Aumentano contenziosi disciplinari docenti, costi per difendersi elevati: ci vuole una Camera della Concilizione

di Avv. Marco Barone
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Quella che ora segue è una succinta riflessione con contestuale proposta che si vuole sollevare qui, su Orizzonte Scuola, nell’auspico che qualcuno dalle parti del Governo possa valutare o recepire la possibilità di realizzare nelle misure che più verranno ritenute opportune ed idonee, delle esigenze diventate forse non più procrastinabili nel settore della scuola.

Nella scuola si è registrata una crescita esponenziale di contenziosi

Senza dilungarsi in tecnicismi, come è noto quello della scuola è il comparto più “popoloso” della Pubblica Amministrazione, nonché quello che in questi ultimi anni ha subito un incremento enorme dei contenziosi. Sia dal punto di vista disciplinare, conseguenze della rigidità del famigerato Decreto Brunetta, dove oramai si contesta anche l’aria che si respira, che perché la norma scolastica è così complessa che spesso si è costretti per inerzia o meno dell’amministrazione a ricorrere alle vie giudiziarie senza altra possibilità di scelta per i lavoratori.

Il lavoratore nel processo del lavoro da parte debole, a parte qualsiasi

L’accesso alla giustizia è diventato oneroso. Il processo del lavoro nasceva per tutelare la parte contrattualmente ritenuta più debole, il lavoratore. Ma negli ultimi anni con le riforme che ne sono conseguite il lavoratore è una parte processuale qualsiasi. Ad esempio il principio di soccombenza è stato esteso in modo generalizzato anche al processo del lavoro contro i lavoratori, un tempo si veniva condannati alle spese processuali in casi eccezionali, oggi, se perdi, paghi. Per non parlare dei contributi, e quant’altro. Ci fosse almeno la certezza del diritto. Manco quella esiste. Orientamenti contrastanti, con la giustizia amministrativa e quella ordinaria che giocano spesso a ping pong sul riparto della giurisdizione o con principi in contrasto tra di loro. Fa parte delle regole del gioco tutto ciò, ci mancherebbe, se non fosse che in mezzo ci passano diritti, attese, speranze e lungaggini non conciliabili con le esigenze dei lavoratori. Per non parlare del fatto che spesso si è anche costretti a ricorrere in Tribunale per pretendere l’esecuzione di un provvedimento favorevole ottenuto in Tribunale perché l’Amministrazione è sorda.

Istituire il tentativo obbligatorio di conciliazione con una Camera ad hoc

E’ stato eliminato il tentativo di conciliazione come obbligatorio, non che prima funzionasse in modo efficace, ma era uno strumento “cuscinetto” che dei risultati ogni tanto li dava. Oggi, si può procedere in via facoltativa secondo il dettato del CCNL, o presso la Direzione Territoriale del Lavoro, oppure ricorrere all’arbitrato di cui all’articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori, anche se pure qui c’è chi ne contesta l’applicazione nella scuola sostenendo che per la P.A come da parere Parere Uppa n. 7/2010 questo istituto non è, appunto, applicabile. Per tagliare la testa al “toro” e non me ne vogliano i tori, è fondamentale, nell’attesa del riordino normativo che non c’è, nonostante fosse contemplato anche dalla Legge 107 del 2015 nel suo comma 180, l’istituzione di quella che si potrebbe chiamare come la Camera di Conciliazione Obbligatoria per i contenziosi nella Scuola ( CCOS potrebbe essere l’acronimo). Da istituire presso ogni Ambito Territoriale Scolastico con procedure certe, tempi certi, chiamata a trattare ogni tipo di contenzioso attinente alla sfera giuslavoristica in materia scolastica e da estendere eventualmente anche ad altre casistiche, che possono riguardare anche contenziosi che interessano l’altra componente della comunità scolastica chiamata oggi per ragioni di comodo e di marketing come “utenza” , ovvero le famiglie.

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