.

L’Ocse ci ricorda che gli stipendi dei docenti italiani sono tra i più bassi d’Europa. Arriveranno gli aumenti con la legge di Bilancio?

Sono state trovate le risorse per garantire l’elemento perequativo. Quei 400 milioni di euro servirebbero anche per mantenere per tutti i dipendenti pubblici quell’elemento perequativo che è stato distribuito e poi cessato da un anno. Se si firmasse il contratto, si potrebbero prevedere aumenti di più 100 euro pro capite pure per il personale della scuola. Questo aumento ad ogni modo è lontano sia dall’inflazione, che è stata registrata in Italia, sia dalla media europea. Il problema è che il prossimo anno ci sarà una legge di Bilancio con 200 miliardi di deficit, può esserci la paura che queste risorse vengano congelate.
E poi c’è una scommessa: i soldi del Recovery Plan. Sono stati stanziati quasi 20 miliardi per l’Istruzione e la Ricerca e, a nostro avviso, una parte di questi soldi andrebbero destinati alla valorizzazione del personale e quindi degli stipendi. In questo rientra l’indennità di rischio: oggi è rischio Covid, ieri e domani è burnout.
L’obiettivo deve essere valorizzare chi deve formare le generazioni del domani.

Come si può mettere in pratica?

Bisogna prendere impegni precisi col governo e chiedere di ottemperare per la valorizzazione di chi lavora in tutto il settore Istruzione e Ricerca.
Ora abbiamo 19,5 miliardi da investire, dobbiamo lavorare per capire come investirli. Chiediamo al governo di essere convocati per sapere almeno quali sono le idee del sindacato. Noi non vogliamo essere inseriti nelle task force, ma dire come spendere i soldi perché conosciamo le vere problematiche del personale che ogni giorno lavora nelle scuole.
Ora resta comunque importante dare da gennaio l’aumento di 100 euro, a condizione che sappiamo che il gap rispetto all’Europa è elevato anche sugli stipendi, soprattutto sugli organici e poi sugli apprendimenti.
Dobbiamo lavorare come sindacato a individuare quelle proposte che servono per migliorare tutto il sistema: aumentare il successo formativo dei nostri studenti, garantire il passaggio all’università, garantire il raccordo scuola-mondo lavoro. Ma per questo dobbiamo partire dalla valorizzazione del personale e quindi dagli stipendi, dalla lotta alla precarietà, dagli organici.
Invitiamo il governo a vedere davvero l’Europa. E’ uno sbaglio mettere nell’organico 100mila insegnanti di sostegno se si considera il rapporto alunni-docenti, e sono uno sbaglio 30mila insegnanti di religione.

Quando hai nella scuola il più alto tasso di precarietà del pubblico impiego del mondo e quando hai il corpo docente più vecchio, ti devi interrogare sul reclutamento.
Precariato, organici, revisione profili professionali, sono tre i cluster da attivare. Per quanto riguarda gli organici dobbiamo guardare le esigenze delle scuole.

Ora ci sono i supplenti Covid, ma una volta terminata la pandemia?

A dicembre i contratti non sono stati tutti fatti, sarebbero dovuti essere 70mila. Il problema della scuola italiana è vecchio e non è il Covid. E’ stato abolito l’insegnamento per moduli nella scuola elementare e proprio ieri ci siamo vantati che le bambine stanno recuperando il gap rispetto ai maschietti, ma se avessimo avuto l’insegnante di matematica sarebbe stato diverso. Poi sono arrivate le classi pollaio, i tagli sul personale Ata. Oppure pensiamo alla revisione dei profili professionali.
Vogliamo essere coinvolti nelle scelte, per evitare spese inutili come quella fatta con i banchi monoposto, che tra l’altro a dicembre devono ancora arrivare. Se qualcuno ci avesse chiesto un parere, avremmo detto di no e che sarebbe stato più opportuno ripristinare i 12mila plessi.

E’ giusto differenziare la retribuzione tra il personale?

Bisogna rivedere la tabella dei profili professionali e gli stipendi per quel che riguarda la differenziazione tra personale. Ma anche per fare questo servono risorse aggiuntive.
A nostro avviso il salario minimo deve essere orientato alla copertura almeno dell’inflazione, ma ancora oggi abbiamo stipendi 10 punti sotto l’inflazione.

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