Aumenti retributivi congelati e pensioni: solo il legislatore può scongelare il blocco. Si pronuncia la Corte dei Conti

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La Corte dei Conti, con sentenza 376/21, affronta il caso di un contenzioso sulla pensione di una docente che andava parametrato al trattamento economico in godimento al momento del collocamento a riposo e più in particolare all’ultimo stipendio percepito. Si costituiva l’Inps, osservando che nel caso di specie il trattamento di pensione, liquidato con il sistema retributivo, è stato disposto tenendo conto del blocco degli aumenti stipendiali dei dipendenti pubblici (contrattualizzati e non), previsto dall’art. 9 del d.l. n. 78/2010

La questione

La questione all’esame verte sul congelamento triennale degli aumenti retributivi, delle progressioni di carriera e degli scatti di anzianità, introdotto, per il triennio 2011-2013, dall’art. 9, comma 21, del d.l. n. 78 del 2010, conv. dalla legge n. 122 del 2010, prorogato al 2014 dall’art. 16, comma 1, lett. b), del d.l. n. 98 del 2011, conv. dalla legge n. 111 del 2011, come integrato dall’art. 1, comma 1, lett. a), primo periodo, del d.P.R. n. 122 del 2013, in quanto misura volta al contenimento e alla razionalizzazione della spesa pubblica.

La normativa

La sentenza di primo grado, affermano i giudici, dopo aver ripercorso l’intero excursus normativo e giurisprudenziale, ha ben evidenziato che l’art. 9, comma 1, del d. 1. n. 78/2010, convertito dalla legge n. 122/2010 ha previsto «per gli anni 2011, 2012 e 2013 il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, ivi compreso il trattamento accessorio, previsto dai rispettivi ordinamenti delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione … non può superare, in ogni caso, il trattamento ordinariamente spettante per l’anno 2010»; il successivo comma 23 ha precisato «per il personale docente, Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario (A.T.A.) della Scuola, gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti» e che analoghe disposizioni sono state previste, in relazione all’anno 2014, dall’articolo 1, comma 1, lettera b) del d.P.R. 4 settembre 2013, n. 122, con conseguente inapplicabilità dell’art. 43 del d.P.R. n. 1092/1973.

Solamente il legislatore può scongelare il blocco triennale
Dunque, conclude la Corte, “trattasi di disposizioni che hanno superato il vaglio della Corte costituzionale, in quanto spetta al legislatore, nell’esercizio discrezionale delle scelte di politica economica e di compatibilità con l’esigenza di equilibrio della finanza pubblica, prevedere eventualmente la riliquidazione dei trattamenti pensionistici dei pubblici dipendenti interessati dagli effetti prodotti dalla normativa in esame. Il legislatore può temporaneamente congelare gli incrementi retributivi che sarebbero altrimenti spettati ai pubblici dipendenti, sempre che la retribuzione assicuri comunque il rispetto del canone di proporzionalità e sufficienza di cui all’art. 36 Cost”.

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