Aumenti stipendiali? ANIEF, di appena 18 euro lordi per 2016-2017 e 85 euro 2018: persi 3.461 euro. Beffato personale della scuola e PA

di redazione
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Gli stipendi del personale che opera a scuola continueranno ad essere tra i più bassi dell’area Ocse: la conferma arriva da un’analisi, realizzata dal sindacato Anief, del disegno di legge con maxi-emendamento del Governo appena approvato. Incrociando questi dati con quelli del disegno di legge n. 2960, risulta infatti che il nuovo contratto porterà in media ad ogni lavoratore della scuola soli 18 euro lordi per il biennio 2016-2017, più 85 euro nel 2018. Significa che con la firma, saranno persi 3.461 euro al netto dell’indennità di vacanza contrattuale.

Il disegno di legge 2960 all’esame del Parlamento (Legge di stabilità 2018) all’art. 58 parla chiaro: le risorse stanziate per il rinnovo del contratto – 1 miliardo in più rispetto a quello preventivato – ammontano a 300 milioni di euro per il 2016, 900 milioni di euro per il 2017 e 2 miliardi e 850 milioni di euro per il 2018, da dividere per 2.709.745 dipendenti pubblici con uno stipendio medio di 31.749 euro annui al netto dell’assegno di indennità di vacanza contrattuale (IVC), bloccato dal 2008 al 2018.

Dalla percentuale di aumento ipotizzato, come descritto nella relazione tecnica allegata al disegno di legge, si ricavano gli aumenti mensili lordi per dipendente pubblico per gli anni 2016-2018, nel rispetto asserito dell’intesa tra Governo con le OO. SS. (CGIL, CISL, UIL) del 30 novembre 2016. Per il biennio 2016/2017 sono 18 euro mensili in media, mentre per il 2018, 85 euro lordi mensili.

Ma come la Costituzione insegna (art. 36) un contratto si firma solo se si recupera almeno il costo della vita che, nella programmazione del MEF tra il 2008 e il 2015, è aumentato dell’8,50%, con + 0,02 nel 2016, + 0,80% nel 2017, e + 1,70% previsionale nel 2018.

Se non si trova l’accordo sulle risorse o se queste non sono disponibili, scatta l’erogazione di un assegno mensile che almeno copre il 50% della previsione annuale del costo della vita. La legge 203/2008, prima del suo blocco operato dalla legge 122/2010 e reiterato dalle leggi 147/2013 e 190/2014, è chiara: in attesa del reperimento delle risorse per la firma di un contratto deve essere erogato a ogni dipendente pubblico un aumento mensile pari al 50% dell’inflazione annuale programmata (IVC), così da permettere di coprire il restante 50% nelle successive leggi di stabilità. Ecco perché, al netto dei ricorsi e delle diffide per sbloccare l’indicizzazione dell’IVC, la firma di questo contratto farebbe perdere 3.461 euro lordi a dipendente, 50 euro al mese dal 2018.

E se qualche sindacato si dice pronto a chiedere al nuovo Governo di mettere in contrattazione i 200 milioni di euro destinati al merito e i 300 milioni di euro destinati alla formazione obbligatoria del personale di ruolo – idea di per sé non malsana ma comunque legata a un intervento legislativo sulla 107/15 – di fronte a un allargamento della platea al personale Ata di ruolo e al personale docente precario (da Anief reclamato al Tar Lazio), ovvero a 1,1 milioni di dipendenti, dovrebbe ben sapere che la suddivisione di queste risorse per 13 mensilità per il solo 2018 aumenterebbe di soli 36 euro la quota mensile pro capite.

“Un contratto – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – si firma se rispetta il diritto dei lavoratori, la loro dignità umana e professionale come avviene nel settore privato dove vi sono stati aumenti salariali del 20% negli ultimi dieci anni di blocco del pubblico impiego. A questo punto non possiamo che continuare la nostra battaglia in tribunale per far dichiarare incostituzionali le norme che bloccano l’indicizzazione dell’assegno di indennità di vacanza contrattuale dal settembre 2015, cioè dalla data di sblocco della contrattazione come ci dice la Consulta, al netto dei soldi che il Governo trova o concorda per la firma del contratto di cui diffidiamo, fin d’ora, le altre OO. SS. dalla firma, a queste condizioni”.

“Se il Governo sarà disposto a cambiare la L. 107/15 e destinare alla contrattazione i 500 milioni del merito e della card – continua il sindacalista – si potrebbero recuperare altri 36 euro per il solo 2018, ma non 200 euro. Ecco perché Anief continua ad invitare il personale della scuola a inviare la diffida per sbloccare l’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale e ancorarla al 50% dell’inflazione programmata. Ogni lavoratore si gioca 135 euro in più dal nuovo anno e 2.817 euro di arretrati”.

Scarica e invia la diffida per recuperare l’IVC perduta e interrompere i termini di prescrizione.

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