Aumenti stipendiali. Soldi merito e bonus 500 euro nello stipendio il nodo che non mette d’accordo la Fedeli e i sindacati

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Nella trattativa sul contratto degli insegnanti, il cui primo incontro si è tenuto ieri all’Aran, si è discusso soprattutto di risorse.

Il ministro Fedeli ha affermato che i soldi per assicurare l’aumento medio di 85 euro ci sono, mentre non è dello stesso avviso Gasparrini, presidente dell’Aran.
Tutte le sigle sindacali hanno chiesto, per chiudere il cerchio delle risorse, di mettere sul tavolo degli aumenti i soldi destinati dalla Legge 107 alla valorizzazione del merito, considerato che anche nella legge di Bilancio è stato istituito un fondo di 200 milioni, che verrà incrementato con gli anni, proprio per questo, ma dietro contrattazione.

Inoltre i sindacati hanno chiesto anche di inserire nelle risorse i soldi del bonus formazione da 500 euro, circa 380 milioni di euro.

Queste aggiunte permetterebbero di far aumentare gli stipendi di circa 140 euro lordi.

L’Amministrazione su queste proposte non è così convinta, in quanto l’uso di questi soldi non è previsto dall’atto d’indirizzo firmato dal ministro della Funzione Pubblica, Madia.

Un’altra ipotesi è quella di dare l’aumento calcolato sulla percentuale di stipendio a cui però occorre aggiungere una voce “una tantum” per non perdere il bonus degli 80 euro di Renzi e permettere a chi prenderebbe un aumento inferiore agli 85 euro di arrotondare la cifra.

Potrebbe anche essere applicato lo scatto non prima del mese di marzo, come è successo per gli altri statali ministeriali: ogni mese in meno di applicazione dell’aumento fa salire di 7 euro la quota dello scatto.

Resta da vedere se la spunteranno i sindacati a smantellare un altro pezzo della Buona Scuola, facendo inglobare nello stipendio tabellare sia il bonus premiale che il bonus per la formazione.

 

 

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