Atti di culto in orario scolastico, possibili. SNADIR risponde ai COBAS

di
ipsef

red – Qualche giorno fa, abbiamo accolto tra le nostre pagine la lettera inviata dai COBAS ai Dirigenti, relativamente al precetto pasquale e all’opportunità di svolgere atti di culto nelle scuole.

red – Qualche giorno fa, abbiamo accolto tra le nostre pagine la lettera inviata dai COBAS ai Dirigenti, relativamente al precetto pasquale e all’opportunità di svolgere atti di culto nelle scuole.

I COBAS ricordavano ai Dirigenti che nelle scuole "non è consentita l’organizzazione o la partecipazione in orario scolastico ad atti di culto, celebrazioni o a qualsiasi altra attività di natura religiosa". E viene citata la sentenza del T.A.R. Emilia Romagna n. 250/1993 e la successiva C.M. prot. n. 3084/1996.

Alla lettera dei COBAS risponde il sindacato SNADIR, sindacato della categoria degli Insegnanti di Religione Cattolica. Il sindacato riporta le parole della sentenza secondo le quali "le celebrazioni di riti e le pratiche religiose non sono “cultura religiosa”, ma essi sono esattamente il colloquio rituale che il credente ha con la propria divinità". Da ciò ne deriva, afferma il TAR, che tali atti si compiano “unicamente nei luoghi a essi naturalmente destinati, che sono le chiese”, non è quindi possibile che siano “previsti in luogo e in sostituzione delle normali ore di lezione”.

Ciò premesso, il sindacato riferisce che nello stesso anno (1993) sul tema generale della laicità dello Stato si è espressa la Corte Costituzionale (sentenza n. 195/1993) affermando che tale principio “implica non l’indifferenza dello Stato dinnanzi alle religioni, ma la garanzia statale per la salvaguardia della libertà di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale”.

Secondo il sindacato, dunque, il problema è legato alle modalità attraverso le quali lo Stato (e quindi le autonome amministrazioni scolastiche) consente agli studenti l’espressione di atti di culto (certamente costituzionalmente tutelabili per ciò che rappresentano nella sfera privata).

Inoltre, il Consiglio di Stato, continua lo SNADIR, "con le ordinanze n.391 e n.392 del 26 marzo 1993 ha affermato la legittimità della Circolare 13377/544/MS del 13 febbraio 1992 (impugnata al citato Tar Emilia Romagna) ed ha precisato che la delibera degli organi collegiali dell’istituzione scolastica non può imporre ‘agli alunni non avvalentesi dell’insegnamento della religione cattolica di restare in classe  a compiere attività didattica durante lo svolgimento di cerimonie religiose del culto cattolico’.
Il DPR n. 567/1996 recante la ‘Disciplina delle iniziative complementari e delle attività integrative nelle istituzioni scolastiche’ ha previsto che le istituzioni scolastiche ‘definiscono, promuovono e valutano (…) iniziative complementari ed integrative dell’iter formativo degli studenti” (art. 1, comma 1) queste ultime intese come “occasioni extracurricolari per la crescita umana e civile’ (art. 1, comma 3), attivate tenendo conto delle concrete ‘esigenze rappresentate dagli studenti e dalle famiglie’ (art. 1, commi 2-3) (Parere Avvocatura Generale dello Stato dell’8 gennaio 2009)."

Di conseguenza, il sindacato ritiene che "le Istituzioni scolastiche possano (con apposita delibera degli OO.CC.), proprio in considerazione della non indifferenza dello Stato verso tutte le espressioni della vita sociale dello studente-cittadino, decidere di informare studenti e famiglie circa lo svolgimento di atti di culto, che si svolgano ‘fuori dalla scuola e dalla programmazione didattica’, oppure ‘nella scuola in orario extracurriculare’ o ‘fuori dalla scuola in orario scolastico’, assicurando a tutti gli alunni/studenti la libertà di parteciparvi o meno."

COBAS. Non consentita organizzazione in orario scolastico di attività di natura religiosa

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