In aumento il numero di studenti che sceglie di studiare il cinese come materia curricolare

di redazione
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Secondo la ricerca La nuova via della Cina, promossa dalla Fondazione Intercultura con Ipsos nell’ambito dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca, il cinese si studia per lo più nelle scuole secondarie di secondo grado (74) e più in particolare nei licei.

Aumenta il numero di studenti italiani che scelgono di seguire lezioni di cinese. Sono 279, l’8% del totale, le scuole che hanno attivato un corso di cinese, coinvolgendo circa 17.500 studenti.Per quanto riguarda invece la distribuzione geografica, è nel nord Italia che si registra un maggiore interesse verso la lingua e la cultura cinesi (46%).

In quasi la metà dei casi (48%) il cinese si e’ affermato come materia curriculare e nel 41% dei casi è stato inserito tra le materie dell’esame di maturità.

Il 93% dei presidi delle scuole che hanno attivato corsi di cinese si dice complessivamente soddisfatto, grazie anche al coinvolgimento e alla soddisfazione dimostrati dagli studenti (45%), per la qualità dei corsi messi in atto dalla scuola (23%), per le migliori prospettive per il futuro offerte ai ragazzi (22%) e per il fatto di essere protagonisti nell’avvicinare questa generazione di adolescenti a questa nuova cultura (21%).

Oltre 500 hanno partecipato alla ricerca e hanno messo il cinese al secondo posto tra le lingue considerate come «strumento fondamentale per il proprio successo futuro» (dopo l’inglese e prima di spagnolo e tedesco). Ad interessare molto l’ambito tecnologico e dell’innovazione (38%) in un Paese la cui influenza in Italia è destinata ad aumentare nei prossimi anni (ne è convinto il 70% dei giovani) e già oggi il suo peso a livello economico è ritenuto molto rilevante da oltre la metà degli intervistati (il 55% esprime un giudizio 8-10 su una scala da 1 a 10).

 

Alla presentazione della ricerca Fondazione Intercultura-Ipsos ha partecipato anche la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. “Il numero degli istituti che offrono l’insegnamento del cinese è destinato ad aumentare. Perché la curiosità verso l’altro, il desiderio di incontro, l’apertura verso mondi e culture differenti sono le caratteristiche intrinseche di cittadine e cittadini globali, esattamente ciò di cui il nostro Paese, e non solo, ha bisogno”. “Vogliamo che la partecipazione degli studenti a questi progetti sia serena, così come anche il loro rientro nel loro contesto di provenienza” – ha sottolineato la ministra Fedeli. “Qualcuno talvolta lamenta difficoltà in questa fase. Dobbiamo far sì invece che il sistema sia pronto a riassorbire questi giovani e ad arricchirsi grazie alla loro esperienza. Lavoreremo per questo”.

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