Aumenti stipendi, Anief: 100 euro lordi, il salario minimo sia adeguato all’inflazione

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Comunicato Anief – Assegnare ai dipendenti pubblici, a partire da quelli che operano nel settore dell’Istruzione, un compenso di lavoro degno di questo nome, quindi almeno allineato al costo della vita: a chiederlo, con un emendamento specifico al Disegno di Legge di Bilancio 2021 ora all’esame delle commissioni di competenza della Camera, è il sindacato Anief.

Per raggiungere questo obiettivo, che nella scuola significherebbe azzerare un gap di punti percentuali e due cifre tra stipendi e tasso annuo di inflazione reale, servirebbero al massimo quattro anni.

Gli stipendi dei lavoratori pubblici devono essere ancorati al costo della vita. Lo ricorda l’Anief, dopo avere preso atto che con i fondi previsti dalla bozza della Legge di Bilancio 2021 approvata dal CdM, pari a 400 milioni previsti dalla stessa legge di fine anno, l’ammontare dell’incremento stipendiale che andrà al personale pubblico si ferma a circa 100 euro lordi: l’aumento, se tradotto in un rinnovo contrattuale, lascerebbe quindi l’inflazione ben al sopra della media stipendiale. Quindi assai lontani da quanto previsto dal dettato costituzionale sulla proporzionalità dei compensi da lavoro rispetto all’inserimento dignitoso nella vita sociale. È bene, quindi, che si opti con urgenza per un regime stipendiale che assicuri l’azzeramento, nel 2024, di questa condizione che non fa onore al datore di lavoro quale è lo Stato. Si tratta di una realtà da superare anche secondo la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che qualche giorno fa ha chiesto pubblicamente di volere “adeguare i salari dei docenti a quelli europei, a partire dai maestri”.

IL TESTO DELL’EMENDAMENTO

Salario minimo

Si inserisce il comma 2

Il fondo di cui al comma precedente è incrementato entro il 2024 anche al fine di garantire l’allineamento del salario minimo al tasso annuo di inflazione reale, certificato dall’Istat e accertato dal Ministero dell’Economia e Finanze, nei rinnovi contrattuali per i dipendenti e dirigenti del pubblico impiego, rispetto al blocco dei trattamenti economici complessivi previsto dal blocco previsto dall’articolo della legge 30 luglio 2010, n. 122.

Motivazione: rispetto al blocco contrattuale avvenuto tra il 2008 e il 2016 e la progressiva perdita d’acquisto dei salari dei dipendenti pubblici in contrasto con gli articoli 36 e 39 della Costituzione si dispone il riallineamento degli stipendi attraverso l’integrale recupero, in percentuale, del tasso di inflazione reale certificato dall’Istat, superiore al 14%

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