Atto d’indirizzo. ANIEF, si parta da sostegno, stipendio e precari

di redazione
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ANIEF – “Con la Legge di Stabilità 2017 e i prossimi decreti delega della Legge 107/15, il Ministero ha la possibilità di andare a cancellare diversi passaggi errati o a vuoto contenuti nella riforma della Buona Scuola approvata 15 mesi fa”: lo dichiara Marcello Pacifico, commentando l’Atto di indirizzo concernente l’individuazione delle priorità politiche del Miur per l’anno 2017.

Secondo il sindacalista, “è fondamentale che stavolta da Viale Trastevere non si ripetano più gli errori commessi da questo Governo, sia a livello organizzativo-strategico che normativo”.

Anief ritiene che tra le nove priorità indicate dal Ministero dell’Istruzione, la prima debba riguardare il “successo formativo di tutti gli alunni e studenti, con particolare attenzione a quelli con disabilità, disturbi specifici dell’apprendimento e in situazioni di svantaggio socio-economico, linguistico e culturale”. Il giovane sindacato ricorda, a tal proposito, all’amministrazione scolastica che per aiutare gli alunni con disabilità basterebbe riconoscere fin da subito che il 30 per cento dell’organico in deroga sia collocato nell’organico di diritto. In questo modo, si renderebbe giustizia a diverse migliaia di alunni disabili e si eviterebbe, inoltre, di continuare a costringere Anief a presentare ricorsi gratuiti, patrocinati al Tar, mettendo a disposizione delle famiglie un modello di lettera per richiedere sin da questi primi giorni di scuola le ore di sostegno che, fino ad oggi, hanno permesso a tante famiglie di avere i propri insegnanti in classe richiesti dalla scuola e dalle équipes mediche.

Si tratterà, purtroppo, dell’unica strada percorribile finché si continuerà a a disattendere il contenuto della sentenza della Consulta n. 80/2010 che, annullando i commi 413 e 414 dell’art. 2 della Legge 244/2007, ha chiesto al Parlamento di superare il vincolo del 70% dell’organico di diritto previsto dalla Legge 128/2013, approvata quando era a capo del Miur il ministro Maria Chiara Carrozza,

Per quanto concerne la necessità di andare a “ridefinire il rapporto funzionale tra formazione iniziale e reclutamento del personale docente”, l’associazione sindacale ritiene che occorre a priori adeguare organico di fatto a quello di diritto, in base alle supplenze assegnate senza ragioni sostitutive e, inoltre, eliminare la cosiddetta “chiamata diretta”, da parte dei dirigenti scolastici – frutto anche di uno scellerato accordo con i sindacati maggiori – che interessa anche i neo assunti e i contratti di stagisti al posto di quelli a tempo determinato per il biennio. Bisogna, inoltre, adeguare le graduatorie d’istituto ai nuovi ambiti territoriali e prevedere il doppio canale di reclutamento, coinvolgendo anche gli abilitati di seconda fascia delle graduatorie d’Istituto in caso di esaurimento delle GaE: quest’ultime, comunque, devono essere aggiornate annualmente per fare incontrare domanda e offerta e prevedere nuovi inserimenti.

Al fine di evitare ricorsi e per permettere la stabilizzazione del personale che ha svolto oltre 36 mesi di servizio, c’è l’impellenza anche di favorire ai precari l’assegnazione degli scatti di mensilità e gli stipendi estivi (luglio e Agosto) sempre più spesso non corrisposti nel periodo di precariato, nonché gli adeguati risarcimenti dei danni cagionati. La mancata assegnazione degli scatti automatici per il periodo di precariato riguarda anche il personale di ruolo che lamenta spesso ritardi ingiustificabili per la realizzazione della ricostruzione di carriera. Basta con le promesse: i compensi dei docenti sono fermi a 29mila euro lordi e siamo tra gli ultimi Paesi dell’area Ocse.

Sulle priorità indicate dal Miur, di “dare piena attuazione al Piano nazionale per la formazione dei docenti e al sistema di formazione per favorire la crescita e lo sviluppo professionale di tutto il personale della scuola”, il giovane sindacato torna a dire che  bisogna assolutamente riconoscere il bonus anche al personale precario docente e al personale Ata, soprattutto a seguito dell’estensione da parte del Tar al personale educativo (anch’esso illegittimamente escluso) nel rispetto della direttiva dell’Unione Europea.

Un altro passaggio ritenuto centrale dal Miur è quello della valorizzazione di “tutto il personale che lavora nel sistema di istruzione e formazione anche attraverso lo strumento del rinnovo dei contratti nazionali”. Anief non può non ricordare che non si può avviare alcuna trattativa di rinnovo contrattuale se prima non si considera un punto imprescindibile: da settembre 2015, subito e senza ma, vanno applicati gli aumenti trovando le risorse finanziarie nella Legge di Stabilità 2017, anch’essa inspiegabilmente congelata, relativi allo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale. Parallelamente, vanno applicati gli aumenti che non possono essere inferiori al 10 per cento: se, invece, si vorrà imporre il merito per pochi docenti, dimenticando che gli stipendi-base di tutti sono fermi da 6 anni, è chiaro che faremo ricorso.

