Aumentano i diplomati, ma al Sud il Governo investe poco e l’istruzione arranca. Con la riforma presupposti per un peggioramento

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A fornire i dati della situazione dell'istruzione italiana è l'Istat con il suo report annuale BES (Il benessere equo e sostenibile in Italia).

A fornire i dati della situazione dell'istruzione italiana è l'Istat con il suo report annuale BES (Il benessere equo e sostenibile in Italia).

Non accenna a diminuire la differenza territoriale nelle quote d diplomati e laureati a svantaggio del Sud.

Ad esempio per il tasso di uscita precoce dagli studi che si attesta al 12% nel Centro-Nord e al 19,3% nel Mezzogiorno, con punte superiori al 23% in Sicilia e Sardegna.

Per quanto riguarda le percentuali di diplomati nel Centro-Nord, il dato è in aumento, mentre non migliora quello del Mezzogiorno. Stesso per l’aumento dei laureati di 30-34 anni che nel Sud (dal 17,9% del 2013 al 23,3% del 2014) non è tale da ridurre il divario con altre zone del Paese.

In controtendenza dal punto di vista territoriale è il calo nel tasso di immatricolazione all’università che è stato più marcato al CentroNord e significativamente più lieve nel Mezzogiorno.

Il ritardo del Mezzogiorno riguarda anche le competenze acquisite, misurate attraverso i punteggi medi al test Invalsi. Gli studenti della classe seconda della scuola media superiore (secondaria di II grado) hanno livelli di competenza alfabetica funzionale e di competenza matematica molto più elevati al Nord (rispettivamente 209,9 e 212 punti) che nel Mezzogiorno (rispettivamente 191,3 e 188,6). In particolare, in Basilicata e Sardegna il livello di competenza alfabetica funzionale è inferiore a 190 punti, laddove nella provincia autonoma di Trento, Lombardia e Veneto supera i 212 punti.

Le differenze a sfavore del Sud sono profonde, e la scuola non è esente da critiche. Tra le indicazioni dell'Istat, le differenze territoriali strutturali in parte sono dovute all’offerta di scuola pubblica di qualità, consolidata ormai da molti anni, in particolare nei comuni del Centro e del Nord Italia.

Una situazione che non potrà che accentuarsi, anche a seguito delle novità introdotte dalla riforma della scuola che consente i finanziamenti esterni che, come prevedibile, si concentreranno principalmente nelle regioni del Centro-Nord.

L'imputabilità del divario non è, ovviamente, ascrivibile soltanto alla scuola che spesso si trova a lavorare in contesti difficili. E' l'abbandono economico del Sud che in questi anni di crisi si è accentuato fortemente a rappresentare il peggior nemico dell'istruzione. E' orami assodato che il livello di istruzione dipende anche dal contesto sociale di provenienza e la possibilità di una ascesa sociale è legata alla possibilità date dal contesto economico di poter risalire le categorie sociali.

L'Istat, infatti, ricorda che i figli di genitori con titoli di studio elevati o professioni qualificate abbandonano molto meno gli studi, hanno minori probabilità di diventare Neet, presentano livelli di competenza informatica maggiori e partecipano ad attività culturali molto più frequentemente dei figli di genitori poco istruiti o con bassi profili professionali. 

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