Aumenti stipendio docenti e ATA: Anief chiede 240 euro netti, non è una cifra a caso

Anief –  L’amministrazione pubblica tira giù la maschera: il Governo è in grado di produrre un aumento medio a dipendente statale, con il rinnovo contratto, che non supera i 100 euro lordi.

I dati arrivano dal Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti anno 2019 presentato il13 febbraio dall’Aran.

Il rapporto – scrive Orizzonte Scuola – evidenzia in circa 6 miliardi di euro le disponibilità finanziarie complessive a regime su tutta la Pubblica amministrazione, che renderanno possibile un adeguamento retributivo del 3,7% ed aumenti medi di circa 100 euro al mese per 13 mesi.

LE RICHIESTE DELL’ANIEF

Per l’Anief è un buon segnale ma bisogna insistere nel richiedere altri 4 miliardi: il sindacato ricorda che il ritardo degli stipendi di chi lavora a scuola, rispetto agli altri lavoratori pubblici, è abissale. È stata la stessa Aran a rilevarlo: se il compenso dei docenti e Ata non arriva a 30 mila euro, la media dell’amministrazione pubblica è di 34.491 euro. Anche i ministeriali (con 30.140 euro annui medi) superano in media i docenti. Solo per fare qualche esempio, il compenso, nella presidenza del Consiglio gli stipendi medi annui raggiungono i 64.611 euro e nelle Autorità indipendenti superano i 91.259 euro. E che dire dei magistrati, che a fine anno arrivano a 140 mila euro annui?

CONFRONTO DISARMANTE

Anche il confronto oltre confine è disarmante: dopo 15 anni di carriera, è tra 39.840 dollari (Italia) e 47.675 dollari (media Ocse). A fine carriera tra 48.833 (Italia) e 57.990 (media Ocse). Alle secondarie di secondo grado, a inizio carriera un docente in Italia guadagna 32.725 dollari, contro i 35.859 dollari della media Ocse. Dopo 15 anni, 40.952 dollari (Italia) e 49.804 dollari (media Ocse), a fine carriera, 51.045 (Italia) e 60.677. Se si guarda solo all’Europa la storia non cambia, perché un docente della Germania o dell’Olanda può contare su compensi più che doppi rispetto a quelli dei colleghi italiani. È quindi pari ad oltre mille euro in meno al meseil gap, dopo una trentina d’anni di servizio, tra un insegnante della scuola italiana ed un collega che opera nell’area Ocse.

Nei giorni scorsi, anche Papa Francesco ha giustamente ricordato che “davanti alle sfide dell’educazione ruolo cruciale è quello dei docenti, sempre sottopagati. La loro funzione deve essere riconosciuta e sostenuta con tutti i mezzi possibili. È necessario che abbiano a disposizione risorse nazionali, internazionali e provate adeguate”.

LA POSIZIONE DEL PRESIDENTE

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “il Governo oltre a tagliare il cuneo fiscale, con il cosiddetto bonus Renzi da 80 euro netti esteso anche a lavoratori che guadagnano oltre i 35 mila euro, deve valorizzare il ruolo professionale del docente: noi continuiamo a chiedere aumenti medi netti di 240 euro al mese: non è una cifra a caso, ma quella che servirebbe a superare finalmente l’inflazione e ad avvicinarsi alle retribuzioni di chi svolge la stessa professione, anche con impegni orari minori, in altri Paesi moderni. Vediamo gli altri sindacati cosa faranno, anche se in passato dopo un lungo blocco contrattuale hanno firmato per poco meno”.

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