Sull’esigenza di “sostenere il processo di consolidamento dell’autonomia scolastica e del sistema nazionale di valutazione, ottimizzare l’utilizzazione dell’organico dell’autonomia”, il sindacato ritiene che il personale debba essere assegnato all’esigenza della scuola e non, viceversa, come è avvenuto con la prima attuazione della legge che ha introdotto le figure dei “potenziatori” con superficialità didattica: basta ricordare che un anno fa, ad ottobre 2015, prima dell’approvazione del Piano triennale dell’offerta formativa, da parte dei collegi dei docenti, alle scuole è stato chiesto di indicare le priorità ma, successivamente, alle stesse scuole è stato assegnato il personale deciso a priori dall’amministrazione e in modo unilaterale. È chiaro che nell’organico dell’autonomia, se si vogliono evitare le supplenze annuali riscontrate nel 2015/16 ammonante a circa 116mila, confermate anche quest’anno, si dovrà per forza trasformare tutti i posti oggi erroneamente in organico di fatto in organico di diritto.

Il Miur ha, inoltre, detto di voler “dare stabilità e certezza di governance agli istituti scolastici attraverso lo svolgimento dei concorsi per dirigente scolastico (DS) e direttore dei servizi (DSGA)”. Per il sindacato, ben vengano i concorsi per dirigenti scolastici e Dsga: li attendevamo da tempo. Stavolta, però, il Miur faccia maggiore attenzione ai bandi, evitando esclusioni illegittime (come i precari) e prevedendo, come sembra, anche l’utilità del servizio di precariato per raggiungere i 5 anni minimi, necessari per partecipare alla selezione per Ds. È chiaro, vista la situazione, con quasi 1.500 scuole in reggenza, che l’autorizzazione dei due concorsi dovrà avvenire con l’approvazione della Legge di Stabilità 2017. È importante, inoltre, che unitamente al concorso per Dsga venga pubblicato quello per Coordinatore dei servizi di segreteria nonché un nuovo concorso per docenti, il cosiddetto “Concorso a cattedra”, considerato l’ultimo insuccesso in termini di bocciatura e in ragione dell’iter lungo previsto per la nuova riforma del sistema di reclutamento.

Sull’importanza di “avviare la costituzione di un sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni”, il sindacato ritiene che bisogna anticipare l’obbligo d’istruzione di un anno, con una ‘classe ponte’ con docenti in copresenza da primaria e infanzia. L’operazione aumenterebbe l’organico di 25mila unità e agevolerebbe l’uscita dalla scuola superiore a 18 anni‎, come avviene già da tempo in alcuni Paesi e come ha più volte auspicato lo stesso Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Tale modalità, inoltre, aumenterebbe il numero di iscritti nelle scuole statali che coprono oggi soltanto il 20 per cento dell’offerta nel primo segmento formativo.

Il Miur ha, inoltre, l’intenzione di “rivedere i percorsi dell’istruzione professionale e raccordarli con i percorsi dell’istruzione e della formazione professionale nella prospettiva dell’implementazione di un compiuto sistema duale”. Il sindacato è d’accordo con tale modello, sulla scia di quello che da tempo accade, con ottimi risultati, nelle scuole tedesche. Qualsiasi sistema duale, nella scuola superiore, deve partire però necessariamente dalla rivisitazione degli organici del personale, da legare anche al tasso di dispersione o di disoccupazione; non si può parlare, inoltre, di alternanza scuola-lavoro senza l’approvazione del decreto sui diritti degli studenti lavoratori.

Sulla volontà ministeriale di “integrare gli alunni stranieri e sostenere le classi multiculturali”, Anief è convinta che occorre fin da subito assegnare in organico di diritto i posti banditi al concorso sull’insegnamento di lingua italiana agli 800mila alunni stranieri o autoctoni: tutto questo rappresenterebbe un primo segnale verso la vera integrazione degli alunni non italiani.

Per quel che concerne, infine, l’esigenza di “ridurre il fenomeno della dispersione scolastica; attivare azioni rivolte al benessere, ai corretti stili di vita e alla buona convivenza degli studenti e alla prevenzione del disagio giovanile, in particolare con riferimento alla parità di genere, ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo e alla lotta alle dipendenze da droga e alcool”, il giovane sindacato ritiene che tali intenti non possano prescindere da alcune modifiche: affrontare tali impellenze con organici differenti e maggiorati, con la piena attivazione del tempo pieno e prolungato e dell’organico dell’autonomia attraverso anche l’assunzione del personale Ata.

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