Aumenti stipendiali al ribasso. Inferiori a 85 euro, con una tantum di 25 euro per 2018, scatti solo da marzo, bonus quasi sfumati

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A chiudere il cerchio di quanto è stato detto ieri nella riunione all’ARAN per il rinnovo contrattuale della scuola ci pensa oggi il Messaggero.

Abbiamo già riferito dell’empasse in cui si trova l’ARAN, impossibilitato a contrattare su quanto richiesto dai sindacati, ossia l’utilizzo dei fondi per il merito e per l’autoformazione e l’aggiornamento dei docenti, da portare in busta paga. Si tratta di tematiche non inserite nell’accordo ARAN del 30 novembre, per cui sarà necessario un confronto politico (ci sarà veramente?).

L’ipotesti più gettonata – riferisce il Messaggero – è quella di utilizzare il metodo della piramide rovesciata, per cui gli stipendi più alti non riceverebbero l’aumento di 85 euro, che andrebbe invece ai salari più bassi. Inoltre, potrebbe essere utilizzata una cifra «una tantum» che oscilla tra i 21 e i 25 euro da inserire nelle buste paga.

Per fare ciò però però gli scatti dovrebbero partire dal mese di marzo, in modo da recuperare in questo modo le cifre. Insomma, il personale della scuola si autofinanzierebbe l’aumento.

Inoltre, tale cifra interesserebbe solo il 2018. Dal 2019 l’aumento ritornerebbe ad essere quello di 85 euro medi, non per tutti. Fino alla prossima trattativa.

Aumenti stipendiali ancora fermi. Per bonus in busta paga la risposta sarà politica. Prossimo incontro scuola 11 gennaio

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