Aumentano gli stranieri nelle scuole secondarie, meno nella primaria, migliora anche il rendimento scolastico

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Pubblicato il XX Rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu,una ricostruzione della dinamica del fenomeno migratorio che negli ultimi due decenni ha visto crescere la popolazione straniera in Italia da 500mila (regolari) a 5 milioni e mezzo di unità (regolari e non).

Pubblicato il XX Rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu,una ricostruzione della dinamica del fenomeno migratorio che negli ultimi due decenni ha visto crescere la popolazione straniera in Italia da 500mila (regolari) a 5 milioni e mezzo di unità (regolari e non).

E' calata  la percentuale di alunni di origine immigrata nella scuola primaria (che è passata dal 47,4% del 1992/93 al 35,3% nel 2013/14), è aumentata quella nelle scuole secondarie di secondo grado (passata dal 13,1% del 1992/93, al 22,7% del 2013/14): la distribuzione degli alunni stranieri rispecchia oggi maggiormente quella della popolazione scolastica complessiva, più numerosa nei corsi quinquennali (primarie e secondarie di secondo grado), minore nei tre anni delle secondarie di primo grado e nelle scuole dell’infanzia.  

Se nel primo decennio l’aumento degli stranieri era dovuto principalmente all’ingresso nelle scuole di minori nati all’estero, più di recente la crescita è legata all’ampliamento del gruppo di alunni nati in Italia da genitori immigrati. Dalla prima rilevazione di questo dato (2007/08), gli alunni stranieri nati in Italia si sono più che raddoppiati passando da 199.119 unità dell’a.s. 2007/08 a 415.182 unità del 2013/14, anno in cui rappresentano la maggioranza degli alunni stranieri (il 51,7% del totale). Essi esprimono bisogni ed esigenze educative differenziati rispetto alle prime generazioni e richiedono nuove risposte a livello didattico, oltre a riproporre il nodo della concessione della cittadinanza ai figli di immigrati che nascono, crescono e studiano in Italia. Il gruppo che è cresciuto di più è quello della scuola primaria (+92.894 arrivando a 182.315 alunni nell'a.s. 2013/2014, il 64,4% dei bimbi stranieri che frequentano questo ordine di scuola) e poi dell’infanzia (+61.626, arrivando a 140.739 l’84% degli iscritti stranieri). In parallelo, diminuiscono gli alunni stranieri nati all’estero: dall’a.s. 2007/08 al 2013/14 si sono dimezzati, arrivando a rappresentare il 4,9% degli alunni con cittadinanza non italiana, cioè 30.825 allievi.

Le cittadinanze più numerose, dal 2007/08, sono sempre le stesse: Romania (154.605 studenti stranieri, +150mila dal 1995/96), Albania (107.862, +100mila), Marocco (101.167, +93mila), Cina (39.204, +36mila).

Si mantiene nel tempo una disparità di risultati tra italiani e stranieri, con gli stranieri che hanno un minore successo scolastico nei diversi ordini di scuole, soprattutto nelle secondarie di secondo grado. Tuttavia, nel periodo considerato (2002/03 – 2012/13), la differenza tra stranieri e italiani nei tassi di promozione si è assottigliata: in un decennio è passata (pur sempre a sfavore degli stranieri) nelle scuole primarie dal –4,3% al –1,9%, nella scuola secondaria di primo grado da –8,6% a –6,1%, nella secondaria di secondo grado da –13,1% a –10,8%. Anche gli alunni stranieri in ritardo scolastico sono progressivamente diminuiti, anche se il problema ancora sussiste: nell’a.s. 2013/14 è in ritardo quasi la metà degli alunni stranieri nelle scuole secondarie di primo grado (il 41,5%) e addirittura i tre quinti degli studenti delle secondarie di secondo grado (il 65,1%).Questo fenomeno, non imputabile solo alle ripetenze, sembra dipendere dalla retrocessione in classi inferiori al momento del primo inserimento di nati all’estero, alle carriere irregolari delle prime generazioni e ai problemi del passaggio da un sistema scolastico a un altro. Una situazione che dovrebbe migliorare grazie all’aumento degli alunni di seconda generazione che frequentano le scuole italiane a partire dall’infanzia.

Nel 2013/14, dei 182.181 studenti delle secondarie di secondo grado, 69.062 (il 37,9% del totale degli stranieri che frequentano questo livello scolastico) è iscritto a istituti professionali e 70.220 a istituti tecnici (il 38,5%), il restante 23,6% frequenta un liceo. Nell’ultimo decennio si segnala un cambiamento nelle iscrizioni degli studenti stranieri: si sono ridotte quelle negli istituti professionali passando dal 42,6% del 2002/03 al 37,9% del 2013/14, sono aumentate quelle negli istituti tecnici passati dal 35,5% del 2002/03 al 38,5% del 2013/14 (che per la prima volta hanno in questo a.s. hanno sorpassato gli Istituti professionali) e nei licei, passati dal 21,9% al  23,6%. Gli stranieri di prima generazione sono più presenti negli istituti professionali, mentre gli studenti di seconda generazione si indirizzano maggiormente verso istituti tecnici e licei. La canalizzazione nella filiera tecnico-professionale dell’istruzione, tuttavia, permane e può essere interpretata come indicatore di rischio nei percorsi di apprendimento: il tasso di bocciatura e i rischi di abbandono scolastico sono più elevati negli istituti professionali, mentre il livello degli apprendimenti (cfr. Oecd Pisa) è più basso in questo tipo di scuole.

Dal 2002/03 a oggi (a.s. 2013/14) si è dimezzato il numero di scuole che non accolgono cni, passando dal 43% del 2002/03 al 20,4% del 2013/14, ed è molto cresciuto il gruppo di scuole con presenze di stranieri inferiori al 30% (dal 56,9% del 2002/03 al 74,5% del 2013/14). Nel corso del decennio poi, in  particolare dal 2006/07, sono emerse scuole con percentuali di stranieri superiori al 30% (gruppo che attualmente si attesta al 4,9% del totale delle scuole).

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